PETR DEMJANOVIC OUSPENSKY.
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FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO.
Parte 2.
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Titolo originale: In Search of the Miraculous. 1947.
Traduzione di: HENRY THOMASSON.
1976. Casa Editrice Astrolabio, Ubaldini Editore, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO.
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CAPITOLO SESTO 
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Una delle riunioni che seguirono, cominci con una domanda posta a G. da uno, dei presenti: Qual era lo scopo del suo insegnamento?
Ho certamente il mio scopo, rispose, ma permettetemi di non parlarne; perch il mio scopo non pu significare ancora nulla per voi.
Per voi ci che conta ora  che possiate definire il vostro proprio scopo.
Quanto all'insegnamento in s, non potrebbe avere uno scopo. Non fa che indicare agli uomini il miglior modo per raggiungere i loro scopi, quali essi siano. Il problema degli scopi,  un problema essenziale.
Fintanto che un uomo non ha definito il suo proprio scopo, non  nemmeno capace di cominciare a 'fare'. Come si potrebbe 'fare', se non si ha uno scopo?
Prima di ogni cosa, 'fare' presuppone uno scopo.
Ma la questione dello scopo dell'esistenza  una delle pi difficili, replic uno dei presenti. Voi ci chiedete di risolverla subito. Forse siamo venuti qui appunto per cercare una risposta a questo problema. Voi fate assegnamento su noi come se la conoscessimo gi. Ma in tal caso sapremmo veramente tutto.
Mi avete capito male, disse G., non parlavo dello scopo dell'esistenza, in senso filosofico. L'uomo non lo conosce e non pu conoscerlo, fintanto che rimane cio che .
Prima di tutto perch l'esistenza non ha un solo scopo, ma numerosi. D'altra parte, tutti i tentativi per risolvere questo problema con i metodi ordinari sono assolutamente senza speranza e inutili. Io vi ponevo una questione ben diversa. Vi interrogavo sul vostro scopo personale, su ci che volete raggiungere, e non sulla ragione d'essere della vostra esistenza. Ognuno deve avere un suo proprio scopo: un uomo vuole la ricchezza, un altro la salute, un terzo il regno dei cieli, un quarto vuole essere generale, ecc.  su degli scopi di questo genere che vi interrogavo. Se voi mi dite quale  il vostro scopo, potr dirvi se noi seguiamo la stessa strada oppure no.
Pensate al modo in cui formulavate a voi stessi il vostro scopo prima di venire qui.
Io formulavo il mio scopo molto chiaramente qualche anno fa, risposi. Mi dicevo, allora, che volevo conoscere l'avvenire. Attraverso uno studio teorico della questione, ero arrivato alla conclusione che l'avvenire pu essere conosciuto ed ero riuscito a volte persino ad ottenere sperimentalmente una conoscenza esatta dell'avvenire. Ne avevo concluso che ci occorreva conoscere l'avvenire e che ne avevamo il diritto, perch altrimenti non potevamo organizzare la nostra vita.
La questione mi pareva molto importante. Ritenevo ad esempio che un uomo pu sapere e ha il diritto di sapere, esattamente il tempo che gli resta, il tempo di cui dispone ancora  il giorno e l'ora della sua morte. Avevo sempre trovato umiliante vivere in questa ignoranza e avevo deciso, ad un certo momento, di non intraprendere nulla in nessun senso, finch non lo avessi saputo. Quale vantaggio vi pu essere, infatti, a cominciare un certo lavoro quando non si sa neppure se si avr il tempo di portarlo a termine?.
Molto bene, disse G. Conoscere l'avvenire  per voi il primo scopo. Qualcun altro pu formulare il suo scopo?.
Vorrei essere convinto di sopravvivere alla morte del mio corpo fisico e, se ci dipende da me, vorrei lavorare per esistere dopo la morte, disse uno di noi.
Conoscenza o ignoranza dell'avvenire, certezza o incertezza di una sopravvivenza, m'importano egualmente poco, disse un altro, se resto ci che sono ora. Ci che io sento pi fortemente,  che non sono padrone di me e se dovessi formulare il mio scopo, direi che voglio essere padrone di me.
Desidererei comprendere l'insegnamento del Cristo, essere un vero cristiano, disse un altro.
Desidererei poter aiutare gli altri.
Desidererei sapere come far cessare le guerre.
Bene, questo basta, disse G. Abbiamo ora abbastanza elementi. Tra tutti i desideri formulati, il migliore  quello di essere padrone di s. Senza questo, nient'altro  possibile, nient'altro potrebbe avere un valore qualsiasi. Ma cominciamo con l'esaminare il primo scopo.
Per conoscere l'avvenire, occorre innanzitutto conoscere in tutti i dettagli sia il presente che il passato. Oggi  quello che , perch ieri  stato quello che  stato. E se oggi  come ieri, domani sar come oggi. E se volete che domani sia differente, dovete rendere oggi differente. Se oggi  una conseguenza di ieri, domani esattamente nello stesso modo sar una conseguenza di oggi. E se qualcuno ha studiato a fondo ci che  accaduto l'altro ieri, una settimana, un anno, dieci anni fa, egli pu, senza rischiare di sbagliarsi, dire ci che accadr o ci che non accadr domani. Ma attualmente non abbiamo abbastanza elementi a nostra disposizione per discutere seriamente questo argomento.
Ci che accade o ci che pu accaderci dipende da una delle seguenti cause: l'accidentalit, il destino, la nostra volont. Cos come siamo, dipendiamo quasi interamente dall'accidente. Non possiamo avere un destino nel vero senso della parola, cos come non possiamo avere volont. Se avessimo la volont, saremmo per questa sola ragione capaci di conoscere l'avvenire, perch ci sarebbe possibile costruire il nostro avvenire, renderlo cos come lo vogliamo. Se avessimo un destino, potremmo ugualmente conoscere l'avvenire, perch il destino corrisponde al tipo. Se il tipo  conosciuto, allora pu esserlo anche il suo destino, che  a un tempo il suo passato e il suo avvenire. Ma ci che  accidentale resta imprevedibile. Oggi un uomo  in un modo, domani  differente; oggi gli accade una cosa, domani un'altra .
Ma voi non potete prevedere ci che ci accadr?, domand qualcuno.
Non vedete fin da ora i risultati che ciascuno di noi otterr lavorando su di s, e se per lui vale la pena di intraprendere questo lavoro?.
 impossibile dirlo, rispose G. L'avvenire non pu essere predetto che per degli uomini; non pu essere predetto per delle macchine folli. La loro direzione cambia ad ogni istante. A un certo momento, una macchina del genere va in una direzione e potete calcolare il luogo che essa pu raggiungere, ma cinque minuti pi tardi si precipita in una direzione completamente diversa e tutti i vostri calcoli si rivelano sbagliati.
Prima di parlare della predizione dell'avvenire, non occorre forse sapere dell'avvenire di chi? Se un uomo vuole prevedere il proprio avvenire, deve innanzitutto conoscere s stesso. In seguito vedr se valga la pena conoscere il proprio avvenire. Talvolta, sar forse preferibile per lui, non conoscerlo.
Potr sembrare paradossale, ma possiamo ben dire di conoscere il nostro avvenire: esso sar certamente identico a ci che  stato il nostro passato. Nulla pu cambiare da s.
In pratica, per studiare l'avvenire si deve imparare a osservare e ricordare i momenti in cui conosciamo realmente l'avvenire e agiamo conformemente a questa conoscenza. Allora, giudicando dai risultati, sar possibile dimostrare che effettivamente conosciamo l'avvenire.  proprio ci che accade negli affari, per esempio. Tutti i buoni commercianti conoscono l'avvenire; altrimenti i loro affari fallirebbero. Nel lavoro su di s, occorre essere buon commerciante, accorto uomo d'affari. E vale la pena di conoscere l'avvenire soltanto quando si pu essere padroni di s.
C' stata una domanda sulla vita futura; come crearla, come evitare la morte totale, come non morire.
Per raggiungere questo scopo,  indispensabile 'essere'. Se un uomo cambia ad ogni minuto, se non vi  nulla di lui che possa resistere alle influenze esteriori, ci significa che nulla in lui pu resistere alla morte. Ma se egli diventa indipendente dalle influenze esteriori, se in lui appare 'qualche cosa' che possa vivere di per s, questo 'qualche cosa' pu anche non morire. Nelle circostanze ordinarie, noi moriamo ad ogni istante. Le influenze esteriori cambiano e noi cambiamo con esse; ci significa che molti dei nostri 'io' muoiono. Se un uomo sviluppa in s un 'Io' potr anche sopravvivere alla morte del corpo fisico. Tutto il segreto  che non si pu lavorare per la vita futura senza lavorare per questa vita. Lavorando per la vita, un uomo lavora 
per la morte, o piuttosto per l'immortalit. Questa  la ragione per cui il lavoro per l'immortalit, se cos lo si pu chiamare, non pu essere separato dal lavoro per la vita in generale. Realizzando l'uno, si realizza l'altro.
Un uomo pu sforzarsi di essere, semplicemente per amore degli interessi della propria vita. Anche solo in questo modo, egli pu divenire immortale. Noi non parliamo in modo particolare di una vita futura e non cerchiamo di sapere se essa esista oppure no, poich le leggi sono le stesse ovunque. Studiando la sua stessa vita e quella degli altri, dalla nascita alla morte, un uomo studia tutte le leggi che governano la vita, la morte e l'immortalit. Se diventa padrone della sua vita, pu diventare padrone della sua morte.
Un'altra domanda era: come diventare un Cristiano?
Innanzitutto,  necessario comprendere che un Cristiano non  un uomo che si dice Cristiano, o che altri dicono Cristiano. Un Cristiano  un uomo che vive in conformit ai precetti del Cristo. Cos come siamo, non possiamo essere Cristiani. Per essere Cristiani, dobbiamo essere capaci di 'fare'. Noi non possiamo 'fare'; per noi, tutto 'accade'.
Il Cristo dice: 'Amate i vostri nemici', ma come amare i nostri nemici, quando non possiamo nemmeno amare i nostri amici? Qualche volta 'qualcosa ama', e qualche volta 'qualcosa non ama'. Cos come siamo, non possiamo neppure desiderare realmente di essere Cristiani, perch, ancora, qualche volta 'qualcosa desidera' e qualche volta 'qualcosa non desidera'. E un uomo non pu desiderare a lungo una sola cosa, perch improvvisamente, invece di desiderare di essere Cristiano, gli viene in mente un tappeto molto bello ma molto caro che ha visto in un negozio.
E invece di desiderare di essere Cristiano, comincia a pensare al modo di acquistare questo tappeto, dimenticando tutto ci che concerne il Cristianesimo. O se qualcun altro rifiuta di credere quale buon Cristiano egli sia, sar pronto a mangiarlo o a farlo arrostire su carboni ardenti. Per essere Cristiano, occorre 'essere'. Essere significa: essere padrone di s. Se un uomo non  padrone di s stesso, non ha nulla e non pu avere nulla. E non pu essere un Cristiano.  semplicemente una macchina, un automa. Una macchina non pu essere un Cristiano.
Riflettete:  possibile che un'automobile, una macchina da scrivere o un fonografo siano Cristiani? Essi sono semplicemente delle cose controllate dal caso. Non sono responsabili. Sono delle macchine. Essere Cristiano significa essere responsabile. La responsabilit viene dopo, quando un uomo, anche parzialmente, cessa di essere una macchina e comincia effettivamente, non soltanto a parole, a desiderare di essere un Cristiano.
Qual  il rapporto dell'insegnamento che voi esponete con il Cristianesimo quale noi lo conosciamo?, domand qualcuno.
Non so quello che sapete del Cristianesimo, rispose G., accentuando questa parola. Sarebbe necessario parlare molto a lungo per chiarire che cosa intendete con questo termine. Ma per coloro che sanno, dir, se volete, che questo  Cristianesimo esoterico. Parleremo a tempo debito del significato di queste parole. Per il momento, continuiamo ad esaminare le nostre questioni.
Tra gli scopi formulati, il pi giusto  senz'altro quello di essere padrone di s, perch, senza questo, nient'altro  possibile. E, in confronto a questo scopo, tutti gli altri non sono che sogni infantili, desideri di cui un uomo non potrebbe fare alcun uso, anche se fossero esauditi.
Qualcuno ha detto, per esempio, che voleva aiutare gli altri. Per essere capaci di aiutare gli altri, occorre innanzitutto imparare ad aiutare s stessi. Un gran numero di persone, di fronte all'idea di portare un aiuto agli altri, si lasciano prendere da ogni sorta di pensieri e di sentimenti, semplicemente per pigrizia. Sono troppo pigri per lavorare su s stessi, per li lusinga il pensare di essere capaci di aiutare gli altri.  un modo di essere ipocrita e falso verso s stessi. Quando un uomo si vede realmente qual , non gli viene in mente di aiutare gli altri  si vergognerebbe di questo pensiero. L'amore 
per l'umanit, l'altruismo, sono delle belle parole, ma non hanno senso che quando un uomo  capace, seguendo la sua propria scelta e la sua propria decisione, di amare o di non amare, d'essere altruista o egoista.
Allora la sua scelta ha un valore. Ma se non ha scelta, se non pu fare diversamente, se  soltanto ci che il caso ha fatto o sta facendo, oggi altruista, domani egoista e di nuovo altruista dopodomani, che valore pu avere? Per aiutare gli altri, un uomo deve imparare per prima cosa ad essere egoista, un egoista cosciente. Soltanto un egoista cosciente pu aiutare gli altri. Cos come siamo, non possiamo fare nulla. Un uomo decide di essere egoista, ed ecco che regala la sua ultima camicia. Avendo poi deciso di dare la sua camicia, prende quella dell'uomo al quale voleva darla. Oppure, avendo deciso di dare la sua camicia, vuole dare quella di un altro e va su tutte le furie se l'altro gliela rifiuta. E cos va la vita.
Per fare ci che  difficile, occorre innanzitutto imparare a fare ci che  facile. Non si pu cominciare dal pi difficile.
C'era una domanda intorno alla guerra: Come impedire le guerre?
Non si possono impedire le guerre. La guerra  il risultato della schiavit nella quale gli uomini vivono. Ad essere esatti, le guerre non avvengono per colpa degli uomini. Alla loro origine stanno forze cosmiche, influenze planetarie. Ma negli uomini non vi  alcuna resistenza a quelle influenze, e non vi pu essere, perch gli uomini sono schiavi.
Se fossero degli uomini, se fossero capaci di 'fare', sarebbero capaci di resistere a queste influenze, e di trattenersi dall'uccidersi l'un l'altro.
Ma coloro che comprendono questo, non possono fare qualcosa? domand la persona che aveva posto la domanda sulla guerra. Se un numero sufficiente di uomini arrivassero alla conclusione categorica che non vi devono pi essere guerre, non potrebbero influenzare gli altri?.
Coloro che non amano la guerra l'hanno tentato quasi dal tempo della creazione del mondo, disse G. E tuttavia, non vi  mai stata una guerra paragonabile a quella attuale. Le guerre non diminuiscono, ma crescono e non possono essere fermate con mezzi ordinari. Tutte queste teorie sulla pace universale, le conferenze per la pace, ecc, non sono che pigrizia e ipocrisia. Gli uomini non vogliono pensare a s stessi, non vogliono lavorare su di s, non pensano che ai mezzi per indurre gli altri a servire i loro capricci, a fare ci che desiderano. Se si costituisse effettivamente un gruppo sufficiente di uomini desiderosi di arrestare le guerre, essi comincerebbero a fare la guerra a coloro che non sono della loro opinione. Ed  ancora pi certo che farebbero la guerra a uomini che vogliono anch'essi impedire le guerre, ma in un altro modo. Finirebbero cos col battersi.
Gli uomini sono ci che sono, e non possono essere altrimenti. La guerra ha moltissime cause che ci sono sconosciute. Alcune risiedono negli uomini stessi, altre sono esteriori. Bisogna cominciare dalle cause che sono nell'uomo stesso. Come pu l'uomo essere indipendente dalle influenze esteriori, dalle grandi 
forze cosmiche, quando  schiavo di tutto ci che lo circonda? Egli  in bala di tutte le cose intorno a lui. Se fosse capace di liberarsi dalle cose, potrebbe anche liberarsi dalle influenze planetarie.
Libert, liberazione. Questo deve essere lo scopo dell'uomo. Diventare libero, sfuggire alla schiavit  ecco ci per cui un uomo dovrebbe lottare allorch  diventato, anche solo un poco, cosciente della sua situazione. Questa  la sola via d'uscita per lui, poich nient'altro  possibile finch resta uno schiavo, interiormente ed esteriormente. Ma non pu cessare d'essere schiavo esteriormente finch resta schiavo interiormente. Cos, per diventare libero, deve conquistare la libert interiore.
La prima ragione della schiavit interiore dell'uomo  la sua ignoranza, e, soprattutto l'ignoranza di s stesso. Senza la conoscenza di s, senza la comprensione del moto e delle funzioni della sua macchina, l'uomo non pu essere libero, non pu governarsi e rester sempre uno schiavo, in balia delle forze che agiscono su di lui.
Ecco perch, negli insegnamenti antichi, la prima richiesta a chi si metteva sulla via della liberazione, era: 'Conosci te stesso' .
La seguente riunione incominci precisamente con le parole: Conosci te stesso.
Queste parole, disse G., che sono generalmente attribuite a Socrate, si trovano alla base di parecchie dottrine e scuole molto pi antiche della scuola socratica. Ma bench il pensiero moderno non ignori l'esistenza di questo principio, non ha che un'idea molto vaga del suo significato e della sua portata. L'uomo ordinario del nostro tempo, anche se si interessa alla filosofia o alle scienze, non comprende che il principio 'Conosci te stesso' si riferisce alla necessit di conoscere la propria macchina, la 'macchina umana'. La struttura della macchina  pi o meno la stessa in tutti gli uomini;  quindi questa struttura che l'uomo deve per prima cosa studiare, cio le funzioni e le leggi del suo organismo. Nella macchina umana tutto  collegato, una cosa dipende 
a tal punto da un'altra che  del tutto impossibile studiare una qualsiasi funzione senza studiare tutte le altre. La conoscenza di una parte richiede la conoscenza dell'insieme. Conoscere tutto di un uomo  possibile, ma per questo, occorre molto tempo e lavoro, occorre soprattutto applicare il metodo giusto e, cosa non meno necessaria, occorre la giusta direzione di un maestro.
Il principio 'Conosci te stesso' ha un contenuto molto ricco. Esso richiede in primo luogo, all'uomo che vuole conoscersi, di comprendere ci che questo significa, in quale insieme di relazioni s'inscriva questa conoscenza e da che cosa essa necessariamente dipenda.
La conoscenza di s  uno scopo molto alto, ma molto vago e distante.
L'uomo nel suo stato attuale  molto lontano dalla conoscenza di s. Questa  la ragione per cui, rigorosamente parlando, lo scopo di un uomo non pu essere definito la conoscenza di s. Il suo grande scopo deve essere lo studio di s. Per lui sar ampiamente sufficiente comprendere che deve studiare s stesso. Ecco lo scopo dell'uomo: cominciare a studiare s stesso, conoscere s stesso, nel modo pi giusto.
Lo studio di s  il lavoro, o la via, che conduce alla conoscenza di s.
Ma per studiare s stessi, occorre innanzitutto imparare come studiare, da dove cominciare, quali mezzi impiegare. Un uomo deve imparare come studiare s stesso, deve imparare i metodi dello studio di s. 
Il metodo fondamentale per lo studio di s  l'osservazione di s. Senza una osservazione di s eseguita in modo corretto, un uomo non comprender mai come le diverse funzioni della sua macchina siano collegate e in correlazione tra loro, non comprender mai come e perch, in lui, 'tutto accade'. 
Ma la pratica dei giusti metodi di osservazione di s e dello studio di s, richiede una comprensione precisa delle funzioni e delle caratteristiche della macchina umana. Cos, per osservare le funzioni della macchina umana  necessario comprendere le loro giuste divisioni e poterle definire esattamente e subito; inoltre, questa definizione non deve essere verbale, ma interiore: mediante il gusto, mediante la sensazione, nello stesso modo in cui individuiamo le esperienze interiori.
Vi sono due metodi di osservazione di s: il primo  l'analisi, o i tentativi di analisi, cio i tentativi di trovare una risposta a queste domande: Da che dipende tale cosa, e perch si verifica? Il secondo  il metodo delle constatazioni, che consiste semplicemente nel registrare nella propria mente tutto ci che si osserva nel momento presente.
L'osservazione di s, soprattutto all'inizio, non deve con nessun pretesto diventare analisi, o tentativo di analisi. L'analisi non  possibile che molto pi tardi, quando si conoscono gi tutte le funzioni della propria macchina e tutte le leggi che la governano.
Tentando di analizzare questo o quel fenomeno che l'ha colpito, un uomo si chiede generalmente: 'Che cos' questo? Perch ci accade in questo modo e non in un altro?'. Egli comincia a cercare una risposta a queste domande, dimenticando tutto ci che potrebbe fornirgli delle ulteriori osservazioni. Sempre pi assorbito da queste domande, egli perde del tutto il filo della osservazione di s e finisce per dimenticarne persino l'idea. L'osservazione s'interrompe.  chiaro, perci, che una sola cosa pu progredire: o l'osservazione, oppure i tentativi di analisi.
Pertanto ogni tentativo di analisi dei fenomeni isolati, senza una conoscenza delle leggi generali,  una totale perdita di tempo. Prima di poter analizzare i fenomeni anche pi elementari, un uomo deve accumulare sufficiente materiale sotto forma di 'registrazioni'. Le registrazioni, risultato di una osservazione diretta di ci che avviene in un determinato momento, sono il materiale pi importante nello studio di s. Quando le registrazioni siano state raccolte in numero sufficiente e al tempo stesso le leggi siano state studiate e comprese fino a un certo punto, allora l'analisi diventa possibile.
Fin dal primo inizio, l'osservazione e la 'registrazione' devono essere basate sulla conoscenza dei principi fondamentali dell'attivit della macchina umana. L'osservazione di s non pu essere condotta correttamente senza comprendere questi principi e senza averli costantemente presenti. Perci lordinaria osservazione di s, nella quale le persone sono occupate durante tutta la loro vita,  completamente inutile e non approda a nulla.
L'osservazione deve cominciare dalla divisione delle funzioni. L'intera attivit della macchina umana  divisa in quattro gruppi di funzioni nettamente distinti, ognuno dei quali  retto dal suo proprio 'cervello' o 'centro'. Osservando s stesso, un uomo deve distinguere le quattro funzioni fondamentali della sua macchina; le funzioni intellettuale, emozionale, motrice e istintiva. Ogni fenomeno che un uomo osserva in s stesso si riferisce all'una o all'altra di queste funzioni.
Perci, prima di cominciare a osservarsi, un uomo deve comprendere in che cosa le funzioni differiscono; che cosa significa attivit intellettuale, che cosa significano attivit emozionale, attivit motrice e attivit istintiva.
L'osservazione deve cominciare da zero. Tutte le esperienze precedenti, tutti i risultati di tutte le osservazioni anteriori, devono essere lasciate da parte.  possibile che siano contenuti in esse, elementi di grande valore. Ma tutto questo materiale,  basato su divisioni erronee delle funzioni osservate e il materiale stesso  diviso in modo non corretto. Perci non pu essere utilizzato; in ogni caso,  inutilizzabile all'inizio dello studio di s. Ci che vi  di valido in esso, sar a suo tempo preso e utilizzato. Ma  necessario cominciare dal principio, cominciare cio a osservare s stessi come se non ci si conoscesse affatto, come se non ci fossimo mai osservati prima.
Cominciando a osservarsi, si deve cercare subito di determinare a quale gruppo, a quale centro appartengono i fenomeni che si stanno osservando.
Alcuni trovano difficile comprendere la differenza tra pensiero e sentimento, altri distinguono a stento tra sentimento e sensazione, o tra pensiero e impulso motore.
Si pu dire, grosso modo, che la funzione del pensiero lavora sempre per comparazione. Le conclusioni intellettuali sono sempre il risultato del confronto di due o di pi impressioni.
La sensazione e l'emozione non ragionano, non comparano, definiscono solamente una data impressione dal suo aspetto, dal suo carattere piacevole o spiacevole in un senso o nell'altro, dal suo colore, gusto oppure odore. Inoltre, le sensazioni possono essere indifferenti: n caldo n freddo, n piacevole n spiacevole: 'carta bianca', 'matita rossa'. Nella sensazione del bianco e del rosso non vi  nulla di piacevole n di spiacevole. Per lo meno, nulla di simile  necessariamente legato alla sensazione di questo o quel colore. Queste sensazioni, che provengono da ci che noi chiamiamo i 'cinque sensi', e le altre, come la sensazione del caldo, del freddo, ecc. sono istintive. Le funzioni del sentimento, o emozioni, sono sempre piacevoli o spiacevoli; le emozioni indifferenti non esistono.
La difficolt di distinguere le funzioni  accresciuta dal fatto che le persone le sentono in modo molto diverso.  ci che generalmente non comprendiamo. Noi crediamo le persone molto pi simili tra loro di quanto non lo siano in realt. In realt, vi sono grandi differenze da una persona all'altra per quanto riguarda le forme e le modalit delle loro percezioni. Alcuni percepiscono principalmente attraverso il pensiero, altri attraverso le emozioni, altri attraverso le sensazioni.  molto difficile, se non impossibile, per uomini appartenenti a categorie diverse e con modi diversi di percezione, comprendersi reciprocamente, perch essi danno nomi diversi a una stessa cosa, e danno lo stesso nome a cose differenti. Oltre a ci, ogni sorta di combinazioni sono 
ancora possibili. Un uomo percepisce attraverso i suoi pensieri e le sue sensazioni, un altro attraverso i suoi pensieri e i suoi sentimenti, e cos via.
E ogni modo di percezione, quale che sia,  messo immediatamente in relazione con un particolare tipo di reazione agli avvenimenti esterni. Queste differenze nella percezione e la reazione agli avvenimenti esterni producono due risultati: le persone non si comprendono fra di loro, e non comprendono se stesse. Un uomo ad esempio definisce molto spesso i suoi pensieri, o le sue percezioni intellettuali, dei sentimenti e chiama i suoi sentimenti pensieri; le sue sensazioni, sentimenti.
Quest'ultimo caso  il pi frequente. Per esempio, due persone percepiscono la stessa cosa in modo differente, diciamo che una la percepisce attraverso i sentimenti e l'altra attraverso le sensazioni: esse possono discutere per tutta la vita, senza mai comprendere di che cosa  fatta la differenza dei loro atteggiamenti in presenza di un dato oggetto. Infatti, la prima lo vede sotto uno dei suoi aspetti, la seconda, sotto un altro aspetto.
Per trovare il metodo di discriminazione, dobbiamo comprendere che ogni funzione psichica normale  un mezzo o uno strumento di conoscenza. Con l'aiuto del pensiero, vediamo un aspetto delle cose e degli avvenimenti, con l'aiuto delle emozioni un altro aspetto, con laiuto delle sensazioni un terzo aspetto. La conoscenza pi completa che ci  possibile avere, di un dato soggetto, pu essere ottenuta soltanto se lo esaminiamo simultaneamente attraverso i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre sensazioni. Ogni uomo che si sforza di raggiungere la vera conoscenza, deve tendere alla possibilit di una tale 
percezione. Nelle condizioni ordinarie, l'uomo vede il mondo attraverso un vetro deformato, irregolare. E anche se se ne rende conto, non pu farci nulla.
Il suo modo di percepire, qualunque esso sia, dipende dal lavoro del suo intero organismo. Tutte le funzioni sono interdipendenti e si equilibrano vicendevolmente, tutte le funzioni tendono reciprocamente a mantenersi nello stato in cui sono. Per questa ragione un uomo che cominci a studiare s stesso, se scopre in lui qualcosa che non gli piace, deve comprendere che non sar capace di cambiarla.
Una cosa  studiare, un'altra  cambiare. Ma lo studio  il primo passo verso la possibilit di cambiare in futuro. E fin dall'inizio dello studio di s, ci si deve ben convincere che per lungo tempo tutto il lavoro consister soltanto nello studiarsi.
Nelle condizioni ordinarie, non  possibile alcun cambiamento, perch, ogni volta che un uomo vuole cambiare una cosa, non vuole cambiare che questa cosa.
Ma tutto nella macchina  collegato e ogni funzione  inevitabilmente controbilanciata da un'altra o da tutta una serie di altre funzioni, bench non ci rendiamo conto di questa interdipendenza delle diverse funzioni in noi. La macchina  equilibrata in tutti i suoi particolari ad ogni momento della sua attivit. Se un uomo constata in se stesso qualcosa che non gli piace e comincia a fare degli sforzi per cambiarlo, pu giungere ad un certo risultato. Ma contemporaneamente a questo risultato, ne otterr inevitabilmente un altro, che non poteva immaginare. Sforzandosi di distruggere e di annullare tutto ci che in lui non gli piace, compiendo degli sforzi a tale scopo, egli compromette l'equilibrio della sua macchina. La macchina si sforza di ritrovare il suo equilibrio e lo ristabilisce creando una nuova funzione che l'uomo non aveva previsto.
Per esempio un uomo pu osservare che  molto distratto, che dimentica tutto, che perde tutto, ecc. Egli comincia a lottare contro questa abitudine e se  abbastanza metodico e risoluto, riesce, dopo un certo tempo, a ottenere il risultato voluto: smette di dimenticare o di perdere le cose. Questo, egli lo osserva; tuttavia vi  qualcosa che non osserva, ma che gli altri notano, ad esempio, che  diventato irritabile, pedante, litigioso, sgradevole. Ha vinto la distrazione, ma al posto di questa  apparsa l'irritabilit.
Perch?  impossibile dirlo. Soltanto un'analisi dettagliata delle qualit particolari dei centri di un uomo pu mostrare perch la perdita di una qualit ha provocato l'apparizione di un'altra. Questo non vuol dire che la perdita della distrazione debba necessariamente dare origine all'irritabilit. Anche una caratteristica senza alcuna relazione con la distrazione sarebbe potuta apparire, ad esempio la meschinit, l'invidia o qualche altra cosa.
Per questo, quando un uomo lavora su di s in modo giusto, deve considerare i cambiamenti compensatori che possono intervenire e tenerne conto in anticipo. Soltanto in questo modo potr evitare i cambiamenti indesiderabili, o l'apparizione di qualit interamente opposte al fine e alla direzione del suo lavoro.
Ma nel piano generale del lavoro e del funzionamento della macchina umana vi sono certi punti in cui si pu apportare un cambiamento senza dare origine ad alcun risultato parassitario.
 necessario sapere quali sono questi punti e come avvicinarli, perch senza cominciare da questi punti non si otterr alcun risultato che non sia cattivo o indesiderabile.
Avendo fissato nella sua mente la differenza tra funzioni intellettuali, emozionali, e motrici, un uomo, quando osserva se stesso, deve mettere immediatamente in relazione le sue impressioni a questa o quella categoria e per cominciare, deve annotare nella sua mente soltanto le constatazioni sulle quali non ha alcun dubbio, cio quelle di cui riconosce subito la categoria. Deve tralasciare tutti i casi vaghi o dubbiosi e ricordarsi soltanto quelli che sono incontestabili. Se questo lavoro  fatto in modo corretto, il numero delle constatazioni indubitabili aumenter rapidamente. E ci che gli sembrava dubbioso all'inizio, gli apparir presto chiaramente derivante dal primo, dal secondo o dal terzo centro.
Ogni centro ha la sua propria memoria, le sue proprie associazioni e il suo proprio pensiero. Infatti, ogni centro comprende tre parti: pensante, emotiva e motrice. Noi non sappiamo quasi nulla su questo lato della nostra natura. Non conosciamo che una parte di ciascuno dei nostri centri. Ma l'osservazione di s ci mostrer molto rapidamente che la vita dei nostri centri  molto pi ricca, o, in ogni caso, che contiene possibilit molto maggiori di quanto pensiamo.
Allo stesso tempo, osservando i centri, potremo constatare accanto al loro lavoro corretto il loro lavoro scorretto, cio quello che un centro fa al posto di un altro: i tentativi di sentimento del centro intellettuale, o le sue pretese di sentimento, i tentativi di pensiero del centro emozionale, i tentativi di pensiero e di sentimento del centro motore.
Come ho gi detto, il lavoro che un centro fa per un altro  utile, in certi casi, per salvaguardare la continuit della vita. Ma questo tipo di sostituzione, diventando abituale, diventa al tempo stesso nocivo perch comincia ad interferire con il lavoro corretto, permettendo gradatamente a ciascun centro di trascurare i propri compiti immediati e di fare non ci che  tenuto a fare, ma ci che pi gli piace al momento.
In un uomo normale, fisicamente sano, ogni centro fa il proprio lavoro, cio il lavoro al quale  specialmente destinato e che  qualificato a compiere nel modo migliore. Vi sono nella vita delle situazioni nelle quali non possiamo cavarcela se non con l'aiuto del pensiero, e soltanto di esso. Se, in un momento del genere, il centro emozionale comincia a funzionare al posto del centro intellettuale, ne risulter una confusione generale e le conseguenze di un tale intervento saranno delle pi incresciose. In un uomo non equilibrato, la sostituzione continua di un centro ad un altro  precisamente ci che si definisce 'squilibrio' o 'nevrosi'.
Ogni centro cerca in qualche modo di passare il suo lavoro ad un altro e, al tempo stesso, cerca di fare il lavoro di un altro centro, lavoro per il quale esso non  fatto.
Il centro emozionale, quando lavora per il centro intellettuale, introduce un nervosismo, una febbre ed una fretta inutili nelle situazioni in cui occorrerebbe invece della calma nel giudizio e nella deliberazione.
Il centro intellettuale, da parte sua, quando lavora per il centro emozionale, si mette a deliberare in situazioni che esigono decisioni rapide e rende impossibile distinguere le particolarit e i punti delicati della situazione. Il pensiero  troppo lento. Esso elabora un certo piano di azione e continua a seguirlo anche quando le circostanze sono cambiate e si rende necessario agire in tutt'altro modo. In certi casi, d'altra parte, l'intervento del centro intellettuale fa nascere delle reazioni del tutto false, perch il centro intellettuale  semplicemente incapace di comprendere le sfumature e le sottigliezze di numerosi avvenimenti.
Situazioni del tutto diverse per il centro motore e per il centro emozionale, gli appaiono identiche. Le sue decisioni sono troppo generali e non corrispondono a quelle che avrebbe preso il centro emozionale. Ci diventa perfettamente chiaro quando ci rappresentiamo l'intervento del pensiero, cio dello spirito teorico, nell'ambito del sentimento, o della sensazione o del movimento; in ciascuno di questi tre casi l'intervento del pensiero porta a risultati del tutto indesiderabili.
Il pensiero non pu comprendere le sfumature del sentimento. Afferreremo perfettamente questo concetto se immaginiamo un uomo che ragioni sulle emozioni di un altro. Poich egli stesso non prova nulla, ci che l'altro prova non esiste per lui. Un uomo sazio non comprende un uomo che ha fame. Ma per quest'ultimo, la sua fame  ben reale. E le decisioni del primo, che sono quelle dell'intelletto non possono in nessun caso soddisfarlo.
Nello stesso modo, il pensiero non pu apprezzare le sensazioni.
Esse sono per lui delle cose morte. Quanto ai movimenti, il pensiero non  capace di controllarli pi di quanto non avvenga con le sensazioni.
In questo campo,  facilissimo trovare degli esempi. Qualunque lavoro un uomo stia facendo, sar sufficiente per lui provare a compiere ciascun gesto deliberatamente, con il suo pensiero, seguendo ciascun movimento, per vedere che la qualit del suo lavoro cambier immediatamente. Se scrive a macchina, le sue dita, comandate dal suo centro motore, trovano da sole le lettere necessarie, ma se cerca di domandarsi prima di ogni lettera: Dov' la C? Dov' la virgola? Come si sillaba questa parola?, egli fa subito degli errori o si mette a scrivere molto lentamente. Se un uomo guida un'auto con il suo centro 
intellettuale, certamente non gli converr passare in seconda. Il pensiero non pu seguire il ritmo di tutti i movimenti necessari a una andatura rapida.
Guidare in fretta, specialmente nelle strade di una grande citt, con il centro intellettuale,  assolutamente impossibile per un uomo comune.
Il centro motore, quando esegue il lavoro del centro intellettuale, produce come risultato la lettura meccanica o l'ascolto meccanico, quello di un lettore o di un ascoltatore che percepisce solo delle parole e rimane interamente incosciente di ci che legge o ascolta. Questo succede generalmente quando l'attenzione, cio la direzione dell'attivit del centro intellettuale,  occupata da qualche altra cosa, e quando il centro motore tenta di supplire al centro intellettuale assente; ma questo diventa molto facilmente un'abitudine, perch il centro intellettuale  generalmente distratto non da un lavoro utile, pensiero o contemplazione, ma semplicemente dal sogno o dall'immaginazione.
L'immaginazione  una delle cause principali del cattivo lavoro dei centri. Ogni centro ha la sua propria forma d'immaginazione e di sogno, ma di regola, il centro motore e il centro emozionale si servono ambedue del centro intellettuale, sempre pronto a cedere loro il suo posto e a mettersi a loro disposizione a questo scopo, perch il sogno corrisponde alle sue inclinazioni. Il sogno  assolutamente il contrario di un'attivit mentale 'utile'.
'Utile', in questo caso, significa: diretta verso uno scopo definito. Il sogno non tende ad alcun scopo, non si sforza verso alcun fine. L'impulso al sogno si trova sempre nel centro emozionale o nel centro motore. Quanto al processo effettivo, esso  assunto dal centro intellettuale. La tendenza a sognare  dovuta da una parte alla pigrizia del centro intellettuale, cio ai suoi tentativi di risparmiarsi ogni sforzo legato a un lavoro orientato verso uno scopo definito e verso una direzione definita, dall'altra alla tendenza dei centri emozionale e motore a ripetersi, a mantenere viventi o a riprodurre delle esperienze piacevoli o spiacevoli, gi vissute o 'immaginate'.
I sogni penosi, morbosi, sono caratteristici di uno squilibrio della macchina umana. Dopo tutto, si pu comprendere il sogno quando presenta un carattere gradevole, e gli si pu trovare una giustificazione logica. Ma il sogno di genere penoso  una pura assurdit. Tuttavia, molta gente passa i nove decimi della propria esistenza a immaginare ogni genere di avvenimenti spiacevoli, tutte le disgrazie che possono piombare su di loro e sulla loro famiglia, tutte le malattie che possono contrarre, tutte le sofferenze che dovranno forse sopportare.
L'immaginazione e il sogno sono esempi del cattivo funzionamento del centro intellettuale.
L'osservazione dell'attivit dell'immaginazione e del sogno costituisce una parte molto importante dello studio di s.
In seguito l'osservazione dovr portarsi sulle abitudini in generale.
Ogni uomo adulto  intessuto di abitudini, bench il pi delle volte non se ne renda affatto conto e possa anche affermare di non avere alcuna abitudine; che  un caso da escludersi. Tutti e tre i centri sono pieni di abitudini e un uomo non pu mai conoscersi senza aver prima studiato tutte le sue abitudini.
La loro osservazione e il loro studio sono particolarmente difficili perch, per vederle e per 'constatarle', occorre sfuggire ad esse, rendersene libero non fosse che per un solo momento.
Fin tanto che un uomo  governato da un'abitudine particolare, non pu osservarla; ma fin dal suo primo tentativo, per quanto debole, di combatterla, egli la sente e la nota. Per tale ragione, per osservare e studiare le abitudini, occorre cercare di lottare contro di esse. Questo ci apre una via pratica di osservazione di s. Ho detto in precedenza che un uomo non pu cambiare nulla in se stesso, che pu soltanto osservare e 'constatare'.  vero. Ma  anche vero che un uomo non pu osservare e 'constatare' nulla se non tenta di lottare contro s stesso, vale a dire contro le sue abitudini. Questa lotta non pu dare dei risultati immediati; essa non pu condurre ad alcun cambiamento permanente o duraturo. Ma rivela ci che c' da vedere. Senza lotta, un uomo non pu vedere di che cosa  fatto. La lotta contro le piccole abitudini  molto difficile e molto fastidiosa, ma, senza di essa, l'osservazione di s  impossibile.
Fin dal primo tentativo di studio dell'elementare attivit del centro motore, un uomo viene a urtarsi con le sue abitudini. Per esempio, pu voler studiare i propri movimenti e osservare come cammina. Ma non riuscir a far questo per pi di un istante, se continua a camminare nel modo abituale. Al contrario, se comprende che il suo modo di camminare  fatto di un certo numero di abitudini: passi di una certa lunghezza, una certa andatura, eccetera e se tenta di cambiarla, cio di camminare pi o meno svelto, di allungare pi o meno il passo, sar capace di osservare s stesso e di studiare i suoi movimenti quando cammina.
Se un uomo vuole osservarsi mentre scrive, deve notare il modo in cui tiene la penna e tentare di tenerla in modo diverso; allora l'osservazione diventa possibile. Per osservarsi, un uomo deve cercare di non camminare nel modo in cui  abituato, di sedersi in modo inconsueto, deve stare in piedi quando ordinariamente sta seduto, sedersi quando abitualmente sta in piedi, fare con la mano sinistra i movimenti che  uso a fare con la mano destra e viceversa.
Tutto ci gli permetter di osservarsi e di studiare le abitudini e le associazioni del centro motore.
Nel campo delle emozioni,  molto utile tentare di lottare contro l'abitudine di dare immediatamente espressione alle emozioni sgradevoli.
Molte persone trovano assai difficile trattenersi dall'esprimere i loro sentimenti circa il cattivo tempo. E ancora pi difficile non esprimere emozioni sgradevoli quando ritengono che l'ordine o la giustizia, cos come li concepiscono, sono stati violati.
La lotta contro l'espressione delle emozioni sgradevoli non  soltanto un eccellente metodo di osservazione di s, essa ha pure un altro significato.  una delle rare direzioni nelle quali un uomo pu cambiare e cambiare le sue abitudini senza provocarne altre indesiderabili.
Per tale ragione l'osservazione di s e lo studio di s devono accompagnarsi fin dall'inizio ad una lotta contro l'espressione delle emozioni sgradevoli.
Se segue tutte queste regole osservando s stesso, un uomo scoprir una quantit di aspetti molto importanti del suo essere. Per cominciare, constater con chiarezza indubitabile, il fatto che, le sue azioni, i suoi pensieri, i suoi sentimenti e le sue parole sono il risultato di influenze esteriori, e che nulla proviene da lui. Egli comprender e vedr che  effettivamente un automa che agisce sotto l'influenza di stimoli esterni.
Egli sentir la sua completa meccanicit. Tutto accade, l'uomo non pu 'fare' nulla.  una macchina comandata dall'esterno da shock s accidentali.
Ogni sshock richiama alla superficie uno dei suoi 'io'. Un nuovo shock , e questo 'io' scompare, un altro prende il suo posto. Un altro piccolo cambiamento nel mondo che lo circonda, ed ecco ancora un nuovo 'io'.
L'uomo comincer da quel momento a capire che non ha il minimo potere su s stesso, che non sa mai ci che potr dire o fare un momento dopo, che non pu rispondere di s stesso, non fosse che per qualche istante. Capir che, se rimane lo stesso e non fa nulla di inatteso  semplicemente perch non si verifica alcun cambiamento esteriore inatteso. Capir che le sue azioni sono interamente comandate dalle condizioni esterne e che non ha in s nulla di permanente dal quale possa venire un controllo, non una sola funzione permanente, non un solo stato permanente.
Vi erano parecchi punti nelle teorie psicologiche di G. che suscitavano particolarmente il mio interesse.
Il primo era la possibilit di un cambiamento di s, vale a dire che, quando un uomo comincia a osservarsi nel modo giusto, per questo stesso fatto comincia a cambiare e non pu pi essere soddisfatto di s.
Il secondo punto era la necessit di 'non esprimere le emozioni sgradevoli'. Sent Il immediatamente che qui si nascondeva qualcosa di grande. E l'avvenire mi diede ragione, perch lo studio delle emozioni e il lavoro sulle emozioni divenne la base dello sviluppo ulteriore di tutto il sistema. Ma questo non mi fu chiaro che molto pi tardi.
Il terzo punto che aveva attirato la mia attenzione e sul quale mi ero messo subito a riflettere, era l'idea di centro motore. Ci che mi interessava in special modo, era la relazione che G. stabiliva tra le funzioni motrici e le funzioni istintive. Erano la stessa cosa o erano cose differenti? Inoltre, quale era il rapporto tra le divisioni fatte da G. e le divisioni abituali della psicologia? Con certe riserve e aggiunte, avevo ritenuto possibile fino a quel momento accettare la vecchia classificazione delle azioni dell'uomo in azioni 'coscienti', azioni 'automatiche' (che devono dapprima essere coscienti), azioni 'istintive' (opportune, ma senza scopo cosciente), e azioni 'riflesse', semplici e complesse, che non sono mai coscienti e che possono essere, in certi casi inopportune.
In pi, vi erano le azioni compiute sotto l'influenza di disposizioni emozionali nascoste e di impulsi interiori sconosciuti.
G. metteva sottosopra tutta questa struttura.
Anzitutto negava completamente le azioni 'coscienti' perch, come risultava da tutto ci che diceva, nulla era cosciente. Il termine 'subcosciente', che ha una parte tanto importante nelle teorie di alcuni autori, diventava in tal modo del tutto inutile e persino ingannevole, perch fenomeni di categorie completamente differenti erano sempre classificati nella categoria 'subcosciente'.
La divisione delle azioni, secondo i centri che le comandano, eliminava ogni incertezza e ogni dubbio possibile sulla giustezza di queste divisioni.
Particolarmente importante nel sistema di G. era l'idea che azioni identiche potessero avere origine in centri differenti. Un buon esempio  quello della giovane recluta e del vecchio soldato alle esercitazioni.
Il primo deve impiegare il suo centro intellettuale per maneggiare il fucile, il secondo lo fa molto meglio con il suo centro motore.
Ma G. non chiamava 'automatiche' le azioni regolate dal centro motore. Egli designava cos solo le azioni che l'uomo compie in maniera a lui stesso non percepibile. Le stesse azioni, dal momento che vengono osservate, non possono pi essere chiamate 'automatiche'. Egli attribuiva un gran posto all'automatismo, ma non confondeva funzioni motrici e funzioni automatiche, e, ci che  pi importante ancora, trovava azioni automatiche in tutti i centri: parlava, ad esempio, di 'pensieri automatici' e di 'sentimenti automatici'. Quando l'interrogai sui riflessi, egli li defin 'azioni istintive'. E, come ebbi poi modo di comprendere, fra tutti i movimenti esteriori, considerava soltanto i riflessi come azioni istintive.
Ero molto interessato dalla sua descrizione dei rapporti fra le funzioni motrici e istintive e ritornavo spesso su questo argomento nelle mie conversazioni con lui.
Anzitutto, G. richiamava la nostra attenzione su continuo abuso delle parole 'istinto' e 'istintivo'. Appariva, da quanto diceva, che questi termini non potessero applicarsi di diritto che alle funzioni interne dell'organismo. Respirazione, circolazione del sangue, digestione  tali erano le funzioni istintive. Le sole funzioni esterne appartenenti a questa categoria erano i riflessi. La differenza tra funzioni istintive e motrici era la seguente: le funzioni motrici dell'uomo, come pure quelle degli animali, di un uccello, di un cane, devono essere apprese: ma le funzioni istintive sono innate.
L'uomo possiede pochissimi movimenti esteriori innati; gli animali ne hanno di pi, bench in varia misura, alcuni di pi, altri di meno; ma ci che  abitualmente definito 'istinto' riguarda molto spesso una serie di funzioni motrici complesse, che i giovani animali imparano dai vecchi. Una delle principali propriet del centro motore,  la sua capacit di imitazione. Il centro motore imita ci che vede senza ragionare. Questa  l'origine delle 
leggende sulla meravigliosa 'intelligenza' degli animali, o sull' istinto' che, prendendo il posto dell'intelligenza, permette loro di compiere tutta una serie di azioni complesse e perfettamente adeguate.
L'idea di un centro motore indipendente, che non dipende cio dalla mente, che non richiede la mente, che  di per s una mente, ma che d'altra parte non dipende neppure dall'istinto e deve prima di tutto educarsi  poneva un numero grandissimo di problemi su una base interamente nuova. L'esistenza di un centro motore che funziona per imitazione, spiegava il mantenimento dell'ordine esistente negli alveari, nei termitai e nei formicai. Guidata alla imitazione, una generazione deve assolutamente modellarsi sul sistema della generazione precedente. Non pu esservi alcun cambiamento, alcuna deviazione dal 
modello. Ma l'imitazione non spiega come un tale ordine si sia stabilito all'origine. Ero spesso tentato di porre un'infinit di domande a questo proposito.
Ma G. sfuggiva tali conversazioni riconducendole sempre all'uomo e ai problemi reali dello studio di s.
Molte cose mi erano divenute chiare con l'idea che ciascun centro non  solamente una forza di impulso, ma anche un 'apparecchio ricevente' che capta influenze diverse e talvolta molto distanti. Quando pensavo a ci che era stato detto sulle guerre, le rivoluzioni, le migrazioni dei popoli, ecc, quando mi rappresentavo come le masse umane potevano muoversi sotto il controllo di influenze planetarie, intravedevo il nostro errore fondamentale nel determinare le azioni individuali. Noi consideriamo le azioni di un individuo come aventi origine in lui stesso.
Non immaginiamo che le 'masse' possono essere formate da automi che obbediscono a stimoli esterni e possono muoversi, non sotto l'influenza della volont, della coscienza o delle tendenze degli individui, ma sotto l'influenza di stimoli esteriori, provenienti anche da molto lontano.
Le funzioni istintive e motrici possono essere governate da due centri distinti?, domandai un giorno a G.
S, disse, e occorre aggiungervi il centro sessuale. Questi sono i centri del piano inferiore. Il centro sessuale agisce come centro neutralizzante in rapporto ai centri istintivo e motore. Il piano inferiore pu esistere di per s, perch in esso i tre centri sono i conduttori di tre forze. I centri intellettuale e emozionale non sono necessari alla vita.
Qual  attivo e quale passivo dei centri del piano inferiore?.
Ci cambia, rispose G. Talvolta il centro motore  attivo, e il centro istintivo passivo. Talvolta  il contrario. Dovete trovare in voi stesso esempi di questi due stati. Ma indipendentemente dai differenti stati, vi sono anche differenze di tipi. Presso alcuni il centro motore  pi attivo, presso altri  il centro istintivo. Ma per maggiore comodit nel ragionamento, e soprattutto al principio, quando ci che pi conta  l'esplicazione dei principi, noi li consideriamo come un solo centro comportante differenti funzioni che lavorano allo stesso livello. I centri intellettuale, emozionale e motore, lavorano a differenti livelli. I centri motore e istintivo a uno stesso livello. Pi in l comprenderete cosa significano questi livelli e da cosa dipendono.
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CAPITOLO SETTIMO.
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Una volta parlando con G. gli domandai se ritenesse possibile raggiungere la coscienza cosmica non soltanto per un istante, ma per un tempo pi lungo. Per coscienza cosmica' intendevo, come l'ho esposto nel mio libro Tertium Organum, la pi alta coscienza accessibile all'uomo.
Non so che cosa intendete per 'coscienza cosmica', disse G.  un termine vago ed indefinito; ognuno pu dare questo nome a ci che gli pare. Nella maggior parte dei casi ci che viene detto 'coscienza cosmica' non  che fantasia, sogno, associazioni, accompagnate da un lavoro intensivo del centro emozionale.
Talvolta ci pu giungere sino alla soglia dell'estasi, ma il pi delle volte non si tratta che di un'esperienza emozionale soggettiva, a livello dei sogni.
D'altronde, prima di parlare di 'coscienza cosmica', dobbiamo definire in generale che cos' la coscienza.
Come definite voi la coscienza?.
La coscienza  considerata indefinibile, dissi. E in effetti, come potrebbe essere definita, se  una qualit interiore? Con i mezzi ordinari a nostra disposizione,  impossibile stabilire la presenza della coscienza in un altro uomo. Noi la conosciamo soltanto in noi stessi.
Tutto questo  spazzatura, disse G., il solito sofisma scientifico.
 ora che voi ve ne liberiate. C' solo una cosa giusta in ci che avete detto: che voi non potete conoscere la coscienza che in voi stesso. Ma, notate bene, potete conoscerla soltanto quando l'avete. E quando non l'avete, potete riconoscere, al momento stesso, di non averla; lo potrete fare soltanto pi tardi. Intendo dire che, quando essa ritorna, voi potete vedere che  mancata per molto tempo, e ricordare il momento in cui  scomparsa e quello in cui  riapparsa. Potrete cos determinare i momenti in cui voi siete pi vicino o pi lontano dalla coscienza. Ma, osservando in voi stesso l'apparire e lo scomparire della coscienza, vedrete inevitabilmente un fatto che non vedete mai e del quale non vi eravate mai reso conto, cio che i momenti di coscienza 
sono molto corti e separati gli uni dagli altri da lunghi intervalli di completa incoscienza, di lavoro automatico della macchina.
Vedrete che potete pensare, sentire, agire, parlare, lavorare, senza esserne cosciente. E se imparate a vedere in voi stesso i momenti di coscienza e i lunghi periodi di meccanicit, vedrete negli altri con uguale certezza in quali momenti sono coscienti di ci che fanno e in quali momenti non lo sono.
Il vostro errore principale consiste nel credere di avere sempre la coscienza, e in generale che la coscienza sia sempre presente, oppure che non sia mai presente. In realt, la coscienza  una propriet che cambia continuamente. Ora  presente, altre volte manca. E vi sono differenti gradi, differenti livelli di coscienza. Ma la coscienza e i diversi livelli di coscienza devono essere compresi in noi stessi dalla sensazione, dal gusto che ne abbiamo.
Nessuna definizione pu aiutarci, e nessuna definizione  possibile, fintanto che non comprendiamo ci che dobbiamo definire. La scienza e la filosofia non possono definire la coscienza, perch vogliono definirla l dove essa non c'.  necessario distinguere la coscienza dalla possibilit di coscienza. Noi non 
abbiamo che la possibilit di coscienza, e dei rari sprazzi di coscienza. Di conseguenza, non possiamo definire la coscienza.
Non posso dire che ci che G. disse sulla coscienza mi fosse subito chiaro, ma uno dei colloqui seguenti mi spieg i principi sui quali questi argomenti si basavano.
Un giorno, all'inizio di una riunione, G. fece una domanda alla quale tutti i presenti dovevano rispondere a turno: Qual  la cosa pi importante che ho visto durante le mie osservazioni?. Alcuni dissero che, durante i loro tentativi di osservazione di s, ci che avevano sentito con particolar forza era un flusso incessante di pensieri che avevano trovato impossibile arrestare. Altri parlarono della difficolt di distinguere il lavoro di un centro da quello di un altro centro. In quanto a me, evidentemente non avevo capito la domanda, oppure risposi ai miei propri pensieri; spiegai infatti che ci che pi mi aveva colpito nel sistema, era la connessione di tutti i suoi elementi, collegati tra loro in modo da formare un tutto, come se fosse un 'organismo', e il  significato interamente nuovo che assumeva ora per me la parola conoscere, che includeva non pi soltanto l'idea di conoscere questa o quella cosa, ma la relazione tra questa cosa e tutto il resto.
G. era visibilmente insoddisfatto di tutte le nostre risposte. Avevo gi cominciato ad avvertire che in tali circostanze egli aspettava da noi delle indicazioni di qualcosa di definito che invece ci era sfuggito, o che non avevamo saputo comprendere.
Non uno tra voi ha notato la cosa pi importante, bench io ve l'avessi messa in evidenza, egli disse. Ossia, nessuno di voi ha notato che voi non vi ricordate di voi (egli diede a queste parole un accento particolare). Voi non sentite voi stessi, voi non siete coscienti di voi stessi. In voi, 'qualcosa osserva', come 'qualcosa parla', o 'pensa' o 'ride'; voi non sentite: io osservo, io constato, io vedo. Tutto si constata da solo, si vede da solo... Per arrivare ad osservarsi veramente occorre innanzitutto ricordarsi di se stessi (e di nuovo accentu queste parole). Tentate di ricordarvi di voi stessi quando vi osservate e pi tardi mi parlerete dei risultati. Solo i risultati ottenuti mentre ci si ricorda di se stessi hanno un valore. Altrimenti, voi non siete nelle vostre osservazioni; e in questo caso, quale pu essere il loro valore?.
Queste parole di G. mi diedero molto da riflettere. Mi parve innanzitutto che fossero la chiave di tutto ci che era stato gi detto sulla coscienza.
Tuttavia decisi di non trarne alcuna conclusione, ma di tentare soltanto di ricordarmi di me stesso mentre mi osservavo.
I primissimi tentativi mi mostrarono come ci fosse difficile. I tentativi di ricordarmi di me stesso non mi diedero altro risultato all'infuori di quello di mostrarmi che di fatto noi non ci ricordiamo mai di noi stessi. 
Che cosa volete di pi? disse G. Questa  una scoperta molto importante.
Coloro che sanno questo (egli accentu queste parole) sanno gi molto. Il guaio  che nessuno lo sa. Se domandate a qualcuno se pu ricordarsi di s stesso, vi risponder naturalmente che pu. Se gli dite che non pu ricordarsi di s, o si irriter, o penser che siete matto. Tutta la vita  basata su questo fatto, tutta l'esistenza umana, tutta la cecit umana. Se un uomo realmente sa che non pu ricordarsi di se stesso,  gi vicino ad una comprensione del suo essere.
Tutto quello che G. diceva, tutto quello che io pensavo e soprattutto ci che i miei tentativi di 'ricordarmi di me stesso' mi avevano mostrato, mi convinsero molto rapidamente che mi trovavo di fronte ad un problema interamente nuovo che scienza e filosofia avevano fin ora trascurato.
Ma prima di fare delle deduzioni, prover a descrivere i miei tentativi di 'ricordarmi di me stesso'.
La mia prima impressione fu che i tentativi di ricordarmi di me o di essere cosciente di me, di dirmi: sono io che cammino, sono io che faccio questo, tentando di sentire continuamente questo io, interrompevano i pensieri. Quando avevo la sensazione di me, non potevo n pensare, n parlare; le sensazioni stesse si oscuravano.  questa la ragione per cui ci si pu ricordare di s in questo modo soltanto per un tempo brevissimo.
Avevo gi fatto certi esperimenti di interruzione del pensiero come sono menzionati nei libri di Yoga pratico, per esempio nel libro di Edward Carpenter From Adam's Peak to Eiephanta, per quanto qui si trattasse di una descrizione molto generica. I miei primi tentativi di 'ricordo di s mi riportarono alla memoria quei miei primi esperimenti.
Infatti, vi  quasi identit tra le due esperienze, con la sola differenza che arrestando i pensieri, l'attenzione  interamente orientata verso lo sforzo di non ammettere pensieri, mentre nell'atto del 'ricordarsi di s l'attenzione si divide: una parte  diretta verso lo sforzo stesso, l'altra verso la sensazione di s.
Quest'ultima constatazione mi permise di arrivare a una certa definizione del 'ricordarsi di s', forse molto incompleta, ma che si rivel assai utile nella pratica. Parlo del 'ricordarsi di s' come divisione di attenzione, che ne  il tratto caratteristico.
Quando osservo qualcosa, la mia attenzione  diretta su ci che osservo: Io verso il fenomeno osservato.
Quando, sempre osservando, tento di ricordarmi di me, la mia attenzione  diretta contemporaneamente verso l'oggetto osservato e verso me stesso: io verso il fenomeno osservato e il fenomeno osservato verso di me.
Stabilito questo punto, vidi che il problema consisteva nel dirigere l'attenzione su di s senza lasciare che l'attenzione portata sul fenomeno osservato si indebolisse o si eclissasse. Inoltre, questo 'fenomeno' poteva essere sia in me che fuori di me.
I primissimi tentativi di tale divisione dell'attenzione mi mostrarono la sua possibilit. Al tempo stesso, feci altre due constatazioni.
Anzitutto vidi che il 'ricordarsi di s' ottenuto in questo modo non aveva nulla in comune con l'introspezione, o con lanalisi. Si trattava di uno stato nuovo e molto interessante, il cui gusto era stranamente familiare.
In secondo luogo, comprendevo che momenti di ricordo di s appaiono nella vita, bench raramente, e che solo il produrli deliberatamente creava la sensazione di novit. Infatti, avevo sperimentato tali momenti fin dalla prima infanzia; si verificavano in circostanze nuove ed inattese, in un luogo insolito, fra estranei, per esempio durante un viaggio; ci si guarda attorno e ci si dice: Che strano! Io, e in questo posto!; o in momenti di emozione, di pericolo, nei quali  necessario non perdere la testa, quando si ascolta la propria voce, ci si vede e ci si osserva dal di fuori.
Vidi con molta chiarezza che i primi ricordi della mia vita, e nel mio caso questi ricordi risalivano alla primissima infanzia, erano momenti di 'ricordo di s'. Contemporaneamente ebbi la rivelazione di molte altre cose. Mi resi conto che ricordavo realmente soltanto i momenti in cui mi ero ricordato di me stesso. Degli altri momenti, sapevo solo che avevano avuto luogo. Non ero in grado di riviverli completamente, n di provarli di nuovo. Ma gli istanti in cui mi ero 'ricordato di me' erano vivi e non differivano per nulla dal presente. Temevo ancora di concludere troppo in fretta. Ma vedevo gi che mi trovavo alla soglia di una grandissima scoperta.
Mi avevano sempre stupito la debolezza e l'insufficienza della nostra memoria. Tante cose scompaiono, sono dimenticate. Mi sembrava che l'assurdit fondamentale della vita consistesse in questo oblio. Perch tante esperienze, per poi dimenticarle?
Mi pareva inoltre che ci fosse in questo qualcosa di degradante.
Un uomo prova un sentimento che gli sembra molto grande, pensa che non lo dimenticher mai; passano uno o due anni e non ne rimane nulla. Ma ora vedevo perch era cos e perch non poteva essere altrimenti. Se veramente la nostra memoria mantiene vivi soltanto i momenti in cui ci si ricorda di s,  chiaro che dev'essere molto povera.
Queste erano le mie esperienze dei primi giorni. Pi tardi, quando cominciai ad imparare a dividere l'attenzione, vidi che il ricordo di s dava delle sensazioni meravigliose che solo raramente e in condizioni eccezionali potevano prodursi da sole. Cos, in quel periodo, mi piaceva molto passeggiare la notte per Pietroburgo e 'sentire' la presenza delle case e delle strade. Pietroburgo  ricca di queste strane sensazioni.
Le case, particolarmente le vecchie case, erano proprio vive, quasi rivolgevo loro la parola. Non vi era 'immaginazione' in questo.
Non pensavo a nulla, semplicemente me ne andavo a spasso cercando di 'ricordare me stesso' e mi guardavo attorno; le sensazioni venivano da sole.
Allo stesso modo avrei fatto, in seguito, molte e inaspettate scoperte.
Ma di ci parler pi avanti.
Talvolta il 'ricordo di s' non riusciva; altre volte, era accompagnato da curiose osservazioni.
Percorrevo un giorno la Liteyny nella direzione della Prospettiva Nevsky e, nonostante tutti i miei sforzi, ero incapace di mantenere l'attenzione sul 'ricordare me stesso'. Il rumore, il movimento, tutto mi distraeva. Ad ogni istante perdevo il filo dell'attenzione, lo ritrovavo e lo riperdevo. Alla fine, provai verso di me una specie di irritazione ridicola e girai in una via a sinistra, fermamente deciso, questa volta, a ricordarmi di me stesso almeno per qualche tempo, ad ogni modo fino a quando avessi raggiunto la via seguente. Raggiunsi la Nadejdinskaya senza perdere il filo dell'attenzione, salvo forse per brevi istanti. Allora, rendendomi conto che mi era pi facile, nelle vie tranquille, non perdere la linea del mio pensiero, e desiderando mettermi 
alla prova nelle vie pi rumorose, decisi di ritornare alla Nevsky continuando a ricordarmi di me. La raggiunsi senza aver smesso di ricordarmi di me ed incominciavo gi a provare lo strano stato emozionale di pace interiore e di fiducia che viene dopo grandi sforzi di questo tipo. Proprio all'angolo della Nevsky, vi era il tabaccaio che mi forniva le sigarette. Continuando a ricordarmi di me, mi dissi che sarei entrato ad ordinarne qualche scatola. 
Due ore pi tardi, mi svegliai nella Tavricheskaya, cio molto lontano.
Stavo andando in slitta dal mio editore. La sensazione del risveglio era straordinariamente viva. Posso quasi dire che ritornavo in me.
Di colpo mi ricordai di tutto: come avevo percorso la Nadejdinskaya, come mi ero ricordato di me stesso, come avevo pensato alle sigarette e come, a questo pensiero, ero caduto, come annientato, in un profondo sonno.
Tuttavia, mentre ero cos immerso in questo sonno, avevo continuato a compiere delle azioni coerenti e opportune. Avevo lasciato il tabaccaio, telefonato al mio appartamento della Liteyny e al mio editore. Avevo scritto due lettere. Poi ero ritornato a casa. Avevo risalito la Nevsky sul marciapiede di sinistra fino alla Porta Gostiny con l'intenzione di raggiungere l'Offitzerskaya. Allora, cambiando idea, poich si faceva tardi, avevo preso una slitta per andare dal mio editore nella Kavalergardskaya. Strada facendo, lungo la Tavricheskaya, cominciai a sentire uno strano malessere, come se avessi dimenticato qualcosa. E all'improvviso mi ricordai che avevo dimenticato di ricordarmi di me.
Parlai delle mie osservazioni e riflessioni alla gente del nostro gruppo, come pure ai miei amici scrittori e ad altri.
Dicevo loro che questo era il centro di gravit di tutto l'insegnamento e di tutto il lavoro su di s; che ora il lavoro su di s non era pi soltanto una parola, ma un fatto reale, pieno di significato, grazie al quale la psicologia diventava una scienza esatta e nello stesso tempo pratica.
Dicevo che un fatto di importanza straordinaria era sfuggito alla psicologia occidentale e cio: che noi non ci ricordiamo di noi stessi, che noi viviamo, agiamo e ragioniamo immersi in un sonno profondo, in un sonno che non ha niente di metaforico, ma che  assolutamente reale; e che tuttavia noi possiamo ricordarci di noi stessi, se facciamo sforzi sufficienti: che noi possiamo svegliarci.
Ero colpito dalla differenza tra la comprensione della gente che apparteneva ai nostri gruppi e quella della gente al di fuori. La gente dei gruppi comprendeva quasi subito di essere venuta a contatto con un 'miracolo', qualche cosa di 'nuovo', mai esistito prima da nessuna parte.
Gli altri non lo comprendevano; prendevano tutto troppo superficialmente e a volte cercavano persino di provarmi che simili teorie esistevano gi da molto tempo.
A. L. Volinsky, che avevo incontrato sovente e con il quale sin dal 1909 avevo avuto diversi scambi di idee e del quale apprezzavo molto le opinioni, non trov niente di nuovo nell'idea del 'ricordarsi di s'.  unappercezione, mi disse. Hai letto la Logica di Wundt? Vi troverai la sua ultima definizione dell'appercezione.  esattamente ci di cui parli. La 'semplice osservazione'  percezione. 'L'osservazione con il ricordo di s', come tu la chiami,  una appercezione. Wundt non l'ignorava, beninteso.
Non volevo discutere con Volinsky. Avevo letto Wundt. Naturalmente ci che Wundt aveva scritto non aveva niente a che fare con ci che avevo detto a Volinsky. Wundt si era avvicinato a questa idea, altri vi si erano ugualmente avvicinati per poi allontanarsene. Non aveva visto la grandezza dell'idea nascosta dietro a ci che egli stesso pensava delle varie forme di percezione e, non avendo visto la grandezza dell'idea, non poteva naturalmente vedere la posizione centrale che doveva occupare nel nostro pensiero, l'idea dell'assenza di coscienza e quella della possibilit di una creazione volontaria di questa coscienza.
Soltanto, mi pareva strano che Volinsky non potesse vederla, sebbene io gliela mettessi in evidenza.
Mi convinsi in seguito che quest'idea per molte persone, peraltro assai intelligenti, restava nascosta da un velo impenetrabile, e pi tardi vidi perch era cos.
Quando G. torn da Mosca, la volta seguente, ci trov immersi in esperimenti sul 'ricordarsi di s' e in discussioni su tali esperimenti. Ma, alla nostra prima riunione, parl d'altro.
Secondo la vera conoscenza, lo studio dell'uomo deve svolgersi parallelamente allo studio del mondo e lo studio del mondo parallelamente allo studio dell'uomo. Le leggi sono dappertutto le stesse, nel mondo come nell'uomo. Una volta afferrati i principi di una data legge, dobbiamo ricercare simultaneamente la sua manifestazione nel mondo e nell'uomo. Inoltre, alcune leggi sono pi facilmente osservabili nel mondo, altre si osservano pi facilmente nell'uomo. Per tale ragione,  preferibile in certi casi cominciare dal mondo e passare in seguito all'uomo e, in altri casi, cominciare dall'uomo e passare in seguito al mondo.
Questo studio parallelo dell'uomo e del mondo dimostra l'unit fondamentale di tutto ci che esiste e aiuta lo studioso a scoprire delle analogie tra fenomeni di ordine differente.
Il numero di leggi fondamentali che regolano tutti i processi nel mondo e nell'uomo  molto esiguo. Differenti combinazioni numeriche di poche forze elementari creano tutta l'apparente variet dei fenomeni.
Per comprendere la meccanica dell'universo  necessario ridurre i fenomeni complessi a queste forze elementari.
La prima legge fondamentale dell'universo  la legge delle tre forze, o tre principi, ovvero, come spesso la si chiama, la Legge del Tre.
Secondo questa legge, in tutti i mondi senza eccezione, ogni azione, ogni fenomeno,  il risultato di un'azione simultanea di tre forze: positiva, negativa e neutralizzante. Ne abbiamo gi parlato e ritorneremo su questa legge ogni volta che inizieremo una nuova linea di studio.
La seconda legge fondamentale dell'universo  la Legge del Sette o Legge dell'ottava.
Per comprendere il significato di questa legge, occorre considerare che l'universo consiste di vibrazioni. Queste vibrazioni agiscono in ogni tipo di materia, quale che sia il suo aspetto e la sua densit, dalla pi sottile alla pi grossolana; esse hanno diverse origini e vanno in tutte le direzioni, incrociandosi; urtandosi, diventando pi forti, pi deboli, arrestandosi l'una con l'altra e cos via.
Secondo le concezioni abituali dellOccidente, le vibrazioni sono continue. Ci significa che le vibrazioni sono generalmente considerate come procedenti in modo ininterrotto, ascendendo o discendendo per tutto il tempo in cui continua ad agire la forza del loro impulso originario, vincendo la resistenza dell'ambiente nel quale si sviluppano. Non appena si esaurisce la forza d'impulso e la resistenza dell'ambiente prevale, le vibrazioni naturalmente ricadono e si interrompono. Ma, fino a quel momento, cio fino all'inizio del loro naturale declino, le vibrazioni si sviluppano uniformemente e gradualmente e, in assenza di resistenza, possono anche prolungarsi all'infinito.
Cos, uno degli assunti fondamentali della fisica contemporanea  la continuit delle vibrazioni, che tuttavia non  mai stato formulato in modo preciso, per l'assenza di qualsiasi obiezione.  vero che alcune delle pi recenti teorie cominciano a metterlo in discussione, ci nonostante, la fisica  contemporanea  ancora molto lontana da una nozione corretta della natura delle vibrazioni o da ci che corrisponde alla nostra concezione delle vibrazioni nel mondo reale.
A questo proposito, il punto di vista dell'antica conoscenza si oppone a quello della scienza contemporanea, perch essa pone alla base della sua comprensione delle vibrazioni il principio della loro discontinuit.
Il principio della discontinuit delle vibrazioni significa che la necessaria e ben determinata caratteristica di tutte le vibrazioni della natura, siano esse ascendenti o discendenti,  di svilupparsi in modo non uniforme, ma con periodi di accelerazione e di rallentamento. Questo principio pu essere formulato con una precisione ancora maggiore, dicendo che la forza d'impulso originale delle vibrazioni non agisce in modo uniforme, ma in un certo modo si rafforza o si indebolisce alternativamente.
La forza d'impulso agisce senza cambiare di natura e le vibrazioni si sviluppano in un modo regolare soltanto durante un certo tempo che  determinato dalla natura dell'impulso, dall'ambiente, dalle condizioni e cos via. Ma ad un dato momento interviene un certo tipo di cambiamento: le vibrazioni cessano per cos dire di obbedire all'impulso originale e, per un breve tempo, rallentano, cambiando sino ad un certo punto di natura o direzione; per esempio, le vibrazioni ascendenti ad un certo momento cominciano ad ascendere pi lentamente e le vibrazioni discendenti cominciano a discendere pi lentamente.
Dopo questo rallentamento temporaneo, sia nella ascesa che nella discesa, le vibrazioni riprendono il loro corso anteriore e ascendono o discendono di nuovo regolarmente sino a quando non si produce un nuovo arresto nel loro sviluppo. A questo proposito,  significativo notare che i periodi di azione uniforme dell'inerzia acquisita non sono uguali e che i periodi di rallentamento delle vibrazioni non sono simmetrici. L'uno  pi corto, l'altro  pi lungo.
Per determinare questi periodi di rallentamento, o meglio gli arresti nella salita e nella discesa delle vibrazioni, si dividono le linee di sviluppo delle vibrazioni in sezioni corrispondenti al doppio o alla met del numer di vibrazioni in un tempo dato. 
Immaginiamo una linea di vibrazioni crescenti. Consideriamole nel momento in cui la loro frequenza  1.000. Dopo un certo tempo, il numero delle vibrazioni  raddoppiato, ossia raggiunge 2.000.
E stato accertato che, in questo intervallo tra un numero dato di vibrazioni e un numero due volte pi grande, vi sono due punti in cui si produce un rallentamento nella progressione delle vibrazioni.
L'uno  a breve distanza dal punto di partenza, l'altro quasi alla fine.
Le leggi che determinano il rallentamento delle vibrazioni o la loro deviazione dalla direzione primitiva erano conosciute dalla scienza antica. Queste leggi erano debitamente incorporate in una formula o diagramma che si  conservato fino ai nostri giorni. In questa formula, il periodo al termine del quale le vibrazioni sono raddoppiate era diviso in otto gradini disuguali, corrispondenti al tasso di progressione delle vibrazioni. L'ottavo gradino  la ripetizione del primo, con un numero doppio di vibrazioni. Questo periodo, ossia la linea di sviluppo delle vibrazioni, misurato a partire da un dato numero di vibrazioni sino al momento in cui questo numero  raddoppiato,  chiamato ottava, cio linsieme di otto parti.
Il principio della divisione in otto intervalli disuguali del processo al termine del quale le vibrazioni sono raddoppiate,  fondato sullo studio della progressione non uniforme delle vibrazioni nell'ottava intera e i diversi gradini dell'ottava mostrano l'accelerazione e il rallentamento del suo sviluppo nei differenti momenti.
Racchiusa in questa formula, l'idea di ottava  stata trasmessa da maestro ad allievo, da una scuola ad un'altra. In tempi molto lontani, una di queste scuole scopr la possibilit di applicare questa formula alla musica.  cos che fu ottenuta la scala musicale di sette toni, conosciuta nella pi remota antichit, poi dimenticata, e di nuovo scoperta o 'ritrovata'.
La scala di sette toni  la formula di una legge cosmica elaborata da antiche scuole e applicata alla musica. Se tuttavia studiamo le manifestazioni della legge di ottava nelle vibrazioni di altro genere, vedremo che le leggi sono ovunque le stesse. La luce, il calore, le vibrazioni chimiche, magnetiche ed altre sono sottomesse alle stesse leggi delle vibrazioni sonore; per esempio lo spettro della luce  conosciuto dalla fisica; in chimica, il sistema periodico degli elementi  senza alcun dubbio strettamente legato al principio di ottava, bench questa corrispondenza non sia stata pienamente chiarita dalla scienza.
Uno studio della struttura della scala musicale offre una base eccellente per comprendere la legge cosmica d'ottava.
Prendiamo ancora una volta l'ottava ascendente, ossia l'ottava in cui la frequenza delle vibrazioni aumenta. Supponiamo che questa ottava cominci con 1000 vibrazioni al secondo. Designiamo queste 1000 vibrazioni con la nota do. Le vibrazioni sono crescenti, ossia la loro frequenza aumenta. Il punto in cui la frequenza raggiunge 2000 vibrazioni sar il secondo do, vale a dire il do dell'ottava seguente: Il periodo tra un do e il do seguente, ossia un'ottava,  diviso in sette parti disuguali, perch la frequenza delle vibrazioni non aumenta uniformemente fra do r mi fa sol la si do.
 Il rapporto di intensit delle differenti note o della loro frequenza di vibrazioni si stabilir come segue: Se attribuiamo a do valore 1, allora re ne sar i 9/8, mi i 5/4, fa i 4/3, sol i 3/2, la i 5/3, si i 15/8 e do avr valore 2.
La differenza nell'accelerazione delle vibrazioni, o progressione ascendente delle note, o differenza di tono sar la seguente:
tra do e re 9/8 : 1 = 9/8 
tra re e mi 5/4 : 9/8 = 10/9 
tra mi e fa 4/3 : 5/4 = 16/15 (progressione rallentata) 
tra fa e sol 3/2 : 4/3 = 9/8 
tra sol e la 5/3 : 3/2 = 10/9 
tra la e si 15/8 : 5/3 = 9/8 
tra si e do 2 : 15/8 = 16/15 (progressione di nuovo rallentata) 
Le differenze tra le note, o le differenze di altezza delle note, sono chiamate intervalli. Vediamo che vi sono tre specie di intervalli nell'ottava: 9/8, 10/9 e 16/5, ci che, in numeri interi, corrisponde a 405, 400 e 384. Il pi piccolo intervallo: 16/15, si trova tra mi e fa, e tra si e do. Sono questi precisamente i due punti di rallentamento nell'ottava.
Nella scala musicale di sette toni, si considera teoricamente che vi siano due semitoni tra due note successive, salvo che per gli intervalli mi-fa e si-do, che hanno un solo semitono e nei quali il secondo semitono  considerato come mancante.
In questo modo, si ottengono venti note, delle quali otto fondamentali: do, re, mi, fa, sol, la, si, do, e dodici intermedie; due fra ciascuna delle coppie di note seguenti: DO RE. RE MI. FA SOL. SOL LA. LA SI. e una tra le due coppie di note seguenti: MI FA. SI DO.
Ma in pratica, ossia in musica, invece di dodici semitoni intermedi, se ne considerano soltanto cinque, poich fra mi e fa e tra si e do, il semitono manca.
In questo modo, la struttura della scala musicale da uno schema della legge cosmica degli intervalli o semitoni mancanti. Diciamo a questo proposito che, quando si parla di ottave sia in senso 'cosmico' che in senso 'meccanico', solo gli intervalli mi-fa e si-do sono chiamati intervalli. 
Se ne cogliamo tutto il significato, la legge dell'ottava ci da una nuova spiegazione della vita intera, del progresso e dello sviluppo dei fenomeni su tutti i piani dell'universo da noi osservato. Questa legge spiega perch in natura non vi sono linee diritte, ed anche perch non possiamo n pensare, n fare, perch tutto in noi si pensa da s, perch tutto in noi accade, e accade generalmente in modo contrario a quello che desideriamo o aspettiamo. Tutto ci  l'effetto chiaro e diretto degli intervalli o rallentamenti nello sviluppo delle vibrazioni.
Che cosa precisamente succede al momento del rallentamento delle vibrazioni? Avviene una deviazione dalla direzione originale. L'ottava comincia nella direzione indicata dalla freccia: Ma una deviazione ha luogo tra mi e fa; la linea cominciata al do cambia direzione: e attraverso fa, sol, la e si, essa discende con un certo angolo rispetto alla sua direzione originale, indicata dalle prime tre note. Tra si e do si trova il secondo intervallo, una nuova deviazione, un altro cambiamento di direzione.
Ad ogni ottava, la deviazione  pi accentuata, in modo che la linea delle ottave arriva a formare un semicerchio e procede in una direzione opposta alla direzione originaria.
Nel suo ulteriore sviluppo, la linea delle ottave, o linea di sviluppo delle vibrazioni, pu ritornare alla sua direzione primitiva e quindi formare un cerchio completo.
Questa legge dimostra perch, nelle nostre attivit, non c' mai niente che vada in linea retta, perch, avendo cominciato a fare una cosa, ne facciamo poi un'altra interamente diversa, sovente l'opposto della prima, senza tuttavia notarlo e continuando a pensare di seguire sempre la stessa linea.
Fatti come questi e molti altri possono essere spiegati soltanto con la legge dell'ottava, attraverso una comprensione del ruolo e del significato degli 'intervalli' che obbligano costantemente la linea di sviluppo delle forze a modificare la propria direzione, a spezzarla, a curvarla, a mutarla nel proprio contrario, e cos via.
Le cose vanno sempre in questo modo e noi possiamo osservare ovunque questi cambiamenti di direzione. Dopo un certo periodo di attivit energica, di emozione intensa o di comprensione giusta, una reazione interviene, il lavoro diviene noioso e trascurato, momenti di stanchezza e di indifferenza appaiono nel sentimento; invece di pensare rettamente, si cercano dei compromessi; si sopprimono o si scartano i problemi difficili. La linea per continua a svilupparsi, ma non pi nella stessa direzione dell'inizio. Il lavoro diventa meccanico, il sentimento, sempre pi debole, si abbassa al livello degli avvenimenti abituali di ogni giorno. Il pensiero diventa dogmatico, letterale. Tutto si svolge cos per un certo tempo, poi vi  di nuovo una reazione, un 
arresto, una deviazione. Lo sviluppo della forza pu proseguire ancora, ma il lavoro che era stato cominciato con ardore ed entusiasmo  diventato una formalit obbligatoria ed inutile; numerosi elementi estranei sono entrati nel sentimento: considerazione, oppressione, irritazione, ostilit; il pensiero gira in cerchio, ripetendo ci che gi sapeva e ci si smarrisce sempre di pi.
Lo stesso fenomeno si ripete in tutte le sfere dell'attivit umana.
In letteratura, scienza, arte, filosofia, religione, nella vita individuale e soprattutto nella vita sociale e politica, possiamo osservare come la linea di sviluppo delle forze devia dalla sua direzione originale e, dopo un certo tempo, va in una direzione diametralmente opposta, sempre conservando il nome di prima. Uno studio della storia intrapreso da questo punto di vista rende palesi i fatti pi strani, ma l'umanit meccanica non desidera notarli. Forse gli esempi pi interessanti di tali cambiamenti di direzione nella linea di sviluppo delle forze possono essere trovati nella storia delle religioni, soprattutto nella storia della religione cristiana, se la si studia imparzialmente. Pensate quanti giri ha dovuto fare la linea di sviluppo delle forze per andare dall'amore predicato dal Vangelo fino all'Inquisizione; per andare dagli ascetici dei primi secoli, che studiavano il cristianesimo esoterico, agli 
scolastici, che calcolavano quanti angeli potevano stare sulla punta di un ago.
 La legge dell'ottava spiega parecchi fenomeni della nostra vita, che altrimenti sarebbero incomprensibili.
Il primo  il principio della deviazione delle forze.
Il secondo, il fatto che nulla al mondo resta sempre allo stesso posto o rimane ci che era; tutto si muove, tutto si sposta, cambia, e, inevitabilmente} sale o scende, si rinforza o si indebolisce, si sviluppa o degenera, vale a dire si muove su una linea d'ottava o ascendente o discendente.
E il terzo  che nello sviluppo stesso delle ottave, ascendenti o discendenti, si verificano costantemente delle fluttuazioni, delle crescite e decrescite.
Finora abbiamo parlato soprattutto della discontinuit delle vibrazioni e della deviazione delle forze. Ora dobbiamo afferrare chiaramente due altri principi: quello dell'inevitabilit sia della salita che della discesa in ogni linea di sviluppo delle forze, e quello delle fluttuazioni periodiche, ossia delle crescite e decrescite su ogni linea, sia ascendente che discendente.
Nulla pu svilupparsi restando al medesimo livello. La salita o la discesa sono la condizione cosmica inevitabile di ogni azione. Noi non comprendiamo e non vediamo ci che avviene intorno a noi e dentro di noi, sia perch non teniamo mai conto della inevitabilit della discesa quando non c' salita, sia perch prendiamo la discesa per una salita. Queste sono due delle cause fondamentali delle nostre illusioni su noi stessi. Non vediamo la prima, perch pensiamo sempre che le cose possano restare a lungo sullo stesso livello; e ignoriamo la seconda, perch le salite, l dove noi le vediamo, sono in realt impossibili, cos impossibili come lo sviluppo della coscienza con dei mezzi meccanici.
Avendo imparato a distinguere le ottave ascendenti e discendenti nella vita, dobbiamo imparare a distinguere salita e discesa nelle ottave stesse.
Qualsiasi lato della nostra vita si consideri, possiamo vedere che niente pu restare uguale e costante; dappertutto e in ogni cosa continua un'oscillazione simile a quella di un pendolo, ovunque e in tutte le cose le onde si sollevano e ricadono. La nostra energia, nell'una o nell'altra direzione, aumenta all'improvviso, poi si affievolisce altrettanto rapidamente; i nostri umori 'migliorano' o 'peggiorano' senza alcuna ragione apparente; i nostri sentimenti, desideri, intenzioni, decisioni, tutto passa di volta in volta per dei periodi di ascesa o discesa, tutto si rinforza o si indebolisce.
Vi sono nell'uomo forse centinaia di pendoli in movimento. Queste salite e queste discese, queste fluttuazioni dei nostri umori, dei nostri pensieri, sentimenti, energie, determinazioni, corrispondono sia ai periodi di sviluppo delle forze da un intervallo all'altro, sia agli intervalli stessi.
Questa legge dell'ottava, nelle sue tre manifestazioni principali, condiziona numerosi fenomeni, sia di natura psichica, sia di natura organica, ossia collegati direttamente alla nostra vita. Dalla legge dell'ottava dipendono l'imperfezione e la ristrettezza del nostro sapere in tutti i campi senza eccezione, principalmente perch cominciamo col prendere una direzione e dopo, senza notarlo, finiamo con l'andare in un'altra.
Come abbiamo gi detto, la legge dell'ottava in tutte le sue manifestazioni non era ignorata dall'antica conoscenza.
Persino la nostra divisione del tempo, ossia i giorni della settimana suddivisi in sei giorni di lavoro e una domenica,  in rapporto con le propriet e le condizioni interiori della nostra attivit, che dipendono dalla legge generale. Il mito biblico della creazione del mondo in sei giorni e un settimo nel quale Dio si riposa dal suo lavoro,  pure un'espressione della legge dell'ottava, o una indicazione di essa, sebbene incompleta.
Le osservazioni basate su una comprensione della legge dell'ottava mostrano che le 'vibrazioni' possono svilupparsi in modi diversi. Nelle ottave interrotte, esse sorgono e cadono, sono trascinate e inghiottite da vibrazioni pi forti che le intersecano o che vanno in una direzione contraria. Nelle ottave che deviano dalla direzione originale le vibrazioni cambiano di natura e danno risultati opposti a quelli che si sarebbero potuti aspettare all'inizio.
Soltanto nelle ottave di ordine cosmico, ascendenti o discendenti, le vibrazioni si sviluppano in maniera conseguente e ordinata, mantenendo sempre la direzione presa all'inizio.
D'altra parte, l'osservazione mostra che uno sviluppo d'ottave giusto e costante, bench raro,  possibile in ogni occasione della vita, nell'attivit della natura e anche nell'attivit umana.
Lo sviluppo corretto di queste ottave  basato su ci che parrebbe un accidente. Accade talvolta che delle ottave che progrediscono parallelamente a una data ottava, intersecandola o incontrandola, colmino in qualche maniera i suoi intervalli e rendano possibile alle vibrazioni di tale ottava di evolversi liberamente e senza arresti. L'osservazione di questo sviluppo corretto delle ottave stabilisce il fatto che, se al momento opportuno, ossia nel momento in cui l'ottava data passa per un intervallo, sopraggiunge uno 'sshock addizionale' di forza e di carattere corrispondenti, essa si svilupper in seguito senza ostacoli, seguendo la sua direzione originale, senza perdere n cambiare niente della sua natura.
In tali casi, vi  una differenza essenziale tra le ottave ascendenti e le discendenti.
In un'ottava ascendente, il primo 'intervallo' si trova tra mi e fa.
Se un'energia addizionale corrispondente entra a questo punto, l'ottava si svilupper senza ostacoli fino a si, ma tra si e do occorre uno sshock supplementare molto pi forte che tra mi e fa, affinch essa si sviluppi correttamente, perch a questo punto le vibrazioni dell'ottava sono a un diapason molto pi elevato ed  necessaria un'intensit maggiore per evitare un arresto nello sviluppo dell'ottava.
In un'ottava discendente, al contrario, il pi grande intervallo si incontra all'inizio, subito dopo il primo do, e gli elementi che permettono di colmarlo si trovano molto sovente nel do stesso, o nelle vibrazioni laterali emesse dal do. Per questa ragione, un'ottava discendente si sviluppa molto pi facilmente di un'ottava ascendente: dopo aver passato il si, raggiunge senza ostacoli il fa; qui uno shock supplementare  necessario, anche se considerevolmente meno forte del primo shock tra do e si.
Nella grande ottava cosmica che si estende fino a noi nella forma del raggio di creazione, possiamo vedere il primo esempio completo della legge dell'ottava. Il raggio di creazione comincia con l'Assoluto.
L'Assoluto  il Tutto. Il Tutto, che possiede la piena unit, la piena volont e la piena coscienza, crea dei mondi all'interno di se stesso e comincia cos l'ottava cosmica discendente. L'Assoluto  il do di questa ottava. I mondi che l'Assoluto crea in se stesso sono si. L'intervallo tra do e si  riempito in questo caso dalla volont dell'Assoluto.
Il processo di creazione si sviluppa ulteriormente con la forza dell'impulso iniziale, pi uno sshock addizionale. Si passa al la che  per noi il mondo degli astri, la Via Lattea. La passa al sol, il nostro Sole, il sistema solare. Sol passa al fa, il mondo planetario. E qui, tra il mondo planetario, preso come un tutto, e la nostra Terra, si presenta un 'intervallo'. Questo significa che le radiazioni planetarie, che portano diverse influenze alla Terra, non possono raggiungerla, o, pi esattamente, non sono ricevute: la Terra le riflette. Per colmare l'intervallo, a questo punto del raggio di creazione  stato creato un dispositivo speciale per la ricezione e la trasmissione delle influenze provenienti dai pianeti.
Questo dispositivo  la vita organica sulla Terra. La vita organica trasmette alla Terra tutte le influenze che le sono destinate, e rende possibile lo sviluppo ulteriore e la crescita della Terra, il mi dell'ottava cosmica, poi quello della Luna o re, dopo di che viene un altro do: Nulla. Tra Tutto e Nulla passa il raggio di creazione.
Conoscete la preghiera: 'Dio Santo, Dio Possente, Dio Immortale'? Questa preghiera  un vestigio dell'antica conoscenza. Dio Santo significa l'Assoluto o Tutto. Dio Possente significa anche l'Assoluto o Nulla. Dio Immortale significa ci che vi  tra essi, ossia le sei note del raggio di creazione, con la Vita organica'. Tutti e tra insieme fanno uno.  la Trinit coesistente e indivisibile.
Dobbiamo ora soffermarci sull'idea degli 'sshock addizionali' che rendono possibile alle linee di forze di raggiungere lo scopo prefisso.
Come ho gi detto, gli sshock possono aver luogo casualmente. Un caso  naturalmente qualche cosa di molto incerto. Ma queste linee di sviluppo di forze che sono raddrizzate accidentalmente e che l'uomo pu qualche volta vedere, o supporre, o sperare, mantengono in lui, pi di ogni altra cosa, l'illusione della linea retta. In altri termini, crediamo che le linee rette siano la regola e che le linee spezzate e interrotte siano l'eccezione. Questo suscita in noi l'illusione che sia possibile fare; che sia possibile raggiungere un fine progettato. In realt un uomo non pu fare nulla. Se, per caso, la sua attivit da un risultato qualsiasi, che somiglia solo in apparenza, o solo di nome, allo scopo iniziale, l'uomo afferma a s stesso e agli altri di aver raggiunto lo scopo che si era prefisso, e sostiene che chiunque altro sarebbe capace di raggiungerlo; e gli altri gli credono.
In realt,  un'illusione. Un uomo pu vincere alla roulette. Ma si tratter di un fatto accidentale. Raggiungere uno scopo che ci si era prefissi nella vita o in qualche sfera particolare di attivit  un fatto altrettanto accidentale. La sola differenza  che alla roulette l'uomo per lo meno sa ad ogni puntata, senza sbagliarsi, se ha perso o vinto. Ma nelle attivit della vita, soprattutto in quelle di carattere sociale, quando passano anni tra l'inizio di un'azione e il suo risultato, un uomo pu sbagliarsi molto facilmente e prendere il risultato 'ottenuto' per il risultato desiderato, cio credere di aver vinto, quando, nell'insieme, ha perso.
Il pi grande insulto per un 'uomo-macchina',  dirgli che non pu fare nulla, che non pu raggiungere nulla, che non potr mai avvicinarsi ad uno scopo qualsiasi e che, tendendo verso uno scopo, ne far apparire inevitabilmente un altro. E di fatto non pu essere altrimenti.
L'uomo-macchina  in bala dell'accidente, del caso. Le sue attivit possono essere impegnate per caso in un canale tracciato da forze cosmiche o meccaniche e possono seguirlo per caso per qualche tempo, dando l'illusione che un qualche scopo sia stato raggiunto. Una tale corrispondenza accidentale dei risultati con gli scopi che ci eravamo proposti, o la riuscita in certe piccole cose che non possono avere alcuna conseguenza, suscita nell'uomo meccanico la convinzione che sia in suo potere raggiungere qualsiasi scopo, che egli  'capace di conquistare la natura', come egli pretende, che  capace di 'costruirsi una vita', e cos via.
In realt, egli , naturalmente, incapace di fare qualcosa del genere, perch non solo non ha controllo sulle cose fuori di lui, ma neppure sulle cose che sono dentro di lui. Quest'ultima idea deve essere compresa molto chiaramente e assimilata; nello stesso tempo occorre capire che il controllo delle cose esteriori comincia con il controllo delle cose dentro di noi, con il controllo di noi stessi. Un uomo che non pu controllare se stesso, ossia il corso delle cose dentro di s, non pu controllare niente. 
Con quale metodo pu essere ottenuto un controllo? 
La parte tecnica di questo metodo pu essere spiegata dalla legge d'ottava. Le ottave possono svilupparsi in una maniera conseguente e continua nella direzione desiderata se gli sshock 'addizionali' intervengono al momento necessario, ossia quando si produce un rallentamento delle vibrazioni. Se gli 'sshock addizionali' non intervengono al momento necessario, le ottave cambiano la loro direzione. Naturalmente,  fuori questione sperare che gli 'sshock addizionali' arrivino da soli, dall'esterno e al momento necessario. Resta dunque all'uomo la scelta seguente: o trovare alle proprie attivit una direzione che corrisponda alla linea meccanica degli avvenimenti del momento, in altri termini, andare dove soffia il vento, 'nuotare con la corrente', anche se ci contraddice le sue intime inclinazioni, convinzioni, simpatie; oppure rassegnarsi all'idea dell'insuccesso di tutto ci che egli intraprende.
Ma vi  un'altra soluzione: l'uomo pu imparare a riconoscere i momenti degli intervalli in tutte le linee della sua attivit, e a creare gli 'sshock addizionali'; in altre parole, pu imparare ad applicare alle proprie attivit il metodo di cui si servono le forze cosmiche nel creare degli 'sshock addizionali' ogni volta che essi sono necessari.
La possibilit di sshock addizionali artificiali, vale a dire creati appositamente, da un senso pratico allo studio della legge dell'ottava e rende questo studio obbligatorio e necessario per un uomo che voglia uscire dal ruolo di spettatore passivo di ci che accade a lui e attorno a lui.
L'uomo-macchina' non pu far niente. A lui, come attorno a lui, tutto accade. Per fare,  necessario conoscere la legge dell'ottava, conoscere i momenti degli intervalli, ed essere capaci di creare gli 'sshock addizionali' necessari.
Ci si pu imparare soltanto in una scuola, vale a dire in una scuola organizzata su basi giuste e che segua tutte le tradizioni esoteriche. Senza l'aiuto di una scuola, un uomo da solo non potr mai comprendere la legge dell'ottava, il posto degli intervalli e l'ordine secondo il quale gli sshock devono essere creati. Non lo pu capire, poich certe condizioni sono indispensabili per arrivare a questa comprensione, e queste condizioni non possono essere create che in una scuola creata essa stessa su questi principi. 
Come una 'scuola' possa essere creata sui principi della legge dell'ottava, verr spiegato a tempo opportuno, e ci vi spiegher a sua volta uno degli aspetti dei rapporti della legge del sette con la legge del tre. Per ora, basti dire che nell'insegnamento di scuola sono dati all'uomo sia esempi di ottave cosmiche discendenti, (creatrici), sia esempi di ottave ascendenti (evolutive). Il pensiero occidentale, che non sa nulla n delle ottave, n della legge del tre, confonde le linee ascendenti e discendenti e non capisce che la linea d'evoluzione si oppone alla linea di creazione, vale a dire che l'una va contro l'altra, come se andasse contro corrente.
Studiando la legge dell'ottava, ci si deve ricordare che le ottave, viste nella loro relazione reciproca, si dividono in fondamentali e subordinate.
L'ottava fondamentale pu essere paragonata al tronco di un albero i cui rami sarebbero le ottave subordinate. Le sette note fondamentali dell'ottava e i due 'intervalli' portatori di nuove direzioni costituiscono nove anelli di una catena, tre gruppi di tre anelli ciascuno.
Le ottave fondamentali sono collegate alle secondarie o subordinate in un modo ben definito. Dalle ottave subordinate del primo ordine escono le ottave subordinate del secondo ordine, ecc. La struttura delle ottave pu essere paragonata alla struttura di un albero. Dal tronco fondamentale si dipartono in tutte le direzioni dei rami, che si dividono a loro volta in rami sempre pi piccoli e che alla fine si ricoprono di foglie. Lo stesso processo avviene nella struttura delle foglie, nella formazione delle nervature, delle dentellature e cos via.
Come tutte le cose della natura, il corpo umano, che rappresenta un certo tutto, comporta, sia all'interno che all'esterno, le stesse correlazioni.
Secondo il numero delle note dell'ottava e dei suoi 'intervalli', il corpo umano ha nove misure di base espresse con dei numeri definiti.
Negli individui naturalmente questi numeri differiscono notevolmente, ma entro certi limiti. Queste nove misure di base, che danno un'ottava intera del primo ordine, combinandosi in un certo modo passano ad un ordine di ottave subordinate che fanno nascere a loro volta altre ottave subordinate, e cos via.
In questo modo,  possibile ottenere le misure di ogni membro o di ogni parte del corpo umano, dato che essi sono tutti in relazione definita tra di loro.
La legge dell'ottava diede luogo, naturalmente, a numerose conversazioni nel nostro gruppo e ci rese perplessi. G. non cess di metterci in guardia contro un eccesso di teoria.
Dovete capire e sentire questa legge in voi stessi, diceva, e solo allora la vedrete al di fuori di voi.
Ci era evidente. Ma la difficolt non era soltanto questa. Una comprensione semplicemente 'tecnica' della legge dell'ottava richiede gi molto tempo. E noi vi ritornavamo sempre, sia in seguito a delle scoperte inattese, sia quando avevamo di nuovo perso ci che ci era parso gi ben stabilito.
Mi  difficile oggi riferire come, in differenti periodi, ora un'idea, ora un'altra diveniva il centro di gravita del nostro lavoro, attirava maggiormente la nostra attenzione e dava origine al maggior numero di conversazioni. In ogni modo, l'idea della legge dell'ottava divenne un centro di gravita permanente. Ci ritornavamo ad ogni occasione, ne discutevamo i vari aspetti ad ogni riunione, finch cominciammo gradualmente a considerare tutte le cose dal punto di vista di quest'idea.
Nella sua prima esposizione, G. aveva dato soltanto le linee generali dell'idea; vi ritorn costantemente per sottolinearne i diversi aspetti.
Ad una delle seguenti riunioni, egli mise in evidenza in modo molto interessante un altro significato della legge dell'ottava, che approfondiva maggiormente l'argomento.
Per capire meglio il significato della legge di ottava, bisogna avere un'idea chiara di un'altra propriet delle vibrazioni, quella di dividersi in Vibrazioni interiori'. In effetti, in tutte le vibrazioni si generano altre vibrazioni, e ogni ottava pu risolversi in un gran numero di ottave interiori.
Ogni nota di qualsiasi ottava pu essere considerata come un'ottava intera su un altro piano.
Ogni nota di queste ottave interiori contiene a sua volta un'ottava intera, e cos via un gran numero di volte, ma non all'infinito, perch vi  un limite definito allo sviluppo delle ottave interiori.
Queste vibrazioni interiori, che si producono simultaneamente in veicoli di densit differenti, si compenetrano, si riflettono, e si generano reciprocamente, trascinandosi, arrestandosi o modificandosi a vicenda.
Rappresentiamoci delle vibrazioni in una sostanza o in un veicolo di densit definita. Supponiamo che questa sostanza o veicolo sia formata di atomi relativamente grossolani nel mondo 48 e che ciascuno di essi sia per cos dire un agglomerato di 48 atomi primordiali. Le vibrazioni che si producono in questi veicolo sono divisibili in ottave e le ottave in note. Supponiamo di aver scelto un'ottava di queste vibrazioni allo scopo di fare determinate ricerche. Dobbiamo renderci conto che entro i limiti di quest'ottava si effettuano vibrazioni di una sostanza ancora pi fine. La sostanza del mondo 48  saturata di sostanza del mondo 24; le vibrazioni nella sostanza del mondo 24 sono in una relazione definita con le vibrazioni nella sostanza del mondo 48; per essere pi esatti, ogni nota delle vibrazioni nella sostanza del mondo 48 contiene un'intera ottava delle vibrazioni nella sostanza del mondo 24.
Queste sono le ottave interiori.
La sostanza del mondo 24 , a sua volta, permeata dalla sostanza del mondo 12. Anche in questa sostanza, dunque, ci sono vibrazioni ed ogni nota dell'ottava di vibrazioni del mondo 24 contiene un'intera ottava di vibrazioni del mondo 12. La sostanza del mondo 12  permeata dalla sostanza del mondo 6. La sostanza del mondo 6  permeata dalla sostanza del mondo 3. La sostanza del mondo 3  permeata dalla sostanza del mondo 1. In ciascuno di questi mondi esistono vibrazioni corrispondenti e l'ordine resta sempre lo stesso, cio ogni nota dell'ottava di vibrazioni di una sostanza pi grossolana contiene un'intera ottava di vibrazioni di una sostanza pi fine. 
Se cominciamo con le vibrazioni del mondo 48, possiamo dire che una nota dell'ottava di vibrazioni di questo mondo contiene un'ottava o sette note delle vibrazioni del mondo planetario. Ogni nota dell'ottava di vibrazioni del mondo planetario contiene sette note dell'ottava di vibrazioni del mondo del sole. Ogni nota dell'ottava di vibrazioni del mondo del sole conterr sette note dell'ottava di vibrazioni del mondo stellare, e cos via.
Lo studio delle ottave interiori, lo studio della loro relazione con le ottave esteriori e l'eventuale influenza delle prime sulle seconde costituisce una parte molto importante dello studio del mondo e dell'uomo.
Alla riunione successiva, G. riespose e svilupp ci che aveva detto del raggio di creazione.
Il raggio di creazione, come qualsiasi altro processo nel momento in cui si completa, pu essere considerato come un'ottava. Si tratter di un'ottava discendente nella quale il do passa al si, il si al la e cos via. L'Assoluto o il Tutto (mondo 1) sar do; tutti i mondi (mondo 3) saranno si; tutti i soli (mondo 6) saranno la; il nostro sole (mondo 12) sar sol; tutti i pianeti (mondo 24) saranno la; il nostro sole (mondo 12) sar mi; la luna (mondo 96) sar re.
Il raggio di creazione comincia dall'Assoluto. L'Assoluto  Tutto.  do. 
Il raggio di creazione ha termine nella luna. Al di l della luna vi  Niente. Anche questo  l'Assoluto: do.
Esaminando il 'raggio di creazione' o  l' 'ottava cosmica', vediamo che vi saranno degli intervalli nello sviluppo di questa ottava; il primo tra do e si, ossia tra il mondo 1 e il mondo 3, tra l'Assoluto e tutti i mondi; e il secondo tra fa e mi, cio fra il mondo 24 e il mondo 48, tra tutti i pianeti e la terra. Ma il primo 'intervallo'  riempito dalla volont dell'Assoluto. Una delle manifestazioni della volont dell'Assoluto consiste precisamente nel riempire questo 'intervallo' per mezzo dell'apparizione cosciente della forza neutralizzante che colma l'intervallo tra la forza attiva e la forza passiva.
Al secondo 'intervallo', la situazione  pi complessa. Qualche cosa manca tra i pianeti e la terra. Le influenze planetarie non possono passare alla terra 
direttamente e pienamente. Uno 'sshock addizionale'  indispensabile;  necessaria la creazione di qualche condizione nuova per assicurare un passaggio adeguato di forze. 
Le condizioni che assicurano un passaggio delle forze sono create da un dispositivo meccanico speciale sistemato tra i pianeti e la terra. Questo dispositivo speciale, questa 'stazione trasmittente di forze',  la vita organica sulla terra. La vita organica sulla terra  stata creata per colmare l'intervallo tra i pianeti e la terra.
La vita organica rappresenta per cos dire l'organo di percezione della terra. La vita organica forma una specie di pellicola sensibile che copre tutto il globo terrestre e che riceve le influenze provenienti dalla sfera planetaria, le quali non potrebbero in altro modo raggiungere la terra. I regni vegetale, animale e umano sono, sotto questo aspetto, di uguale importanza per la terra. Un terreno coperto d'erba assorbe le influenze planetarie di una certa specie e le trasmette alla terra. La stessa prateria con una folla di gente assorbir e trasmetter altre influenze. La popolazione d'Europa assorbe influenze planetarie e le trasmette alla terra. La popolazione d'Africa assorbe altre influenze planetarie e cos via.
Tutti i grandi eventi nella vita delle masse umane sono causati dalle influenze planetarie. Sono il risultato dell'assorbimento di queste forze. La societ umana  una massa molto sensibile alla ricezione delle influenze planetarie. E una qualsiasi piccola tensione accidentale nelle sfere planetarie pu ripercuotersi per anni con un'animazione crescente in questa o quella sfera dell'attivit umana. Qualcosa di accidentale e di molto transitorio si produce nello spazio planetario: viene immediatamente avvertito dalle masse umane, e gli uomini si mettono ad odiarsi e ad uccidersi a vicenda, giustificando le loro azioni con qualche teoria di fraternit, uguaglianza, amore o giustizia.
La vita organica  l'organo di percezione della terra ed  nel contempo un organo di radiazione. Grazie alla vita organica, ogni parte della superficie terrestre emette ad ogni istante una particolare specie di raggi in direzione del sole, dei pianeti e della luna. Si pu dire quindi che il sole ha bisogno di un certo tipo di radiazioni, i pianeti di un altro tipo, e la luna di un altro ancora. Tutto ci che avviene sulla terra crea delle radiazioni di questa specie. E molte cose sovente accadono per la sola ragione che determinati tipi di radiazioni sono richiesti da certe parti della superficie terrestre.
Dicendo queste cose, G. attir la nostra attenzione particolarmente sulla non conformit del tempo, ossia della durata degli avvenimenti, nel mondo planetario e nella vita umana. La ragione della sua insistenza su questo punto mi divenne chiara solo pi tardi.
Al tempo stesso, egli accentuava costantemente il fatto che, qualunque cosa avvenisse nella sottile pellicola della vita organica, serviva sempre gli interessi della terra, del sole, dei pianeti e della luna; niente di inutile n di indipendente vi si poteva produrre, perch essa era stata creata per uno scopo determinato e vi rimaneva subordinata.
Un giorno, sviluppando questo tema, egli ci diede un diagramma della struttura delle ottave, nel quale uno degli anelli era la vita organica sulla terra.
Questa ottava supplementare o laterale, egli disse, nel raggio di creazione comincia dal sole.
Il sole, che  il sol dell'ottava cosmica, comincia a risuonare ad un certo momento come do.
 necessario rendersi conto che ogni nota di una qualsiasi ottava, nel nostro caso ogni nota dell'ottava cosmica, pu rappresentare il do di un'ottava laterale originata dalla prima. Sarebbe ancora pi esatto dire che una qualsiasi nota di qualsiasi ottava pu essere allo stesso tempo una qualsiasi nota di ogni altra ottava che l'attraversa.
Nel caso presente, sol comincia a risuonare come do. Scendendo al livello dei pianeti, questa ottava passa al si; discendendo ancora pi in basso, essa da 
tre note: la, sol, fa, che creano e costituiscono la vita organica sulla terra nella forma sotto la quale noi la conosciamo; il mi di questa ottava si fonde con il mi dell'ottava cosmica, ossia con la terra, e il re con il re dell'ottava cosmica, ossia con la luna. Sentimmo immediatamente che questa ottava laterale aveva un grande significato. Innanzitutto, mostrava che la vita organica, rappresentata nel diagramma da tre note, comportava due note superiori, una al livello dei pianeti e l'altra al livello del sole, e che aveva inizio dal sole. Questo era il punto pi importante, poich una volta di pi ci contraddiceva, come molte altre cose nel sistema di G., l'idea moderna corrente che la vita tragga la sua origine dal basso. Secondo le spiegazioni di G., la vita veniva dallalto. Alle riunioni seguenti si parl molto delle note mi e re dell'ottava laterale. Naturalmente, non potevamo definire ci che fosse re, ma era chiaro il suo legame all'idea di nutrimento per la luna. Certi prodotti della disintegrazione della vita organica vanno alla luna; questo doveva essere re. In quanto al mi, era possibile parlarne con precisione. La vita organica spariva senza alcun dubbio all'interno della terra. Il ruolo della vita organica nella struttura della superficie della terra era indiscutibile.
Vi era la crescita delle isole di corallo e delle montagne calcaree, la formazione dei giacimenti di carbone e di petrolio; le alterazioni del suolo sotto l'influenza della vegetazione; la crescita della vegetazione nei laghi; la formazione di un humus molto ricco grazie ai vermi; il cambiamento del clima dovuto al drenaggio delle paludi e alla distruzione delle foreste, e molte altre cose conosciute e sconosciute.
Inoltre, l'ottava laterale mostrava con particolare chiarezza come tutto venisse ad ordinarsi facilmente e correttamente nel sistema che stavamo studiando. Tutto ci che sembrava anormale, inatteso e accidentale spariva ed un immenso piano dell'universo, pensato rigorosamente, cominciava ad apparire.
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CAPITOLO OTTAVO 
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In una delle riunioni che seguirono, G. ritorn sul problema della coscienza.
Le funzioni psichiche e le funzioni fisiche, disse, non possono essere comprese fintanto che non si sia compreso che le une e le altre possono lavorare in differenti stati di coscienza.
Vi sono quattro stati di coscienza possibili per l'uomo (mise l'accento sulla parola 'uomo'). Ma l'uomo ordinario, in altri termini, l'uomo n. 1, 2 o 3, non vive che negli stati di coscienza pi bassi. I due stati di coscienza superiori gli sono inaccessibili, e bench egli possa averne conoscenza a sprazzi,  incapace di comprenderli e li giudica dal punto di vista dei due stati di coscienza inferiori che gli sono abituali.
Il primo, il sonno,  lo stato passivo nel quale gli uomini trascorrono un terzo, e sovente anche la met della loro vita. Il secondo, nel quale passano l'altra met della loro vita,  quello stato in cui camminano per le strade, scrivono libri, discutono soggetti sublimi, si occupano di politica, si ammazzano a vicenda:  uno stato che considerano attivo e chiamano 'coscienza lucida', o 'stato di veglia della coscienza'. Queste espressioni di 'coscienza lucida', o 'stato di veglia della coscienza' sembrano essere state formulate per scherzo, specialmente se ci si rende conto di ci che dovrebbe essere una coscienza lucida e di ci che  in realt lo stato nel quale l'uomo vive e agisce.
Il terzo stato di coscienza  il ricordarsi di s, o coscienza di s, coscienza del proprio essere.  generalmente ammesso che noi possediamo questo stato di coscienza o che possiamo averlo a volont. La nostra scienza e la nostra filosofia non hanno visto che noi non possediamo questo stato di coscienza e che il nostro desiderio  incapace di crearlo in noi, per quanto ferma possa essere la nostra decisione.
Il quarto stato di coscienza  la coscienza obiettiva. In questo stato, l'uomo pu vedere le cose come sono. Talvolta, negli stati inferiori di coscienza, egli pu avere dei barlumi di questa coscienza superiore. Le religioni di tutti i popoli contengono testimonianze sulla possibilit di tale stato di coscienza, che viene definito 'illuminazione', o con altri differenti nomi, ma che non pu essere descritto con parole. Ma lunica strada giusta verso la coscienza obiettiva passa attraverso lo sviluppo della coscienza di s. Un uomo ordinario, artificialmente portato in uno stato di coscienza obiettiva e poi riportato nel suo stato abituale, non ricorder nulla e penser semplicemente di aver perso conoscenza per un certo tempo. Ma, nello stato di coscienza di s, l'uomo pu avere degli sprazzi di coscienza obiettiva e conservarne il ricordo.
Il quarto stato di coscienza  uno stato del tutto diverso dal precedente; esso  il risultato di una crescita interiore e di un lungo e difficile lavoro su di s.
Il terzo stato di coscienza, invece, costituisce il diritto naturale dell'uomo quale egli , e, se l'uomo non lo possiede,  unicamente perch le sue condizioni di vita sono anormali. Senza esagerazione alcuna, si pu dire che attualmente il terzo stato di coscienza non appare nell'uomo che a tratti molto brevi e molto rari e che non  possibile renderlo pi o meno permanente senza un allenamento speciale.
Per la maggior parte delle persone, anche se colte e ragionevoli, il principale ostacolo sulla via dell'acquisizione della coscienza di s  che credono di possederla; in altri termini, sono del tutto convinti di avere gi la coscienza di s stessi e di possedere tutto ci che accompagna questo stato: l'individualit, nel senso di un 'Io' permanente e immutabile, la volont, la capacit di fare, e cos via. Ora,  evidente che un uomo non avr interesse ad acquisire con un lungo e difficile lavoro una cosa che, a parer suo, possiede gi. Al contrario, se gliene parlate, penser che siete pazzo, o che tentiate di approfittare della sua credulit per vostro vantaggio personale.
I due stati di coscienza superiori, la 'coscienza di s ' e la 'coscienza obiettiva', sono legati al funzionamento dei centri superiori dell'uomo.
Infatti, oltre ai centri dei quali abbiamo gi parlato, ne esistono altri due, il 'centro emozionale superiore' e il 'centro intellettuale superiore'.
Questi centri sono in noi; essi sono completamente sviluppati e lavorano ininterrottamente, ma il loro lavoro non riesce mai a raggiungere la nostra coscienza ordinaria. La ragione di questo risiede nelle propriet speciali della nostra cosiddetta 'coscienza lucida'.
Per comprendere quale  la differenza tra gli stati di coscienza bisogna tornare al primo stato, che  il sonno. Questo  uno stato di coscienza interamente soggettivo. L'uomo  immerso nei suoi sogni, poco importa che ne conservi o meno il ricordo. Anche se qualche impressione reale raggiunge il dormiente, come suoni, voci, calore, freddo, sensazione del proprio corpo, esse non risvegliano in lui che immagini soggettive fantastiche. Poi l'uomo si sveglia. A prima vista, questo  uno stato di coscienza completamente diverso. Egli pu muoversi, parlare con altre persone, fare dei progetti, vedere dei pericoli, evitarli, e cos di seguito. Sarebbe ragionevole pensare che si trovi in una situazione migliore di quando era addormentato.
Ma se vediamo le cose un po' pi a fondo, se gettiamo uno sguardo sul suo mondo interiore, sui suoi pensieri, sulle cause delle sue azioni, comprendiamo 
che egli  pressoch nello stesso stato in cui era quando dormiva.
 anche peggio, perch nel sonno egli  passivo, cio non pu fare nulla. Nello stato di veglia, al contrario, egli pu agire continuamente e i risultati delle sue azioni si ripercuoteranno su di lui e sulle persone intorno a lui. Eppure, non si ricorda di se stesso. Egli  una macchina, tutto gli succede. Egli non pu arrestare il flusso dei suoi pensieri, non pu controllare la sua immaginazione, le sue emozioni, la sua attenzione.
Vive in un mondo soggettivo di 'amo', 'non amo', 'mi piace', 'non mi piace', 'ho voglia', 'non ho voglia', cio in un mondo fatto di ci che crede di amare o non amare, di desiderare o non desiderare. Non vede il mondo reale. Esso gli  nascosto dal muro della sua immaginazione.
Egli vive nel sonno. Dorme. Quello che chiama la sua 'coscienza lucida' non  che sonno, e un sonno molto pi pericoloso del suo sonno, la notte, nel suo letto.
Consideriamo qualche avvenimento della vita dell'umanit. Ad esempio, la guerra. Vi  la guerra in questo momento. Cosa significa? Significa che molti milioni di addormentati si sforzano di distruggere molti milioni di altri addormentati. Si rifiuterebbero di farlo, naturalmente, se si svegliassero. Tutto quello che accade attualmente  dovuto a questo sonno.
Questi due stati di coscienza, sonno e stato di veglia, sono entrambi soggettivi. Solo cominciando a ricordarsi di s l'uomo pu realmente svegliarsi.
Intorno a lui, tutta la vita assumerebbe allora un aspetto ed un senso differenti. Egli la vedrebbe come una vita di gente addormentata, una vita di sonno. Tutto ci che la gente dice, tutto quello che fa, lo dice e lo fa nel sonno. Nulla di questo pu avere dunque il minimo valore. Solo il risveglio, e ci che conduce al risveglio, ha un valore reale.
Quante volte mi avete domandato se non sarebbe possibile arrestare le guerre? Certamente, sarebbe possibile. Basterebbe che la gente si svegliasse. Sembra una cosa da nulla. Non vi  nulla, invece, di pi difficile, perch il sonno  indotto e mantenuto dall'intera vita circostante, da tutte le condizioni dell'ambiente.
Come svegliarsi? Come sfuggire a questo sonno? Queste domande sono le pi importanti, le pi vitali che un uomo si possa porre. Ma prima di porsele, egli dovr convincersi del fatto stesso del suo sonno. E gli sar possibile convincersene solo tentando di svegliarsi. Quando avr compreso che non si ricorda mai di s stesso, e che il ricordarsi di s significa risvegliarsi fino ad un certo grado, e quando avr visto per esperienza quanto sia difficile ricordarsi di s, allora comprender che per svegliarsi non basta desiderarlo. Pi rigorosamente, diremo che un uomo non pu svegliarsi da s. Ma se venti uomini si mettono d'accordo e stabiliscono che il primo di essi che si sveglier, sveglier gli altri, essi hanno gi una possibilit.
Tuttavia, anche questo  insufficiente, perch questi venti uomini possono dormire nello stesso tempo e sognare di svegliarsi. Dunque  necessario qualcosa di pi. Questi venti uomini devono essere sorvegliati da un uomo che non sia addormentato o che non si addormenti cos facilmente come gli altri, o che si metta coscientemente a dormire quando ci  possibile, quando non pu risultarne alcun male n per lui, n per gli altri. Essi devono trovare un tale uomo e accaparrarselo, affinch li svegli e impedisca loro di ricadere nel sonno. Senza questa condizione,  impossibile svegliarsi. Questo bisogna comprenderlo.
 possibile pensare per migliaia di anni,  possibile scrivere biblioteche intere, inventare teorie a milioni e tutto questo nel sonno, senza alcuna possibilit di risveglio. Al contrario, queste teorie e questi libri inventati e scritti da gente addormentata, avranno semplicemente l'effetto di trascinare altri uomini nel sonno, e cos di seguito.
Non vi  niente di nuovo nell'idea del sonno. Fin dalla creazione del mondo,  stato detto agli uomini che essi erano addormentati e che dovevano svegliarsi. Per esempio, quante volte leggiamo nei Vangeli: 'Svegliatevi', Vegliate', 'non dormite'. I discepoli del Cristo, persino nel Giardino di Getsemani, mentre il loro Maestro pregava per l'ultima volta, dormivano. Questo dice tutto. Ma gli uomini lo comprendono?
Essi considerano ci una figura retorica, una metafora. Non vedono affatto che deve essere preso alla lettera. E di nuovo  facile capire perch. Per prenderlo alla lettera occorrerebbe svegliarsi un po', o per lo meno tentare di svegliarsi. Mi  stato sovente chiesto, seriamente, perch i Vangeli non parlano mai del sonno, mentre se ne parla in ogni pagina. Ci dimostra semplicemente che la gente legge il Vangelo dormendo.
Fintante che un uomo  in un sonno profondo, interamente sommerso dai suoi sogni, non pu neppure pensare di essere addormentato.
Se potesse pensare di essere addormentato, si sveglierebbe. E cos vanno le cose, senza che gli uomini abbiano la minima idea di tutto quel che perdono a causa del loro sonno. Come ho gi detto, l'uomo, cos come , cos come la natura lo ha creato, pu diventare un essere cosciente di s. Creato a questo scopo, nasce per questo scopo. Ma egli nasce fra gente addormentata e, naturalmente, cade a sua volta in un sonno profondo, proprio nel momento in cui dovrebbe incominciare a prendere coscienza di s. Ogni cosa vi ha parte: l'involontaria imitazione degli adulti da parte del bambino, le suggestioni volontarie o involontarie e la cosiddetta 'educazione'.
Ogni tentativo di risveglio da parte del bambino  stroncato sul nascere.  inevitabile. Quanti sforzi pi tardi per svegliarsi! E di quanto aiuto si avr bisogno allorquando migliaia di abitudini, che spingono al sonno, saranno state accumulate.  rarissimo potersene liberare. Nella maggior parte dei casi, fin dalla prima infanzia, l'uomo ha gi perso la possibilit di svegliarsi; egli vive tutta la sua vita nel sonno e muore nel sonno.
Inoltre, molta gente muore assai prima della morte fisica. Ma di tali casi, parleremo pi tardi.
Ricordatevi ora di ci che vi ho gi detto. Un uomo pienamente sviluppato, ci che io chiamo 'un uomo nel vero senso della parola', dovrebbe possedere quattro stati di coscienza. L'uomo ordinario, ossia l'uomo numero uno, numero due, numero tre, vive solo in due stati di coscienza. Egli conosce, o per lo meno pu conoscere l'esistenza del quarto stato. Tutti gli 'stati mistici' e simili, sono mal definiti. Tuttavia, quando non si tratta n di frodi, n di simulazioni, si tratta di sprazzi di ci che chiamiamo uno stato di coscienza obiettiva.
Ma l'uomo non sa nulla del terzo stato di coscienza e neppure lo sospetta. N pu sospettarlo, perch, se gli spiegate che cosa  il terzo stato di coscienza, in che cosa consiste, egli vi dir che quello  il suo stato abituale. Egli considera s stesso un essere cosciente che governa la propria vita. I fatti lo contraddicono, ma egli li ritiene accidentali o momentanei, destinati a sistemarsi da soli. Immaginando cos di possedere la coscienza di s, in un certo modo per diritto di nascita, non gli verr mai in mente di tentare di avvicinarla o di ottenerla. E tuttavia, in assenza della coscienza di s o del terzo stato di coscienza, il quarto stato, ad eccezione di rari sprazzi, non  possibile. Eppure la conoscenza, quella vera conoscenza obiettiva, che gli uomini, come dicono, si sforzerebbero di raggiungere,  possibile solo nel quarto stato di coscienza. La conoscenza acquisita nello stato ordinario di coscienza  costantemente frammista a sogni. Avete cos un quadro completo dell'essere dell'uomo numero 1, 2 e 3.
Alla riunione successiva, G. disse: Le possibilit dell'uomo sono immense. Non potete neppure farvi un'idea di ci che un uomo  capace di raggiungere. Ma nel sonno nulla pu essere raggiunto. Nella coscienza di un uomo addormentato, le sue illusioni, i suoi 'sogni', si mescolano alla realt. L'uomo vive in un 
mondo soggettivo al quale gli  impossibile sfuggire. Ecco perch non pu mai fare uso di tutti i poteri che possiede e vive sempre soltanto in una piccola parte di s stesso.
 gi stato detto che lo studio di s e l'osservazione di s, se condotti in modo corretto, portano l'uomo a rendersi conto che vi  qualche cosa di sbagliato, nella sua macchina e nelle sue funzioni, nel loro stato ordinario. Egli capisce che, proprio perch  addormentato, vive e lavora solo in una piccola parte di s. Capisce che per la stessa ragione la maggior parte delle sue possibilit restano non realizzate e la maggior parte dei suoi poteri, non utilizzati. Egli sente di non ricavare dalla vita tutto ci che essa potrebbe dargli, e che la sua incapacit dipende da certi difetti funzionali della sua macchina, del suo apparecchio ricevente. L'idea dello studio di s acquista ai suoi occhi un significato nuovo. Egli sente che forse non vale neppure la 
pena di studiarsi cos com' ora. Vede ogni funzione nel suo stato attuale, e come potrebbe o dovrebbe diventare. L'osservazione di s induce l'uomo a riconoscere la necessit di cambiare. Praticandola, egli si rende conto che il solo fatto di osservare s stesso produce certi cambiamenti nei suoi processi interiori. Comincia a capire che l'osservazione di s  per lui un mezzo per cambiare, uno strumento di risveglio.
Osservando s stesso, egli proietta in qualche modo un raggio di luce sui suoi processi interiori, che fino ad allora si erano effettuati in un'oscurit pressoch totale. E, sotto l'influenza di questa luce, tali processi cominciano a cambiare. Vi sono un gran numero di processi chimici che possono aver luogo soltanto in mancanza di luce. Esattamente nello stesso modo, un gran numero di processi psichici possono aver luogo soltanto nell'oscurit. Anche un barlume di coscienza  sufficiente a cambiare completamente il carattere dei processi abituali e rendere impossibile un gran numero di essi. I nostri processi psichici (la nostra alchimia interiore) hanno molti punti in comune con questi processi chimici nei quali la luce cambia il carattere del processo, e sono soggetti a leggi analoghe.
Quando un uomo arriva a rendersi conto della necessit non solo dello studio e dell'osservazione di s, ma anche del lavoro su di s, allo scopo di cambiare, anche il carattere della sua osservazione di s deve cambiare. Finora non ha studiato che i dettagli del lavoro dei centri, cercando solo di constatare tale o tal altro fenomeno e sforzandosi di essere un testimone imparziale. Ha studiato il lavoro della macchina.
Ma ora deve cominciare a vedere se stesso, cio a vedere non pi i dettagli isolati, non pi il lavoro delle piccole ruote o delle piccole leve, ma tutte le cose prese assieme come un tutto, quel tutto che  lui, cos come gli altri lo vedono.
A tal fine, un uomo deve imparare a prendere, per cosi dire, delle fotografie mentali di s stesso nei diversi momenti della sua vita e nei differenti stati emozionali; non pi fotografie di dettagli, ma fotografie del tutto, cos come lo vede. In altre parole, queste fotografie devono contenere simultaneamente tutto ci che un uomo pu vedere in s stesso in un dato momento. Emozioni, umori, pensieri, sensazioni, gesti, movimenti, toni di voce, espressioni del viso, e cos via. Se un uomo riesce a prendere interessanti istantanee, non tarder ad avere una vera e propria collezione di ritratti di s stesso che, nell'insieme, gli mostreranno chiaramente ci che lui . Ma  difficile riuscire a prendere queste fotografie nei momenti pi interessanti,  difficile afferrare i gesti, le espressioni del viso, le emozioni e i pensieri caratteristici.
Se queste fotografie saranno ben prese e in numero sufficiente, non tarder a vedere che l'idea che si faceva di s stesso e con la quale continuava a vivere di anno in anno era molto lontana dalla realt.
Al posto dell'uomo che credeva di essere, ne vedr un altro del tutto diverso. Quest'altro  lui stesso, e, nello stesso tempo, non  lui stesso.  lui come gli altri lo conoscono, come lui si immagina o come appare nelle sue azioni, nelle sue parole, ecc, per non  lui, cos come realmente . Perch egli stesso sa che vi  una gran parte di irrealt, di invenzione e di artificio in quest'uomo che gli altri conoscono e che lui stesso conosce. Dovete imparare a separare il reale dall'immaginario. E per cominciare l'osservazione di s e lo studio di s,  indispensabile imparare a dividersi. L'uomo deve rendersi conto che in realt  composto da due uomini.
Uno  l'uomo che egli chiama Io e che gli altri chiamano 'Ouspensky', 'Zacharoff' o 'Petroff'. L'altro  il vero lui, il vero Io, che appare nella sua vita solo per degli istanti brevissimi, e che non pu diventare stabile e permanente che dopo un lunghissimo periodo di lavoro.
Finch un uomo considera se stesso come una sola persona, rester sempre cos com'. Il suo lavoro interiore inizia nel momento in cui egli incomincia a provare in s stesso la presenza di due uomini. Uno  passivo e tutto quello che pu fare  osservare e registrare ci che gli accade. L'altro, che chiama s stesso 'io', che  attivo e parla di s in prima persona,  in realt soltanto 'Ouspensky', 'Petroff', 'Zacharoff'.
Questa  la prima cosa della quale un uomo pu rendersi conto.
Non appena inizia a pensare correttamente, vede che  interamente in potere del suo 'Ouspensky', 'Petroff' o 'Zacharoff'. Tutto quanto progetti o mediti di fare o dire, non sar 'lui', non sar il suo 'Io' che lo dir o far, ma il suo 'Ouspensky', il suo 'Petroff', o 'Zacharoff'; e, naturalmente, ci che essi faranno o diranno non avr niente in comune con ci che il suo 'Io' avrebbe detto o fatto; perch essi hanno un loro proprio modo di sentire e di comprendere le cose, che pu sovente contraffare o alterare completamente ci che l 'Io' voleva fare.
Da questo punto di vista, un pericolo ben definito sorge fin dal primo momento dell'osservazione di s.  'Io' che inizia losservazione, ma 'Ouspensky', 'Zacharoff' o Petroff' falsano qualche cosa, introducono un cambiamento che sembra senza importanza, ma che in realt altera radicalmente tutto.
Supponiamo, per esempio, che un uomo chiamato Ivanoff ascolti la descrizione di questo metodo di osservazione di s. Gli  stato detto che un uomo deve dividere s stesso: 'lui' o 'Io' da una parte, 'Ouspensky', Petroff, 'Zacharoff' dall'altra. Allora egli divide s stesso letteralmente come gli  stato detto. Questo  'Io', si dice, e questo  'Ouspensky', Petroff' o 'Zacharoff'. Non dir mai 'Ivanoff'. Lo troverebbe spiacevole; cos user inevitabilmente qualche altro nome o cognome.
Inoltre, chiamer 'Io' ci che gli piace di s, o, in ogni caso, ci che trova in s di forte, mentre nominer 'Ouspensky', Petroff' o 'Zacharoff' ci che non gli piace o considera debolezza. Sulla base di tutto questo, si mette a ragionare su s stesso, certo in modo del tutto sbagliato, poich ha gi travisato il punto pi importante, essendosi rifiutato di vedere ci che egli  realmente, cio Ivanoff, per considerare solo gli immaginari 'Ouspensky', Petroff' o 'Zacharoff'.
 persino difficile immaginare quanto un uomo detesti usare il proprio nome, quando parla di s stesso in terza persona. Fa di tutto per evitarlo. Cos, chiama s stesso con un altro nome o inventa per s un nome falso, un nome con cui nessuno l'ha mai chiamato, n lo chiamer mai; oppure si chiama semplicemente 'lui' e cos via. Sotto questo rapporto, coloro che sono abituati, nei loro discorsi mentali, a chiamarsi col loro nome di battesimo, soprannome o con vezzeggiativi amichevoli, non costituiscono eccezione. Quando giungono all'osservazione di s, preferiscono chiamarsi 'Ouspensky' o dire 'Ouspensky in me', come se potesse esservi un 'Ouspensky' in loro stessi. Vi sono gi abbastanza 'Ouspensky' per Ouspensky stesso!
Ma quando un uomo comprende la sua impotenza di fronte a 'Ouspensky', il suo atteggiamento verso s stesso e verso 'Ouspensky in lui' cessa di essere indifferente o noncurante.
L'osservazione di s diventa un'osservazione di 'Ouspensky'. L'uomo comprende di non essere 'Ouspensky', che 'Ouspensky' non  che la maschera che egli porta, la parte che recita inconsciamente e che, purtroppo, non pu impedirsi di recitare, una parte che lo domina e gli fa dire migliaia di cose stupide, migliaia di cose che lui non direbbe n farebbe mai.
Se  sincero con s stesso, sente di essere in potere di 'Ouspensky' e, allo stesso tempo, sente di non essere 'Ouspensky'.
Egli comincia ad aver paura di 'Ouspensky', comincia a sentire che 'Ouspensky'  il suo nemico. Qualsiasi cosa voglia fare, tutto  intercettato e alterato da 'Ouspensky'. 'Ouspensky'  il suo 'nemico'. I desideri, i gusti, le simpatie, le antipatie, i pensieri, le opinioni di 'Ouspensky', o si oppongono alle sue proprie idee, ai suoi sentimenti ed umori, oppure non hanno nulla a che fare con essi. E tuttavia Ouspensky  il suo padrone. Egli  lo schiavo. Non ha volont propria. Non  in condizione di esprimere i propri desideri, perch tutto ci che vorrebbe dire o fare sar sempre fatto in vece sua da 'Ouspensky'.
A questo livello dell'osservazione di s, quest'uomo non deve pi avere che un solo scopo: liberarsi di 'Ouspensky'. E dal momento che non pu liberarsene di fatto perch egli  'Ouspensky', deve dominarlo e fargli fare non gi ci che l'Ouspensky del momento desidera, ma ci che egli stesso vuoi fare.
'Ouspensky', che oggi  il padrone, deve diventare il servitore.
Questo  il primo passo nel lavoro su di s: occorre separarsi da 'Ouspensky' non solo mentalmente, ma concretamente e mantenersi separati da lui. Ma occorre tenere ben presente che tutta l'attenzione deve rimanere concentrata su 'Ouspensky', poich un uomo  incapace di spiegare ci che egli  in realt, egli pu, tuttavia, spiegare 'Ouspensky' a se stesso ed  da questo che deve cominciare, ricordandosi al tempo stesso che egli non  'Ouspensky'.
Nulla  pi pericoloso, in un caso come questo, che fidarsi del proprio giudizio. Se un uomo  fortunato, pu darsi che trovi accanto a s qualcuno che possa dirgli dove  lui e dove  'Ouspensky'. Inoltre  necessario che egli abbia fiducia in questa persona, altrimenti penser di comprendere tutto, molto meglio, da solo e di non dover imparare dove  lui, n dove  'Ouspensky'. E non soltanto riguardo a se stesso, ma anche riguardo agli altri, egli immaginer di vedere e conoscere i loro 'Ouspensky'. Naturalmente, in tutto ci si inganna. A questo livello, un uomo non pu vedere nulla, n su se stesso, n sugli altri; e pi  convinto di poterlo fare, pi si inganna. Se invece  capace di una minima sincerit verso s stesso, e se vuole veramente conoscere 
la verit, allora pu trovare una base esatta ed infallibile, dapprima per giudicare correttamente s stesso, in seguito per giudicare gli altri. Ma tutta la questione sta nell'essere sincero con s stesso; e questo  tutt'altro che facile. Gli uomini non comprendono che la sincerit deve essere imparata. Essi immaginano che l'essere o il non essere sinceri, dipenda dal loro desiderio o dalla loro decisione.
Ma come potrebbe un uomo essere sincero verso s stesso, quando quest'uomo sinceramente non vede ci che dovrebbe vedere in s stesso?
Occorre che qualcun altro glielo indichi. E il suo atteggiamento verso colui che glielo mostrer deve essere giusto, cio tale da aiutarlo a vedere ci che gli viene indicato e non tale da ostacolarlo, come accade quando un uomo immagina di non avere nulla da imparare da nessuno.
Questa  una fase critica nel lavoro. Un uomo che perda la sua direzione in quel momento, non la ritrover pi in seguito. Non bisogna dimenticare che l'uomo, cos com' attualmente, non  in grado di distinguere in lui 'Io' e 'Ouspensky'. Malgrado i suoi sforzi, egli mentir a s stesso, si metter a inventare, e non si vedr mai come egli realmente . Occorre convincersene profondamente: senza aiuto esteriore, un uomo non potr mai vedersi.
Perch  cos? Ricordatevi ci che  stato detto prima: l'osservazione di s conduce un uomo alla constatazione del fatto che egli non si ricorda di s. La sua impotenza a ricordarsi di s  uno dei tratti pi caratteristici del suo essere e la vera causa di tutto il suo comportamento.
Questa impotenza si manifesta in mille modi. Egli non ricorda le sue decisioni, non ricorda la parola che ha dato a s stesso, non ricorda ci che ha detto o provato un mese, una settimana, un giorno o soltanto un'ora addietro. Inizia un lavoro, e dopo un certo lasso di tempo dimentica perch l'ha cominciato.  soprattutto nel lavoro su di s, che questo fenomeno si produce con una frequenza del tutto particolare.
Un uomo non pu ricordare una promessa fatta ad altri se non con l'aiuto di associazioni artificiali, di associazioni educate in lui, le quali, a loro volta, si associano a ogni genere di concezioni, anche queste create artificialmente, quali l'onore', l'onest', il 'dovere' e cos via. Parlando in generale, si pu affermare con certezza che per una cosa che l'uomo ricorda, ve ne sono sempre dieci, ben pi importanti, che dimentica. Non vi  nulla che l'uomo dimentichi pi facilmente di ci che si riferisce a s stesso, come le 'fotografie mentali' che ha potuto prendere.
Per questo, le sue opinioni e i suoi punti di vista sono privi di qualsiasi stabilit e precisione. L'uomo non ricorda ci che ha pensato o detto; e non ricorda come ha pensato o come ha parlato.
Ci , a sua volta, in rapporto con una delle caratteristiche fondamentali dell'atteggiamento dell'uomo verso s stesso e verso gli altri, vale a dire: la sua costante 'identificazione' a tutto ci che prende la sua attenzione, i suoi pensieri o i suoi desideri, e la sua immaginazione.
L'identificazione  una caratteristica talmente comune, che nell'intento di osservare s stessi,  difficile separarla da altre cose. L'uomo  sempre in stato di identificazione, ci che cambia  solo l'oggetto della sua identificazione.
L'uomo si identifica con un piccolo problema che trova sul suo cammino e dimentica completamente i grandi scopi che si proponeva all'inizio del suo lavoro. Si identifica con un pensiero e dimentica tutti gli altri. Si identifica con una emozione, con un umore, e dimentica gli altri suoi sentimenti pi profondi. Lavorando su di s, le persone si identificano talmente con scopi isolati da perdere di vista l'insieme. I pochi alberi pi vicini finiscono per rappresentare, per loro, tutta la foresta.
L'identificazione  il nostro nemico pi terribile, perch penetra ovunque e ci inganna proprio nel momento in cui crediamo di lottare contro di essa. Se ci  tanto difficile liberarci dalla identificazione,  perch ci identifichiamo pi facilmente con le cose a cui siamo maggiormente interessati, quelle alle quali diamo tutto il nostro tempo, il nostro lavoro e la nostra attenzione. Per liberarsi dall'identificazione, l'uomo deve stare costantemente in guardia ed essere inflessibile verso s stesso: non deve aver paura di smascherare tutte le sue forme pi sottili e nascoste.
 indispensabile vedere, studiare l'identificazione, al fine di scoprirne in noi stessi le radici pi profonde. Ma la difficolt della lotta contro 
l'identificazione  accresciuta ulteriormente dal fatto che, quando le persone la riconoscono, la considerano una qualit eccellente e le attribuiscono nomi quali 'entusiasmo', 'zelo', 'passione', 'spontaneit', 'ispirazione', ecc. Ritengono che non si possa fare realmente un buon lavoro, in qualsiasi campo, se non in stato di identificazione. In realt,  un'illusione. In tale stato l'uomo non pu fare nulla di sensato. E se la gente potesse vedere ci che lo stato di identificazione significa, cambierebbe d'avviso. Un uomo identificato diventa una cosa, un pezzo di carne; perde anche quella minima somiglianza che aveva con un essere umano. In Oriente, dove si fumano l'haschish e altre droghe, avviene spesso che un uomo si identifichi con la sua pipa al punto da considerare s stesso una pipa. Non  una facezia, ma un fatto. Egli effettivamente diventa una pipa. Questa  l'identificazione. Ma per arrivare a tanto l'haschish o l'oppio non sono affatto necessari. Guardate le persone nei negozi, teatri o ristoranti. Osservate come si identificano con le parole quando discutono o cercano di dimostrare qualche cosa, in particolar modo qualche cosa che non conoscono. Esse non sono pi che desideri, avidit, o parole: di loro stesse non rimane nulla.
L'identificazione  l'ostacolo principale al ricordarsi di s. Un uomo che si identifica  incapace di ricordarsi di s stesso. Per potersi ricordare di s, occorre per prima cosa non identificarsi. Ma per imparare a non identificarsi, l'uomo deve innanzi tutto non identificarsi con s stesso, non chiamare s stesso 'io' sempre e in tutte le occasioni. Egli deve ricordarsi che in lui sono due, che c' lui stesso, cio 'Io' in lui, e un altro, con il quale deve lottare e che deve vincere se desidera raggiungere qualcosa. Fin quando un uomo si identifica o  suscettibile di identificarsi,  schiavo di tutto ci che pu accadergli. La libert significa innanzi tutto: liberarsi dall'identificazione.
Dopo aver studiato l'identificazione in generale, occorre osservare uno dei suoi aspetti particolari: l'identificazione alle persone, che assume la forma di 'considerazione'.
Vi sono parecchi tipi di considerazione.
Nella maggior parte dei casi l'uomo si identifica con ci che gli altri pensano di lui, con il modo in cui lo trattano, con il loro atteggiamento nei suoi confronti. L'uomo pensa sempre che la gente non l'apprezzi abbastanza, che non sia abbastanza cortese o educata. Tutto questo lo tormenta, lo preoccupa, lo rende sospettoso; egli disperde in congetture o supposizioni una enorme quantit di energie, sviluppando in s un atteggiamento diffidente ed ostile verso gli altri. Come lo si guarda, ci che si pensa di lui, ci che si dice di lui, tutto questo assume ai suoi occhi un'importanza enorme.
Ed egli 'considera' non soltanto le persone, ma la societ e le condizioni storiche. Tutto ci che non gli piace gli pare ingiusto, illegittimo, falso e illogico. E il punto di partenza del suo giudizio  sempre che le cose possono e devono essere cambiate. L'ingiustizia  una di quelle parole che servono spesso a mascherare la 'considerazione'. Quando un uomo si  convinto che  un'ingiustizia che lo disgusta, smettere di considerare equivarrebbe per lui a 'riconciliarsi con l'ingiustizia'. 
Vi sono persone capaci di 'considerare' non soltanto l'ingiustizia o il poco conto in cui sono tenute dalla gente, ma di considerare perfino il tempo che fa. Sembra strano, ma  un fatto: le persone sono capaci di considerare il clima, il calore, il freddo, la neve, la pioggia; possono infuriarsi e indignarsi per il cattivo tempo. L'uomo prende tutto in modo personale, come se tutto nel mondo fosse stato specialmente predisposto per fargli piacere, o al contrario per causargli delle noie e dei fastidi.
Tutto questo non  altro che 'identificazione', e se ne potrebbero citare molte altre forme. Questo genere di considerazione si fonda interamente sulle 'esigenze'. L'uomo, dentro di s, 'esige' che tutti lo prendano per qualcuno di notevole, al quale ognuno dovrebbe testimoniare rispetto, stima e ammirazione, per la sua intelligenza, la sua bellezza, la sua abilit, il suo senso dell'umorismo, la sua presenza di spirito, la sua originalit e tutte le sue altre qualit. Queste 'esigenze' si fondano a loro volta sulla nozione completamente fantastica che le persone hanno di s stesse, cosa che accade spesso, anche con persone di apparenza molto modesta. In quanto agli scrittori, attori, musicisti, artisti e uomini politici, sono quasi senza eccezione degli ammalati. E di che cosa soffrono? Prima di tutto, di una straordinaria opinione di s stessi, poi di esigenze e, infine, di 'considerazione', cio di una predisposizione ad offendersi per la pi piccola mancanza di comprensione o di apprezzamento.
Vi  ancora un'altra forma di 'considerazione' che pu sottrarre ad un uomo gran parte della sua energia. Essa parte dall'atteggiamento secondo il quale egli crede di non considerare abbastanza un'altra persona e che quest'ultima ne sia offesa. Egli comincia a dirsi che forse non pensa abbastanza a quest'altra persona, non le presta sufficiente attenzione e non le fa un posto abbastanza grande. Tutto ci non  che debolezza. Gli uomini hanno paura gli uni degli altri. E ci pu condurre molto lontano. Ho visto spesso dei casi del genere. Un uomo pu arrivare in tal modo a perdere il suo equilibrio, se mai ne ha avuto uno, e comportarsi in modo del tutto insensato. Si adira contro s stesso e sente fino a che punto  stupido, ma non pu fermarsi, perch in tale situazione la soluzione sta precisamente nel 'non considerare'.
Un altro esempio, forse ancora peggiore,  quello dell'uomo che ritiene di 'dover' fare qualche cosa, mentre in realt non deve fare assolutamente nulla. 'Dovere' e 'non dovere'  un problema difficile:  difficile comprendere quando un uomo 'deve' realmente e quando 'non deve'. Questo problema non pu essere affrontato che dal punto di vista dello 'scopo'. Quando un uomo ha uno scopo, deve fare unicamente ci che gli permette di avvicinarsi ad esso e non fare niente che da esso lo possa allontanare.
Come ho gi detto, le persone immaginano spesso che se cominciano a combattere la considerazione, perderanno la loro sincerit e ne hanno paura, perch pensano di perdere qualche cosa, una parte di s stessi. Si verifica qui lo stesso fenomeno che avviene nei tentativi di lotta contro l'espressione delle emozioni negative. La sola differenza  che in questo caso l'uomo lotta contro l'espressione 'esteriore' delle sue emozioni e nell'altro contro la manifestazione 'interiore' di emozioni che sono forse le stesse.
Questo timore di perdere la propria sincerit  naturalmente un inganno, una di quelle formule menzognere sulle quali poggia la debolezza umana. L'uomo non pu impedirsi di identificarsi e di 'considerare interiormente', non pu esimersi dall'esprimere le emozioni sgradevoli, per l'unica ragione che  debole. L'identificazione, la considerazione, l'espressione delle emozioni sgradevoli sono manifestazioni della sua debolezza, della sua impotenza, della sua incapacit di dominarsi. Ma, non volendo confessare a s stesso questa sua debolezza, la chiama 'sincerit' o 'onest' e dice a s stesso che non desidera lottare contro la sua sincerit, mentre in realt  incapace di lottare contro le sue debolezze.
La sincerit, l'onest sono in realt qualche cosa di differente. Ci che in questo caso un uomo chiama 'sincerit'  semplicemente non avere voglia di controllarsi. E nel suo intimo ogni uomo lo sa bene. Quindi egli mente a s stesso ogni volta che pretende di non voler perdere la sua sincerit.
Ho parlato finora della considerazione interiore. Sarebbe possibile offrirne ancora molti altri esempi. Ma questo tocca a voi, sta a voi cercare questi esempi, nelle vostre osservazioni su voi stessi e sugli altri.
Il contrario della considerazione interiore, la considerazione esteriore, costituisce in parte un mezzo per lottare contro di essa. La considerazione 
esteriore si basa su una forma di relazione verso le persone, totalmente diversa dalla considerazione interiore.  la capacit di adattarsi agli altri, alla loro comprensione e alle loro esigenze. Considerando esteriormente, un uomo fa ci che  necessario per rendere la vita pi facile a s stesso e agli altri.
La considerazione esteriore richiede una conoscenza degli altri, una comprensione dei loro gusti, delle loro abitudini e dei loro pregiudizi. Al tempo stesso, la considerazione esteriore esige un grande potere su di s, una grande padronanza di s. Accade molto spesso che un uomo desideri sinceramente esprimere, mostrare in qualche modo a qualcuno ci che pensa realmente di lui, ci che sente nei suoi confronti. E se  debole, da corso naturalmente al suo desiderio, dopo di che si giustifica, dicendo che cos ha fatto perch non voleva mentire, non voleva fingere, perch voleva essere sincero.
Poi, si autoconvince che la colpa  dell'altra persona. Egli voleva realmente considerarlo, era persino pronto a cedergli, non voleva litigare, eccetera.
Ma laltro ha rifiutato di considerarlo, quindi non vi era niente da fare con lui. Accade spesso che un uomo cominci con una benedizione e finisca con un'ingiuria. Decide di non considerare gli altri, dopo di che li rimprovera di non considerare lui.  un esempio di come la considerazione esteriore passa alla considerazione interiore. Ma se un uomo si ricorda realmente di s, comprende che anche l'altro uomo  una macchina, nello stesso modo in cui egli lo . Allora si metter al posto dell'altro, diventer capace di comprendere e sentire ci che un altro uomo pensa e sente. Se pu far questo, il suo lavoro diverr molto pi facile per lui. Ma se avvicina un altro uomo con le proprie esigenze non ne trarr altro se non una nuova considerazione interiore.
Una giusta considerazione esteriore  molto importante nel lavoro.
Sovente accade che degli uomini che comprendono molto bene la necessit della considerazione esteriore nella vita, non comprendano la necessit della considerazione esteriore nel lavoro; essi decidono che, proprio perch lavorano su s stessi, hanno il diritto di non considerare.
Mentre invece nel lavoro, affinch esso sia efficace, occorre una considerazione esteriore dieci volte maggiore che nella vita ordinaria, poich solo la considerazione esteriore da parte dell'allievo pu mostrare il suo apprezzamento e la sua comprensione del lavoro; e in effetti il risultato nel lavoro  sempre proporzionale al valore che gli si attribuisce e alla comprensione che se ne ha. Ricordate che il lavoro non pu proseguire su un livello inferiore a quello dell'uomo della strada, cio su un livello inferiore a quello della vita ordinaria. Questo  un principio dei pi importanti, che viene molto facilmente dimenticato. Ma ne parleremo pi avanti.
G. cominci un'altra riunione parlando del fatto che dimentichiamo costantemente le difficolt della nostra situazione.
Voi pensate sovente in un modo molto ingenuo, diceva. Voi gi credete di poter 'fare'.  vero che sbarazzarsi di questa convinzione  la cosa pi difficile per un uomo; ma non comprendete tutta la complessit della vostra struttura interiore, e non vi rendete conto che ogni sforzo, oltre ai risultati desiderati, supposto che ve ne siano, produce migliaia di risultati inattesi, sovente indesiderabili. Infine, dimenticate costantemente (ed  questo l'errore pi grave), che non cominciate dal principio, con una bella macchina pulita e nuova. Dietro ognuno di voi vi sono anni di vita falsa o stupida.
Avete sempre ceduto alle vostre debolezze, avete sempre chiuso gli occhi sui vostri errori, cercando di evitare tutte le verit sgradevoli, mentendo costantemente a voi stessi, giustificandovi, biasimando gli altri, e cos di seguito. Tutto ci non ha potuto che nuocere alla vostra macchina. La macchina  sporca, arrugginita in molti punti e il suo cattivo funzionamento ha fatto sorgere dei dispositivi artificiali.
Questi dispositivi artificiali interferiscono ad ogni istante con le vostre buone intenzioni.
Essi vengono detti 'ammortizzatori'. Ammortizzatori  un termine che richiede una spiegazione speciale.
Ognuno sa che cosa sono i respingenti dei vagoni ferroviari: degli apparecchi che ammortizzano gli urti. Nell'assenza di questi ammortizzatori, i minimi urti di un vagone contro un altro potrebbero essere molto sgradevoli e pericolosi. Gli ammortizzatori attenuano gli effetti di questi urti e li rendono impercettibili.
Dispositivi esattamente analoghi esistono nell'uomo. Essi non sono creati dalla natura, ma dall'uomo stesso, bench in modo involontario.
La causa della loro apparizione  l'esistenza nell'uomo di molteplici contraddizioni; contraddizioni nelle sue opinioni, nei suoi sentimenti, nelle sue simpatie, in ci che dice, in ci che fa. Se un uomo dovesse sentire, durante la sua intera vita tutte le contraddizioni che sono in lui, non potrebbe agire n vivere cos tranquillamente. Continuamente si produrrebbero degli attriti in lui, e le sue inquietudini non gli darebbero pace. Noi non sappiamo vedere quanto i differenti 'io' che compongono la nostra personalit sono contraddittori e ostili gli uni agli altri. Se un uomo potesse sentire tutte queste contraddizioni, sentirebbe ci che  realmente. Sentirebbe che  pazzo. E non  gradevole per nessuno sentirsi pazzo. In pi, un tale pensiero priva l'uomo della fiducia in s stesso e indebolisce la sua energia, esso lo frustra nel 'rispetto di s stesso'. In un modo o in un altro, bisogna dunque che egli controlli questo pensiero o lo bandisca. Egli deve, o distruggere le sue contraddizioni, o cessare di vederle e di sentirle. L'uomo non pu distruggere le sue contraddizioni. Ma se gli 'ammortizzatori' si formano in lui, pu smettere di sentirle; non sentir pi gli urti che risultano da punti di vista contraddittori, da emozioni e parole contraddittorie.
Gli 'ammortizzatori' si formano per gradi, lentamente. Un gran numero di essi sono creati artificialmente dall'educazione. Altri devono la loro esistenza all'influenza ipnotica dell'ambiente. L'uomo  circondato da persone che parlano, pensano, sentono, vivono tramite i loro 'ammortizzatori'. Imitandoli nelle loro opinioni, nelle loro azioni e nelle loro parole, crea involontariamente in s stesso degli ammortizzatori analoghi, che gli rendono la vita pi facile. Perch  molto duro vivere senza 'ammortizzatori'. Ma essi gli impediscono ogni possibilit di sviluppo interiore, sono fatti per smorzare i colpi, ma i colpi, e solo i colpi, possono tirar fuori un uomo dallo stato nel quale vive, cio svegliarlo; gli 'ammortizzatori' cullano il sonno dell'uomo, e gli danno la gradevole e pacifica sensazione che tutto va bene, che le contraddizioni non esistono, e che pu dormire in pace. Gli 'ammortizzatori' sono dei dispositivi che permettono alluomo di aver e sempre ragione; essi gli impediscono di sentire la sua coscienza.
Coscienza  un altro termine del quale occorre dare una spiegazione.
Nella vita ordinaria, il concetto di 'coscienza'  preso in modo troppo semplicistico. Come se avessimo una coscienza! In realt il concetto di 'coscienza' nella sfera emozionale,  l'equivalente del concetto di consapevolezza nella sfera dell'intelletto; e siccome non abbiamo consapevolezza, non abbiamo coscienza.
La 'consapevolezza' (potremmo anche chiamarla intuizione intellettuale),  uno stato nel quale l'uomo conosce in modo immediato e totale tutto ci che sa in generale, uno stato nel quale egli  in grado di vedere quanto poco sa e quante contraddizioni vi sono in ci che sa.
La 'coscienza'  uno stato in cui l'uomo sente in modo immediato e totale tutto ci che sente in generale o pu sentire. E poich ognuno ha in s migliaia di sentimenti contraddittori, che vanno dalla realizzazione profondamente nascosta della propria nullit, fino alle forme pi stupide di infatuazione, e da ogni sorta di terrori, fino alla presunzione, alla sufficienza e all'auto-idolatria, sentire tutto questo simultaneamente non sarebbe soltanto doloroso, ma insopportabile.
Se un uomo, il cui mondo interiore  tutto fatto di contraddizioni, dovesse sentire in una sola volta tutte queste contraddizioni in lui, se egli dovesse improvvisamente sentire di amare tutto ci che odia e di odiare tutto ci che ama, di mentire quando dice la verit e di dire la verit quando mente; e se potesse sentire la vergogna e l'orrore di un tale insieme, conoscerebbe allora lo stato chiamato 'coscienza'.
L'uomo non pu vivere in questo stato: o deve distruggere le contraddizioni oppure distruggere la coscienza. Egli non pu distruggere la coscienza, ma se non pu distruggerla pu metterla a tacere; cio pu separare in s stesso, con impenetrabili barriere, un sentimento da un altro, non vederli mai assieme, non sentire mai la loro incompatibilit, n l'assurdit della loro coesistenza.
Ma, fortunatamente per l'uomo, per la sua pace e il suo sonno, questo stato di coscienza  molto raro. Sin dalla pi tenera et, gli 'ammortizzatori' hanno cominciato a svilupparsi e a fortificarsi in lui, togliendogli progressivamente tutte le possibilit di vedere le sue contraddizioni interiori. In tal modo, non vi  il minimo pericolo di un risveglio improvviso. Il risveglio  possibile solo per quelli che lo cercano, lo vogliono e sono pronti a lottare con s stessi, a lavorare su s stessi molto a lungo e con perseveranza per ottenerlo. A questo scopo,  necessario distruggere gli 'ammortizzatori', cio andare incontro a tutte le sofferenze interiori, che sono legate alla sensazione delle contraddizioni. Inoltre, la distruzione degli 'ammortizzatori' esige di per s un lunghissimo lavoro, e l'uomo deve acconsentire a questo lavoro, comprendendo bene che il risveglio della sua coscienza si accompagner a tutti i disagi e a tutte le sofferenze immaginabili.
Ma la coscienza  il solo fuoco che possa far fondere tutte le polveri metalliche nell'alambicco di cui si  gi parlato, e creare l'unit che l'uomo non possiede nello stato nel quale egli incomincia a studiare se stesso. 
Il concetto di 'coscienza' non ha nulla in comune con quello di 'moralit'.
La coscienza  un fenomeno generale e permanente. Essa  la stessa per tutti gli uomini e non  possibile che in assenza degli 'ammortizzatori'. Dal punto di vista delle differenti categorie di uomini, possiamo dire che esiste una coscienza dell'uomo che non ha contraddizioni.
Questa coscienza non  sofferenza, ma una gioia di carattere completamente nuovo che non siamo capaci di comprendere. Un risveglio anche momentaneo della coscienza in un uomo dai mille differenti 'io', implica la sofferenza. Ma, se questi istanti di coscienza si ripetono pi sovente e durano via via pi a lungo, se l'uomo non li teme, ma al contrario coopera con loro e tenta di trattenerli e prolungarli, un elemento di gioia molto sottile, un presentire la futura vera 'coscienza lucida' penetrer gradualmente in lui.
Non vi  niente di generale nel concetto di moralit. La moralit  fatta di 'ammortizzatori'. Non vi  una morale generale. Ci che  morale in Cina,  immorale in Europa e ci che  morale in Europa  immorale in Cina. Ci che  morale a Pietroburgo  immorale nel Caucaso, e ci che  morale nel Caucaso non lo  a Pietroburgo. Ci che  morale per una classe sociale  immorale per un'altra e viceversa.
La morale  sempre e dovunque un fenomeno artificiale. Essa  fatta di molteplici 'tab', cio di restrizioni e di esigenze varie, che talvolta sono sensate nei loro principi, altre volte hanno perduto ogni senso o non ne hanno mai avuto, essendo stabilite su basi false, su un terreno di superstizioni e di terrori immaginari.
La moralit  fatta di 'ammortizzatori'. E poich vi sono ammortizzatori di ogni specie e siccome le condizioni di vita nei differenti paesi, in tempi diversi e fra classi sociali differenti, variano considerevolmente, la morale cos stabilita  essa stessa molto dissimile e contraddittoria.
Una morale comune a tutti non esiste;  anche impossibile dire che vi sia, per esempio, una sola morale per tutta l'Europa. Talvolta, si dice che la morale europea  la 'morale cristiana'. Innanzi tutto, l'idea di morale cristiana autorizza di per s un gran numero di interpretazioni; molti crimini sono stati giustificati con questa 'morale cristiana'. In secondo luogo, l'Europa moderna ha assai poco in comune con la 'morale cristiana', in qualunque modo la si comprenda.
In ogni caso, se questa 'morale cristiana' ha condotto l'Europa alla guerra che si svolge attualmente, non sarebbe preferibile tenersi il pi lontano possibile da questa morale?.
Molte persone dicono che non comprendono il lato morale dei vostro insegnamento, disse uno di noi.
E altri dicono che il vostro insegnamento non comporta alcuna morale.
Certamente no, disse G. Le persone amano molto parlare di morale, ma la morale  semplicemente autosuggestione. Ci che  necessario,  la coscienza. Noi non insegniamo la morale. Insegniamo come si pu trovare la coscienza. Le persone non sono contente quando diciamo questo. Dicono che non abbiamo amore. Semplicemente perch non incoraggiamo la debolezza e l'ipocrisia, ma al contrario, strappiamo tutte le maschere. Chi desidera la verit non parler mai di amore o di cristianesimo, perch sa quanto ne  lontano. La dottrina cristiana  per i cristiani. E i cristiani sono quelli che vivono secondo il Cristo, 
vale a dire che fanno tutto secondo i suoi precetti. Possono vivere in conformit con i precetti del Cristo quelli che parlano di amore e di morale?
Naturalmente essi non lo possono; ma ci saranno sempre discussioni di questo tipo; ci saranno sempre persone per le quali le parole conteranno pi di qualsiasi altra cosa. Ma questo  un segno che non inganna: quelli che parlano cos sono uomini vuoti; perci non vale la pena perdere il proprio tempo con loro.
La morale  la coscienza sono cose ben differenti. Una coscienza non pu mai contraddire un'altra coscienza, mentre una morale pu sempre contraddire e negare un'altra morale. Le morali si distruggono reciprocamente. Un uomo in cui si sono costituiti degli 'ammortizzatori' pu essere molto morale. Ma gli 'ammortizzatori' possono essere differenti; sicch, due uomini moralissimi possono considerarsi l'un l'altro immoralissimi. Di solito, ci  inevitabile. Pi un uomo  'morale', pi egli stima 'immorali' gli altri uomini che sono 'morali' in modo differente.
L'idea di morale  connessa all'idea di buona e cattiva condotta.
Ma la nozione del bene e del male differisce da un uomo all'altro; essa  sempre soggettiva presso l'uomo 1, 2 o 3; e ogni volta dipende dal momento o dalla situazione. Un uomo soggettivo non pu avere una concezione generale del bene e del male. Per un uomo soggettivo, il male  tutto ci che si oppone ai suoi desideri, ai suoi interessi o alla sua concezione del bene.
Si pu dire che per l'uomo soggettivo il male non esiste affatto, esistono per lui soltanto differenti concezioni del bene. Nessuno fa mai deliberatamente qualcosa per servire il male, per amore del male. Ognuno agisce per servire il bene come egli lo intende. Ma ognuno lo intende in modo differente. Per conseguenza, gli uomini si sbranano e si massacrano fra di loro per servire il bene. La ragione  sempre la stessa: la loro ignoranza e il profondo sonno nel quale vivono.
Ci  talmente evidente che sembra strano che le persone non ci pensino. In ogni caso, resta il fatto che non possono arrivare a questa convinzione, e ognuno considera il 'suo bene' come il solo bene, e tutto il resto come il male. Sarebbe ingenuo e perfettamente vano nutrire la speranza che gli uomini possano giungere a comprendere e sviluppare in loro un'idea generale e identica del bene.
Ma il bene e il male non esistono di per s stessi, al di fuori dell'uomo?, domand una delle persone presenti.
S, disse G., soltanto che ci  molto lontano da noi e non vale la pena perdere il nostro tempo a cercare di comprenderlo ora. Ricordatevi semplicemente questo: la sola possibile idea permanente del bene e del male, per l'uomo,  connessa all'idea dell'evoluzione: non certo all'idea dell'evoluzione meccanica, ma all'idea dello sviluppo dell'uomo per mezzo dei suoi sforzi coscienti, del cambiamento del suo essere, della creazione in lui dell'unit e della formazione di un Io permanente.
Un'idea permanente del bene e del male si pu formare nell'uomo solo in relazione a uno scopo permanente e a una comprensione permanente.
Se un uomo comprende di essere addormentato e se ha desiderio di svegliarsi, tutto ci che potr aiutarlo, sar il bene, e tutto ci che glielo impedir, tutto ci che prolungher il suo sonno, sar i1 male. Nello stesso modo, distinguer ci che  bene e ci che  male per gli altri. Ci che li aiuta a svegliarsi  il bene, e ci che glielo impedisce  il male. Ma  cos solo per coloro che vogliono svegliarsi, vale a dire per coloro che comprendono di essere addormentati. Gli uomini che non si rendono conto di essere addormentati e che non possono avere il desiderio di svegliarsi, non possono avere la comprensione del bene e del male. E siccome le persone, nella loro immensa maggioranza, non si rendono conto di dormire e non se ne renderanno mai conto, n il bene n il male potranno mai esistere per loro.
Ci contraddice le idee generalmente conosciute. La gente ha l'abitudine di pensare che il bene e il male debbano esser il bene e il male per tutti, e, soprattutto, che il bene e il male esistano per tutti. In realt, il bene e il male non esistono che per pochi, per coloro che hanno uno scopo e che tendono verso questo scopo. Allora, per costoro, ci che va contro il loro scopo  il male, e ci che li aiuta  il bene.
La maggior parte degli 'addormentati' diranno naturalmente di avere uno scopo e di seguire una direzione definita. Se un uomo si rende conto che non ha uno scopo e che non va da nessuna parte,  segno che si avvicina ad un risveglio;  segno che il risveglio diventa realmente possibile per lui. Il risveglio di un uomo ha inizio dall'istante in cui si rende conto che non va da nessuna parte e che non sa dove andare.
Come abbiamo gi detto, gli uomini si attribuiscono un gran numero di qualit che in realt possono appartenere solo a coloro che hanno raggiunto un grado di sviluppo e di evoluzione pi elevato degli uomini n. 1, 2 e 3. L'individualit, un 'Io' unico e permanente, la coscienza, la volont, la capacit di fare, uno stato di libert interiore sono tutte qualit che l'uomo ordinario non possiede. Altrettanto pu dirsi dell'idea del bene e del male, la cui esistenza  legata ad uno scopo permanente, a una direzione permanente e a un centro di gravit permanente. 
L'idea del bene e del male  talvolta legata all'idea della verit e della menzogna. Ma come il bene e il male non esistono per l'uomo ordinario, cos non esistono verit e menzogna.
La verit permanente e la menzogna permanente non possono esistere che per l'uomo permanente. Se un uomo cambia continuamente, per lui anche la verit e la menzogna cambieranno continuamente. E se, ad ogni momento, gli uomini sono tutti in uno stato differente, i loro concetti della verit dovranno essere differenti quanto i loro concetti del bene. Un uomo non nota mai in quale modo incomincia a considerare come vero ci che considerava ieri come falso, e viceversa. Egli non nota questi cambiamenti come non nota il passaggio da uno dei suoi 'io' ad un altro.
Nella vita dell'uomo ordinario, la verit e la menzogna non hanno alcun valore morale, perch un uomo non pu mai attenersi ad una sola verit. La sua verit cambia. Se per un certo tempo, essa non cambia,  semplicemente perch  trattenuta dagli ammortizzatori. Un uomo non pu mai dire la verit.
Qualche volta, qualcosa dice la verit, qualche volta qualcosa dice una menzogna. Cos la sua verit e la sua menzogna sono egualmente prive di valore. N l'una, n l'altra dipendono da lui, esse dipendono tutte e due da cause accidentali. Questo  altrettanto vero per ci che concerne le parole dell'uomo, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, e i suoi concetti di verit e di menzogna.
Per comprendere la relazione tra verit e menzogna, nella sua vita, un uomo deve arrivare a comprendere la sua menzogna interiore, le incessanti menzogne che egli dice a s stesso.
Queste menzogne sono prodotte dagli 'ammortizzatori'. Per arrivare a distruggere le menzogne che l'uomo dice incoscientemente a s stesso e quelle dette incoscientemente agli altri, gli 'ammortizzatori' devono essere distrutti. Ma l'uomo non pu vivere senza ammortizzatori. Essi comandano automaticamente tutte le sue azioni, tutte le sue parole, tutti i suoi pensieri e tutti i suoi sentimenti. Se gli 'ammortizzatori' dovessero essere distrutti, scomparirebbe ogni controllo. Un uomo non pu esistere senza controllo, anche se si tratta solo di un controllo automatico.
Soltanto un uomo che possiede la volont, cio un controllo cosciente, pu vivere senza 'ammortizzatori'. Di conseguenza, se un uomo incomincia a distruggere in s stesso gli ammortizzatori, deve nello stesso tempo sviluppare la volont. E siccome la volont non pu essere creata su comando, in quanto questo esige del tempo, l'uomo rischia di trovarsi abbandonato, con i suoi 'ammortizzatori' distrutti e una volont non ancora abbastanza forte. La sola possibilit che egli pu avere in questa fase critica  dunque di essere controllato da un'altra volont gi rafforzata.
Ecco perch, nel lavoro di scuola, che comporta la distruzione degli 'ammortizzatori', un uomo deve essere pronto a sottomettersi alla volont di un altro, fintanto che la sua propria volont non sia pienamente sviluppata. In genere, la questione di questa sottomissione alla volont di un altro, va studiata per prima cosa. Io impiego il termine 'studiare' poich l'uomo deve comprendere perch una simile obbedienza  indispensabile e deve apprendere ad obbedire.
Questo non  per niente facile. Un uomo che comincia il lavoro dello studio di s allo scopo di giungere ad un controllo di s,  ancora abituato a credere  al valore delle proprie decisioni. Il fatto stesso di avere visto la necessit di cambiare, gli dimostra che le sue decisioni sono corrette e rinforza la credenza che egli pone in esse. Quando comincia a lavorare su di s, l'uomo deve abbandonare le proprie decisioni, deve 'sacrificare le proprie decisioni' perch, altrimenti, la volont dell'uomo che dirige il suo lavoro non potrebbe controllare le sue azioni.
Nelle scuole della via religiosa, la prima esigenza  lobbedienza, cio la sottomissione totale ed assoluta, ma senza comprensione. Le scuole della quarta via esigono, prima di ogni altra cosa, la comprensione. I risultati degli sforzi sono sempre proporzionali alla comprensione.
La rinuncia alle proprie decisioni, la sottomissione alla volont di un altro, possono presentare delle difficolt insormontabili per un uomo che non sia gi riuscito a rendersi conto che in realt non sacrifica e non cambia niente, nella sua vita, poich tutta la sua vita  stata sempre soggetta a qualche volont estranea ed egli non ha mai veramente preso alcuna decisione da s stesso. Ma l'uomo non ne  cosciente.
Egli considera che ha il diritto di scegliere liberamente. Ed  duro per lui rinunciare all'illusione di essere lui stesso a dirigere e organizzare la propria vita. Tuttavia, il lavoro su di s non  possibile finch non ci si  liberati da questa illusione.
L'uomo deve rendersi conto che egli non esiste ; che non pu perdere nulla, perch non ha niente da perdere; deve realizzare la sua nullit nel senso pi forte di questo termine.
Questa conoscenza della propria nullit, ed essa sola, pu vincere la paura di sottomettersi alla volont di un altro. Bench possa apparire strano, questa paura  infatti uno dei pi grandi ostacoli che l'uomo incontra sulla via. L'uomo ha paura che gli si facciano fare delle cose contrarie ai suoi principi, alle sue concezioni, alle sue idee. Per di pi, questa paura produce immediatamente in lui l'illusione di avere realmente dei principi, dei concetti, e delle convinzioni, che, in realt, non ha mai avuto e sarebbe incapace di avere. Un uomo che nella sua vita non si  mai occupato di morale, si spaventa subito all'idea che gli si faccia fare qualche cosa di immorale. Un uomo che non ha mai avuto la preoccupazione della propria salute e che ha fatto di tutto per rovinarla, incomincia a temere che gli si faccia fare qualcosa che possa essergli nefasto. Un uomo che ha mentito a tutti, ovunque, durante tutta la sua vita, nel modo pi sfrontato, paventa che gli si domandi di mentire. Ho conosciuto un ubriacone che temeva, pi di ogni altra cosa al mondo, che lo si facesse bere.
Molto sovente, la paura di sottomettersi alla volont di un altro si rivela pi forte di ogni altra cosa. L'uomo non comprende che una subordinazione alla volont di un altro, alla quale dar coscientemente la sua adesione,  la sola strada che possa condurlo all'acquisizione di una volont propria.
La volta successiva, G. ritorn sulla questione della volont.
La questione della volont, della nostra volont e della volont di un altro uomo, disse,  molto pi complessa di quanto non appaia a prima vista. Un uomo non ha abbastanza volont per fare, cio per dominare s stesso e controllare le sue azioni, ma ha abbastanza volont per obbedire ad un'altra persona. Solo in questo modo pu sfuggire alla legge dell'accidente. Non vi  altra via.
Ho gi parlato del destino e dell accidente nella vita dell'uomo. Ora esamineremo il senso di queste parole in modo pi dettagliato.
Il destino esiste, ma non per tutti. La maggior parte delle persone sono separate dal loro destino ed esse vivono soltanto sotto la legge dell'accidente. Il destino  il risultato di influenze planetarie che corrispondono ad un dato tipo di uomo. Parleremo dei tipi pi tardi.
Per ora, dovete comprendere questo: un uomo pu avere il destino che corrisponde al suo tipo, tuttavia non l'ha praticamente mai. Ci dipende dal fatto che il destino concerne una sola parte dell'uomo, la sua essenza.
Ricorderemo che l'uomo  costituito da due parti: essenza e personalit.
L'essenza  ci che  suo. La personalit  'ci che non  suo'. 'Ci che non  suo' significa: ci che gli  venuto dall'esterno, quello che ha appreso, quello che riflette; tutte le tracce di impressioni esteriori rimaste nella memoria e nelle sensazioni, tutte le parole e tutti i movimenti che gli sono stati insegnati, tutti i sentimenti creati dall'imitazione, tutto questo  'ci che non  suo', tutto questo  la personalit.
Dal punto di vista della psicologia ordinaria, la divisione dell'uomo in personalit ed essenza  difficilmente comprensibile. Sarebbe pi esatto dire che questa divisione, in psicologia, non esiste del tutto.
Il bambino non ha ancora personalit. Egli  ci che  realmente. Egli  essenza. I suoi desideri, i suoi gusti, ci che gli piace, che non gli piace, esprimono il suo essere cos com'.
Ma allorch interviene ci che si chiama 'educazione', la personalit comincia a crescere. La personalit si forma in parte sotto l'azione di influenze intenzionali, vale a dire dell'educazione, e in parte per l'imitazione involontaria degli adulti da parte del bambino. Nella formazione della personalit, hanno una parte importante anche la 'resistenza' del bambino all'ambiente e i suoi sforzi per dissimulare ci che  'suo', ci che  'reale'.
L'essenza  la verit nell'uomo; la personalit  la menzogna. Ma, man mano che la personalit cresce, l'essenza si manifesta sempre pi raramente, sempre pi debolmente; sovente l'essenza si arresta nella sua crescita ad un'et molto tenera e non pu pi crescere. Accade spesso che lo sviluppo dell'essenza di un uomo adulto, anche di un uomo molto intelligente o, nel senso corrente della parola, molto colto, si sia fermata come sviluppo al livello di un bambino di cinque o sei anni. Questo significa che tutto ci che vediamo in quest'uomo, in realt non  suo. Ci che  suo, ci che gli  proprio, ossia la sua 
essenza, si manifesta normalmente soltanto nei suoi istinti e nelle sue emozioni pi semplici. In certi casi, tuttavia, l'essenza pu crescere parallelamente alla personalit. Tali casi rappresentano eccezioni rarissime, specialmente nelle condizioni di vita degli uomini colti. L'essenza ha maggiori possibilit di svilupparsi in uomini che vivono a stretto contatto con la natura, in difficili condizioni, in costante lotta e pericolo.
Ma, come regola generale, la personalit di tali uomini  assai poco sviluppata. Essi hanno molto di ci che ' veramente loro', ma sono quasi del tutto sprovvisti di ci che 'non  loro', in altri termini, mancano di educazione e di istruzione, mancano di cultura. La cultura crea la personalit; e nello stesso tempo, essa ne  anche il prodotto, il risultato. Non ci rendiamo conto che tutta la nostra vita, tutto ci che chiamiamo civilt, la scienza, la filosofia, l'arte, la politica, sono creazioni della personalit, cio di tutto ci che nell'uomo 'non  suo'.
L'elemento che, nell'uomo, 'non  suo', differisce molto da ci che gli  'proprio' per il fatto che pu essere perduto, alterato o tolto, con dei mezzi artificiali.
 possibile ottenere una conferma sperimentale di questo rapporto tra personalit ed essenza. Nelle scuole orientali, si conoscono mezzi e metodi con l'aiuto dei quali si pu separare l'essenza e la personalit di un uomo. Talvolta ci si serve dell'ipnosi o di narcotici speciali, talaltra, di certi esercizi. Se, con l'aiuto di uno di questi mezzi, la personalit e l'essenza di un uomo vengono separate per un certo tempo, appariranno due esseri, completamente formati, in qualche modo coesistenti in lui, che parlano lingue diverse, hanno gusti, interessi e scopi del tutto diversi, e si viene a scoprire talvolta che uno dei due  rimasto al livello di un piccolo bambino. Continuando l'esperienza,  possibile addormentare uno di questi due esseri; oppure l'esperienza pu cominciare con l'addormentare o la personalit o l'essenza.
Certi narcotici hanno la propriet di addormentare la personalit senza toccare l'essenza. E dopo aver preso questi narcotici, la personalit di un uomo sparisce per un certo tempo: non resta che la sua essenza. Accade che un uomo, pieno di idee varie e brillanti, pieno di simpatie e di antipatie, d'amore, di odio, di attaccamenti, di patriottismo, di abitudini, gusti, desideri e convinzioni, si risveglia di colpo, completamente vuoto, privo di ogni pensiero, sentimento, convinzione e di ogni punto di vista personale sulle cose. Tutto ci che prima l'aveva agitato lo lascia ora del tutto indifferente. Talvolta, egli vede l'artificialit ed il carattere immaginario dei suoi stati d'animo abituali o delle sue parole altisonanti; accade anche che le dimentichi completamente, come se tutto ci non fosse mai esistito. Le cose, per le quali era disposto a sacrificare la vita, gli appaiono ora ridicole, insensate, indegne della sua attenzione. Tutto quello che pu trovare in s stesso  un piccolo numero di inclinazioni istintive e di gusti. Gli piacciono le caramelle, il calore, non gli piace il freddo, non gli piace lavorare oppure al contrario, gli piace fare del moto fisico. Ed  tutto.
In certi casi molto rari e a volte quando meno lo si aspetta, l'essenza si rivela pienamente adulta, pienamente sviluppata, anche se la personalit non lo ; in tali circostanze, l'essenza riunisce in s tutto ci che  solido e reale in un uomo.
Ma questo accade molto raramente. In regola generale, l'essenza dell'uomo , o molto primitiva, selvaggia, ed infantile, oppure semplicemente stupida. Lo sviluppo dell'essenza  il frutto del lavoro su di s.
Nel lavoro su di s vi  un momento molto importante: quello in cui l'uomo incomincia a distinguere tra la sua personalit e la sua essenza. Il vero 'Io' di un uomo, la sua individualit, pu crescere solo a partire dalla sua essenza. Si pu dire che l'individualit di un uomo,  la sua essenza divenuta adulta, matura. Ma per consentire all'essenza di crescere  innanzitutto indispensabile attenuare la pressione costante che la personalit esercita su di essa, perch gli ostacoli alla crescita dell'essenza sono contenuti nella personalit.
Consideriamo l'uomo di media cultura, vedremo che nell'immensa maggioranza dei casi, la sua personalit  l'elemento attivo, mentre la sua essenza  l'elemento passivo. La crescita interiore di un uomo non pu incominciare finch quest'ordine di cose resta inalterato. La personalit deve diventare passiva e l'essenza attiva. Questo pu succedere solo quando gli 'ammortizzatori' sono stati tolti, o indeboliti, perch gli 'ammortizzatori' nel loro insieme, costituiscono l'arma principale di cui si serve la personalit per tenere l'essenza in soggezione.
Come abbiamo gi detto, l'essenza degli uomini meno colti  in generale assai pi sviluppata dell'essenza degli uomini colti. Sembra dunque che dovrebbero essere pi vicini alla possibilit di uno sviluppo, ma in realt non  cos, perch la loro personalit risulta troppo poco sviluppata. Per crescere interiormente, per incominciare a lavorare su di s, un certo sviluppo della personalit  necessario, cos come un certo vigore dell'essenza.
La personalit  costituita dai rulli di memoria e dagli ammortizzatori che risultano da un certo lavoro dei centri. Una personalit sviluppata insufficientemente significa una mancanza di rulli incisi, cio una mancanza di sapere, una mancanza di informazioni, una mancanza di quel materiale sul quale il lavoro su di s deve essere basato. Senza una certa somma di conoscenze, senza una certa quantit di questi elementi 'che non sono suoi', un uomo non pu incominciare il lavoro su di s, non pu neanche incominciare a studiarsi e a combattere le sue abitudini meccaniche, semplicemente perch non ci 
sono per lui ragioni o motivi per intraprendere un simile lavoro.
Questo non vuol dire che gli siano chiuse tutte le vie. La via del fachiro e la via del monaco, che non esigono alcuno sviluppo intellettuale, gli rimangono aperte. Ma i metodi e i mezzi possibili per un uomo di intelletto sviluppato, sono inutilizzabili per lui. Cos l'evoluzione per un uomo senza cultura non  meno difficile che per un uomo colto. Un uomo colto vive lontano dalla natura, lontano dalle condizioni naturali dell'esistenza, in condizioni di vita artificiali che sviluppano la sua personalit a spese della sua essenza.
Un uomo meno colto, che viva in condizioni pi normali e pi naturali, sviluppa la sua essenza a spese della sua personalit. Perch un lavoro su di s 
possa essere intrapreso con successo, occorre la felice coincidenza di una personalit e di una essenza egualmente sviluppate. Una tale coincidenza offrir le maggiori possibilit di successo. Quando lessenza  poco sviluppata  indispensabile un lungo periodo di lavoro preparatorio, ma tutto questo lavoro rimarr completamente sterile se l'essenza  interiormente corrotta o se essa ha contratto qualche difetto irrimediabile. Casi di questo genere si incontrano molto sovente. Uno sviluppo anormale della personalit ferma sovente lo sviluppo della essenza ad un livello cos basso, che essa diventa una povera piccola cosa informe. Da una povera piccola cosa informe, non ci si pu aspettare nulla.
Per di pi, accade talvolta che l'essenza di un uomo muoia mentre la sua personalit ed il suo corpo rimangono vivi. Una considerevole percentuale delle persone che vediamo nelle strade di una grande citt sono interiormente vuote; in realt, esse sono gi morte.
Per nostra fortuna non vediamo tutto questo e non ne sappiamo nulla. Se sapessimo quanti uomini sono gi morti e quanto numerosi sono questi cadaveri che governano le nostre vite, lo spettacolo di questo orrore ci farebbe perdere la ragione. Infatti, molti uomini sono impazziti perch hanno intravisto questa realt senza una preparazione sufficiente: essi hanno visto ci che non dovevano vedere. Per essere in grado di affrontare senza pericoli questa visione, bisogna essere sulla via. Se un uomo che non pu fare nulla vedesse la verit, certamente diverrebbe pazzo. Ma questo accade molto raramente; nello svolgersi normale delle cose, tutto  sistemato in modo tale che nessuno pu vedere qualcosa prematuramente. La personalit vede solo ci che ama vedere e che non  in contrasto con la sua esperienza. Essa non vede mai ci che non le piace. Questo  allo stesso tempo bene e male.  un bene per l'uomo che vuoi dormire,  un male per l'uomo che vuole svegliarsi.
Se l'essenza  sottomessa all'influenza del destino, domand uno di noi, ci significa che, confrontato all'accidente, il destino  sempre favorevole all'uomo? E pu un uomo essere condotto al lavoro dal suo destino? . 
No, rispose G., non  per nulla cos. Il destino  preferibile all'accidente solo nel senso che  possibile prenderlo in considerazione; il destino pu essere conosciuto prima ed  possibile prepararci a ci che si aspetta. Mentre invece dell'accidente non si pu sapere nulla. Ma il destino pu essere spiacevole o difficile. In questo caso, tuttavia, ci sono mezzi che permettono all'uomo di liberarsi dal suo destino.
Il primo passo in questa direzione consiste nel sottrarsi alle leggi generali. L'accidente generale o collettivo si produce esattamente come l'accidente individuale; e come esiste un destino individuale esiste anche un destino generale o collettivo. L'accidente collettivo e il destino collettivo sono retti da leggi generali. Un uomo desideroso di crearsi un'individualit propria deve dunque liberarsi dalle leggi generali. Le leggi generali non sono tutte obbligatorie per l'uomo; egli pu liberarsi da un gran numero di esse, se perviene a liberarsi dagli 'ammortizzatori' e dall'immaginazione. Tutto ci si riallaccia a questo problema fondamentale: come liberarsi dalla personalit? La personalit trova il suo nutrimento nell'immaginazione e nella menzogna.
Quando diminuir la menzogna nella quale l'uomo vive, quando la sua immaginazione si sar indebolita, anche la personalit non tarder a indebolirsi e l'uomo potr passare allora sotto il controllo, sia del suo destino, sia di una linea di lavoro, diretta a sua volta dalla volont di un altro uomo; in questa maniera, l'uomo pu essere condotto sino al punto in cui una volont pu costituirsi in lui, una volont capace di far fronte all'accidente e, se occorrer, al destino.
Queste riunioni si svolsero in un periodo di pochi mesi. Non  certo il caso di riportarle nel loro ordine esatto, perch G. sovente toccava una ventina di argomenti differenti in una stessa sera. Molte cose erano ripetute, in risposta alle domande fatte, molte idee infine erano cos strettamente legate che solo artificialmente avrebbero potuto essere separate.
In questa epoca certe persone di un tipo ben definito avevano gi preso un'attitudine negativa riguardo al nostro lavoro. Oltre a rimproverare la nostra mancanza d'amore, molti di loro si indignavano alla domanda di un pagamento, di denaro. Sotto questo rapporto era molto caratteristico che i pi indignati non fossero coloro per i quali era difficile pagare, ma coloro che avevano del denaro e per i quali la somma richiesta era una sciocchezza.
Quelli che non potevano pagare, o che potevano pagare molto poco, comprendevano bene che non si poteva avere niente per niente, e che il lavoro di G., i suoi viaggi a Pietroburgo e il tempo che lui e gli altri dedicavano al lavoro, costava denaro. Solamente quelli che avevano denaro non lo capivano, e non lo volevano capire.
Ci vorrebbe forse dire, che il Regno dei Cieli pu essere comperato? dicevano. Ma non si  mai domandato denaro per simili cose. Il Cristo diceva ai suoi discepoli: 'Non prendete n borsa n pane', e voi chiedete un migliaio di rubli! In questo modo si potrebbero fare eccellenti affari. Supponete che vi siano un centinaio di allievi. Ci darebbe una somma di cento mila rubli. E se ci fossero duecento, trecento allievi? Trecentomila rubli all'anno: una rendita!.
G. sorrideva sempre quando gli riferivano questi commenti.
Non prendete n borsa n pane! Ma non  necessario per tutti prendere il biglietto del treno e pagare l'albergo? Osservate la loro menzogna e la loro ipocrisia! No, anche se non avessimo affatto bisogno di denaro sarebbe ancora necessario mantenere questa richiesta. Ci ci sbarazza fin dall'inizio di una quantit di gente inutile. Nulla mostra meglio le persone che la loro attitudine verso il denaro. Essi sono pronti a sprecare tanto e pi per le loro fantasie personali, ma non hanno alcun apprezzamento per il lavoro di un altro. Io dovrei lavorare per essi gratuitamente, e dar loro tutto ci che essi si degneranno di prendere da me. 'Come si pu fare del commercio con la conoscenza? Essa deve essere donata!', essi dicono.  precisamente per questa ragione che bisogna farli pagare. Vi sono persone che non oltrepasseranno mai questa barriera. Ma se non la oltrepassano ci vuol dire che non oltrepasseranno mai le altre. E queste non sono le sole ragioni. Pi tardi vedrete.
Queste altre ragioni erano molto semplici. Numerosi erano coloro che, in realt, non potevano pagare. E, bench G. abbia sempre mantenuto molto strettamente il principio, in realt non rifiut mai un allievo perch questi non aveva denaro. E si scopr pi tardi che manteneva egli stesso un gran numero di allievi. Quelli che pagavano mille rubli non pagavano solo per s, ma anche per gli altri.
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CAPITOLO NONO 
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In una riunione G. cominci a tracciare il diagramma dell'Universo in una forma interamente nuova.
Fino ad oggi, disse, abbiamo parlato delle forze che creano i mondi, del processo di creazione, come si svolge a partire dallAssoluto. Parleremo ora dei processi che si effettuano nel mondo gi creato ed esistente. Non dimenticate questo: il processo di creazione non si arresta mai; tuttavia, su scala planetaria, misurandolo secondo il nostro calcolo del tempo, si svolgerebbe cos lentamente che potremmo considerare le condizioni planetarie come se per noi fossero permanenti.
Prendiamo in esame dunque il 'raggio di creazione' a creazione avvenuta dell'Universo.
L'azione dell'Assoluto sul mondo, sui mondi (da esso creati all'interno di s), prosegue. Allo stesso modo, l'azione di ciascuno di questi mondi sui mondi successivi continua. 'Tutti i soli' della via lattea influenzano il nostro sole ed il sole influenza i pianeti. 'Tutti i pianeti' influenzano la nostra terra e la terra influenza la luna. Tali influenze sono trasmesse per mezzo di radiazioni attraverso gli spazi stellari ed interplanetari. 
Per studiare tali radiazioni, consideriamo 'il raggio di creazione' sotto una forma semplificata: Assoluto  Sole  Terra  Luna, o piuttosto, immaginiamo il raggio di creazione sotto forma di tre ottave di radiazione: la prima ottava tra l'Assoluto ed il Sole, la seconda ottava tra il Sole e la Terra, la terza ottava tra la Terra e la Luna; ed esaminiamo il passaggio delle radiazioni fra questi quattro punti fondamentali dell'universo.
Dobbiamo trovare il posto che ci spetta e comprendere la nostra funzione in questo universo, considerato sotto forma di tre ottave di radiazione fra quattro punti. Nella prima ottava, l'Assoluto comprende due note, do e si, separate da un 'intervallo'.
Fanno seguito le note la, sol, fa. Quindi un 'intervallo' e lo sshock che lo colma  a noi sconosciuto, ma la cui esistenza  necessariamente presumibile  poi mi, re.
Le radiazioni giungono al sole. Due note sono incluse nel sole stesso, do, un 'intervallo', e si; in seguito la, sol, fa; le radiazioni che vanno verso la terra.
Quindi un 'intervallo' e lo 'shock ' della vita organica che lo riempie; quindi mi e re. La terra: do, un 'intervallo', si, in seguito, la, sol, fa  
le radiazioni che vanno verso la luna; poi un altro 'intervallo', uno shock a noi sconosciuto, poi mi, re, e la luna: do.
Queste tre ottave di radiazione, sotto la cui forma ci rappresentiamo l'universo, ci permetteranno di spiegare la relazione che le materie e le forze hanno, sui differenti piani del mondo, con la nostra stessa vita.
Notate che bench vi siano sei 'intervalli' in queste tre ottave, solo tre di essi devono essere colmati dall'esterno.
Il primo 'intervallo' do-si  colmato dalla volont dell'Assoluto; il secondo 'intervallo' do-si  colmato dall'influenza della massa del sole sulle radiazioni che l'attraversano; il terzo 'intervallo' do-si  colmato dall'azione della massa terrestre sulle radiazioni che l'attraversano. Solo gli intervalli tra fa e mi devono essere colmati da 'shocks addizionali'.
Questi 'schoks addizionali' possono venire sia da altre ottave passanti per quel punto, sia da ottave parallele provenienti da punti superiori. Noi non sappiamo niente della natura dello shock tra mi e fa nella prima ottava Assoluto-Sole. Ma, nell'ottava Sole-Terra, lo shock tra mi e fa  la vita organica sulla Terra, cio le tre note la, sol, fa dell'ottava che parte dal Sole.
La natura dello shock tra mi e fa, nell'ottava Terra-Luna ci  anch'essa sconosciuta.
Occorre notare che il termine 'un punto dell'universo' che ho usato, ha un senso del tutto definito: un 'punto' rappresenta una certa combinazione di idrogeno che avviene in un punto preciso ed assolve una funzione precisa in un sistema. Il concetto di 'punto' non pu essere sostituito con il concetto di 'idrogeno', perch il termine 'idrogeno' significa semplicemente materia non limitata nello spazio. Un punto  sempre limitato nello spazio. Tuttavia, un 'punto dell'Universo' pu essere designato dal numero dell'idrogeno che predomina in esso, o che in esso  centrale.
Se noi esaminiamo ora la prima di queste tre ottave di radiazioni, cio l'ottava Assoluto-Sole, dal punto di vista della Legge del Tre, noi vedremo che la nota do sar conduttrice della forza attiva, indicata con il numero 1, mentre la materia nella quale agisce questa forza sar il 'carbonio' (C). La forza 'attiva', che crea la nota do nell'Assoluto, rappresenta il massimo di frequenza di vibrazioni o la massima densit di vibrazioni.
L'espressione 'densit di vibrazioni' corrisponde a 'frequenza di vibrazioni' ed  usata come opposto di 'densit di materia', vale a dire che pi la densit di materia  elevata, pi la densit di vibrazioni  bassa e viceversa. In linea di massima, pi la densit di vibrazioni  elevata, pi la densit di materia  bassa. La maggiore 'densit di vibrazioni' si trova nella materia pi sottile, pi rarefatta. Nella pi densa delle materie concepibili, le vibrazioni rallentano e arrivano pressoch ad un punto morto. La materia pi sottile corrisponde, di conseguenza, alla pi alta 'densit di vibrazioni'.
La forza attiva nell'Assoluto rappresenta il massimo di 'densit di vibrazioni', mentre la materia dove si effettuano queste vibrazioni, cio il primo 'carbonio', rappresenta il minimo di 'densit di materia'!
La nota si nell'Assoluto sar conduttrice della forza passiva, indicata con il numero 2. E la materia nella quale agisce questa forza passiva, o in cui risona la nota si, sar V 'ossigeno' (O).
La nota la sar conduttrice della forza neutralizzante, designata con il n. 3, e la materia nella quale risuoner la nota la sar l'azoto (N). Secondo il grado della loro attivit, queste forze avranno l'ordine di successione 1, 2, 3, vale a dire corrisponderanno alle materie 'carbonio', 'ossigeno' e 'azoto'.
Ma, secondo la loro densit di materia, esse avranno l'ordine: 'carbonio', 'azoto', 'ossigeno', cio 1, 3, 2, perch l'azoto, pur conservando il numero 3 in quanto conduttore della forza neutralizzante, si pone per la sua densit di materia tra 'carbonio' e 'ossigeno', il quale appare il pi denso dei tre.
Il carbonio, l'ossigeno e l'azoto presi insieme daranno una materia del quarto ordine o 'idrogeno' (H), di cui noi designiamo la densit con il numero 6 (in quanto somma di 1, 2, 3) ossia H6. Prima triade.
C, O, N, conservano il loro numero 1, 2 e 3. Il carbonio  sempre 1, l'ossigeno  sempre 2, l'azoto sempre 3. Ma, essendo pi attivo dell'ossigeno, l'azoto entra come principio attivo nella triade seguente, e vi entra con la densit 2. In altri termini, l'azoto ha ora una densit 2 e l'ossigeno una densit 3.
Cosicch la nota la della prima triade  conduttrice della forza attiva della triade seguente, nella quale entra con la densit 2. Se il nuovo carbonio entra con la densit 2, l'ossigeno e l'azoto devono corrispondergli in densit, riproducendo il rapporto di densit della prima triade. Nella prima triade il rapporto di densit era 1, 2, 3; nella seconda triade sar dunque 2, 4, 6, cio, nella seconda triade il carbonio avr la densit 2, l'azoto la densit 4, l'ossigeno la densit 6. Presi insieme essi daranno l'idrogeno 12 (H12). Seconda triade.
Conformemente allo stesso schema, la triade seguente sar costruita cos: fa, 'schok', mi. L'azoto della seconda triade entrer come carbonio nella terza con la densit 4. L'azoto e l'ossigeno che gli corrispondono dovranno avere la densit 8 e la densit 12; insieme essi daranno l'idrogeno 24 (H24).
Terza triade.
La triade seguente mi, re, do, secondo lo stesso schema, dar l'idrogeno 48 (H48). Quarta triade.
E cosi via fino alla Dodicesima triade. Quindi si ottengono cos dodici idrogeni con densit scalari da 6 a 12.288. 
Questi dodici idrogeni rappresentano dodici categorie di materie, contenute nell'universo dall'Assoluto alla Luna, e se fosse possibile stabilire con esattezza quale di questi idrogeni costituisce l'organismo umano ed agisce in esso, basterebbe questo per determinare il posto occupato dall'uomo nel mondo.
Ma, nel punto dove siamo situati, nei limiti de]|le nostre possibilit e capacit ordinarie, lidrogeno 6 non  riducibile; noi possiamo dunque  considerarlo come idrogeno 1; l'idrogeno seguente l|2 pu essere considerato come idrogeno 6. Se dividiamo per due tutti gli idrogeni seguenti, otteniamo una gamma che va dall'idrogeno 1 all'idrogeno 6.144.
Ma anche l'idrogeno 6 resta per noi irriducibile. Possiamo dunque prendere anch'esso come idrogeno 1, prendere l'idrogeno seguente come idrogeno 6 e dividere di nuovo tutto ci che segue per due.
I gradi ottenuti in questo modo, da 1 a 3.072, possono servirci per lo studio dell'uomo. 
Tutte le materie, dall'idrogeno 6 all'idrogeno 3.072, si trovano nell'organismo umano e tutte vi hanno la loro parte. Ciascuno di questi idrogeni include un vastissimo gruppo di sostanze chimiche a noi note, legate assieme da qualche funzione relativa al nostro organismo. In altri termini non bisogna dimenticare che il termine 'idrogeno' ha un senso molto largo. Ogni elemento semplice  un idrogeno di una certa densit; tuttavia ogni combinazione di elementi che abbia una funzione definita sia nell'universo, sia nell'organismo umano  anche un idrogeno.
Una tale definizione delle materie ci permette di classificarle nell'ordine delle loro relazioni con la vita e con le funzioni del nostro organismo.
Cominciamo dall'idrogeno 768. Esso  definito come alimento, in altre parole, l'idrogeno 768 comprende tutte le sostanze che possono servire d'alimento all'uomo. Le sostanze che non possono servire d'alimento, un pezzo di legno per esempio, si rapportano all'idrogeno 1.536; un pezzo di ferro all'idrogeno 3.072. D'altra parte, una materia 'sottile', ma povera di propriet nutritive, sar pi vicina all'idrogeno 384.
L'idrogeno 384 sar definito come acqua. L'idrogeno 192  l'aria che respiriamo. L'idrogeno 96  rappresentato da gas rarefatti che l'uomo non pu respirare, ma che hanno una parte molto importante nella sua vita;  inoltre la materia del magnetismo animale, delle emanazioni del corpo umano, dei raggi N, degli ormoni, delle vitamine, ecc; in altre parole, con l'idrogeno 96 finisce ci che  chiamato materia, o piuttosto ci che la nostra fisica e chimica intendono come materia. L'idrogeno 96 comprende anche materie che sono pressoch impercettibili per la nostra chimica, o che sono percettibili soltanto dalle loro tracce o dai loro effetti  materie, la cui esistenza alcuni presumono mentre altri la negano.
Gli idrogeni 48, 24, 12 e 6 sono delle materie sconosciute ai chimici e fisici contemporanei. Sono le materie della nostra vita psichica e spirituale 
nei suoi differenti gradi.
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NOTA: Tavola degli idrogeni. FINE NOTA.
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Bisogna sempre ricordarsi, studiando la tavola degli idrogeni', che ogni idrogeno include un numero immenso di sostanze differenti, tutte legate fra loro da un'unica funzione nel nostro organismo e rappresentanti un 'gruppo cosmico' definito.
L'idrogeno 12 corrisponde all'idrogeno della chimica (peso atomico 1). Il carbonio, l'azoto e l'ossigeno (della chimica) hanno rispettivamente il peso atomico 12, 14 e 16.
Inoltre,  possibile indicare, nella tavola dei pesi atomici, gli elementi che corrispondono a certi idrogeni, vale a dire gli elementi i cui pesi atomici sono tra di loro pressoch nel rapporto corretto d'ottava. Cos l'idrogeno 24 corrisponde al Fluoro, F, peso atomico 19; l'idrogeno 48 corrisponde al Cloro, Cl, peso atomico 35,5; l'idrogeno 96 corrisponde al Bromo, Br, peso atomico 80; l'idrogeno 192 corrisponde allo Iodio, I, peso atomico 127. I pesi atomici di questi elementi sono tra di loro pressoch nel rapporto d'ottava; cio il peso atomico di ciascun di essi  pressoch il doppio del peso atomico dell'altro. La leggera inesattezza, ossia il carattere incompleto della relazione d'ottava, deriva dal fatto che la chimica ordinaria non prende in considerazione tutte le propriet, in particolare le sue propriet 'cosmiche'. La chimica di cui vi parlo studia la materia su una base differente da quella della chimica ordinaria, e prende in considerazione non soltanto le sue propriet fisiche e chimiche, ma anche le sue propriet psichiche e cosmiche.
Questa chimica o alchimia, considera una materia, prima di tutto, dal punto di vista delle sue funzioni, che determinano il suo posto nell'universo e le sue relazioni con le altre materie, dopo di che viene osservata dal punto di vista della sua relazione con l'uomo e con le funzioni dell'uomo. Per 'atomo di sostanza', si intende la pi piccola quantit di una data sostanza, che conservi tutte le sue propriet fisiche, cosmiche e psichiche; in effetti ogni sostanza possiede, oltre alle sue propriet cosmiche, delle propriet psichiche, vale a dire un certo grado di intelligenza. Il concetto di 'atomo' pu, di conseguenza, applicarsi non soltanto agli elementi, ma anche a tutte le materie composte che hanno delle funzioni definite nell'universo o nella vita dell'uomo. Vi pu essere un atomo di acqua, un atomo di aria (ossia d'aria atmosferica propria alla respirazione dell'uomo); un atomo di pane, un atomo di carne e cos via. Un atomo d'acqua sar in questo caso il centesimo di un millimetro cubo d'acqua ad una certa temperatura presa con un termometro speciale. Sar una minuscola goccia d'acqua che, a certe condizioni, potr essere vista a occhio nudo.
Questo atomo  la pi piccola quantit d'acqua che conserva tutte le propriet dell'acqua. Se la divisione  spinta oltre, qualcuna di queste propriet scompare; cio non abbiamo pi dell'acqua, ma qualcosa che si avvicina allo stato gassoso dell'acqua, il vapore, che chimicamente non differisce per nulla dall'acqua allo stato liquido, ma possiede delle funzioni differenti e di conseguenza delle propriet cosmiche e psichiche differenti.
La 'tavola degli idrogeni' rende possibile lo studio di tutte le sostanze che compongono l'organismo dell'uomo dal punto di vista della loro relazione con i differenti piani dell'universo. Ora, siccome ciascuna funzione dell'uomo  un risultato dell'azione di sostanze definite, e siccome ciascuna sostanza  in relazione ad un piano definito dell'universo, questo fatto ci permette di stabilire la relazione esistente tra le funzioni dell'uomo ed i piani dell'universo.
Devo dire a questo punto che le 'tre ottave di radiazioni' e la 'tavola degli idrogeni' che ne deriva furono per noi, per lungo tempo, una pietra di inciampo; il fondamentale e pi essenziale principio della transizione delle triadi e della struttura della materia, lo compresi solo pi tardi e ne parler al momento opportuno.
Nella mia ricostruzione delle esposizioni di G., in generale mi sforzo di rispettare l'ordine cronologico, bench questo non sia sempre possibile, poich alcune cose erano ripetute spesso ed entravano in una forma o nell'altra in quasi tutto ci che egli diceva.
La 'tavola degli idrogeni' produsse su di me una fortissima impressione, che in seguito, anzich affievolirsi, divenne ancora pi forte. Sentivo in questa 'scala eretta dalla terra al cielo' qualcosa di molto simile alle sensazioni del mondo, provate qualche anno prima, nel corso delle strane esperienze che ho descritto nel mi libro dal titolo Nuovo modello dell'Universo, grazie alle quali avevo cos fortemente sentito l'interdipendenza, l'integralit e la matematicit di tutto ci che esiste nel mondo. Questa esposizione fu spesso ripetuta, con diverse varianti, talvolta associata ad una spiegazione del 'raggio di creazione', talaltra associata ad una spiegazione della 'legge d'ottava'. Ma, nonostante la sensazione singolare che mi dava, ero lontano, le prime volte che la udi, dal riconoscerne tutto il valore. Soprattutto non comprendevo allora che queste idee sono molto pi difficili da assimilare ed hanno un contenuto molto pi profondo di quello che pu sembrare alla prima esposizione.
Mi ricordo di un episodio. Si ripeteva la lettura di un testo sulla struttura della materia, vista in rapporto alla meccanica dell'universo.
La lettura era fatta da P., giovane ingegnere appartenente al gruppo degli allievi di G. a Mosca, che ho gi menzionato.
Ero giunto a lettura iniziata. Udendo parole familiari, conclusi che avevo gi sentito questo testo e sedetti in un angolo della grande sala a fumare, pensando ad altre cose. G. era presente.
Perch non avete seguito la lettura?, mi domand alla fine.
La conoscevo gi, risposi.
G. scosse la testa, in segno di disapprovazione. Sinceramente, non compresi che cosa egli si attendesse da me. Perch mai avrei dovuto ascoltare ancora una volta un testo che gi conoscevo? Lo compresi solo pi tardi, quando il tempo delle letture fu terminato, e tentavo di ricapitolare mentalmente tutto ci che avevo udito. Sovente, riflettendo su di un problema mi ricordavo benissimo che era stato l'oggetto di una di quelle letture, ma quanto era stato detto 
esattamente, non riuscivo purtroppo a ricordarlo ed avrei dato molto per ascoltare ancora una volta la lettura di certi testi.
Circa due anni dopo, nel novembre del 1917, un gruppo di cinque persone si trovava con G. in riva del Mar Nero, a quaranta chilometri a nord di Tuapse, in una casetta di campagna, a oltre due chilometri dalla casa pi vicina. Una sera eravamo tutti riuniti e parlavamo. Era gi tardi, e faceva cattivo tempo; un vento di Nord-Est soffiava a raffiche, portando pioggia e neve.
Stavo appunto riflettendo sulla 'tavola degli idrogeni' ed in particolare su di una certa incompatibilit che credevo di vedere fra questo diagramma ed un altro che ci era stato indicato pi tardi. La mia riflessione era diretta sugli idrogeni al di sotto del livello normale.
Spiegher pi tardi qual era la mia domanda e ci che G. rispose molto tempo dopo.
Quel giorno, non mi diede una risposta diretta.
Dovreste sapere, mi disse, che ne abbiamo gi parlato nelle conferenze di Pietroburgo. Senza dubbio non avete ascoltato. Vi ricordate di un testo che non avevate voglia di ascoltare, sostenendo di conoscerlo gi? Vi era la risposta precisa alla domanda che fate adesso.
Dopo un breve silenzio aggiunse: Bene, se veniste a sapere che in questo momento qualcuno sta per leggere questo pezzo a Tuapse, partireste a piedi per ascoltarlo?.
Andrei, dissi.
E difatti, pur immaginando molto vivamente quanto la strada fosse lunga, fredda e difficile, sapevo che tutto questo non mi avrebbe fermato.
G. si mise a ridere.
Andreste realmente? mi chiese. Pensate: quaranta chilometri, la pioggia, l'oscurit, la neve, il vento....
Senza neppure pensarci! esclamai. Voi sapete che ho gi fatto questa strada pi di una volta, quando mancavano i cavalli o quando non vi era posto per me sul carretto  e senza speranza di ricompensa, semplicemente perch non vi era niente altro da fare. Naturalmente andrei, senza una parola, se a Tuapse qualcuno dovesse rileggere questo testo.
Ah!, disse G., se la gente ragionasse cos! Ma, in realt ragionano esattamente in modo opposto. Senza la minima necessit, affronteranno ogni difficolt, ma per qualche cosa d'importante da cui potrebbero trarre un vero profitto, non muoveranno un dito. Cos  la natura umana. L'uomo non vuole mai pagare, ma soprattutto, non vuole pagare per ci che  veramente essenziale. Voi sapete ora che niente pu essere ottenuto per niente, che bisogna pagare per ogni cosa, e pagare in proporzione a ci che si  ricevuto. Ma l'uomo generalmente pensa la cosa opposta. Per delle sciocchezze, del tutto insignificanti, pagher qualunque prezzo. Ma per qualche cosa di importante, mai. Questo deve arrivargli spontaneamente. 
E per ritornare alla lettura che voi non avete ascoltato Pietroburgo, in essa vi era la risposta esatta alla domanda che ponete ora. Se allora aveste fatto attenzione, comprendereste oggi che non vi  alcuna contraddizione tra i diagrammi e che non ve ne pu essere alcuna. 
Ma ritorniamo a Pietroburgo.
Ora che rivedo il passato, non posso impedirmi d'essere stupito della rapidit con la quale G. ci trasmetteva i principi fondamentali del suo insegnamento. Naturalmente, ci derivava in gran parte dalla sua maniera di esporre le cose, la sua stupefacente capacit di far emergere tutti i punti importanti senza mai entrare in particolari inutili, fino a che l'essenziale non fosse stato compreso.
Dopo gli 'idrogeni', G. aveva cos proseguito: Noi vogliamo 'fare', diceva, ma in tutto ci che facciamo siamo legati e limitati dalla quantit di energia prodotta dal nostro organismo. Ogni funzione, stato, azione, pensiero, emozione necessita di una certa energia, di una certa sostanza determinata.
Arriviamo alla conclusione che dobbiamo 'ricordarci di noi'. Ma non possiamo farlo se non abbiamo in noi l'energia indispensabile al 'ricordo di s'. Non possiamo studiare, comprendere o sentire qualcosa se non abbiamo l'energia richiesta per questa comprensione, questo sentimento o questo studio.
 Cosa deve fare dunque un uomo quando incomincia a rendersi conto che non ha abbastanza energia per raggiungere lo scopo che si  fissato?
La risposta a questo interrogativo  che ogni uomo normale ha abbastanza energia per cominciare il lavoro su di s. Ȓ necessario soltanto che egli impari ad economizzare, in vista di un lavoro utile, l'energia di cui dispone, e che, la maggior parte del tempo, dissipa in pura perdita.
L'energia viene soprattutto spesa in emozioni inutili e sgradevoli, nell'ansiosa attesa di cose spiacevoli possibili ed impossibili, consumata dai cattivi umori, dalla fretta inutile, dal nervosismo, dall'irritabilit, dall'immaginazione, dal sognare ad occhi aperti e cosi via.
L'energia viene sprecata da un cattivo lavoro dei centri; dalla tensione inutile dei muscoli, sproporzionata rispetto al lavoro compiuto; dal perpetuo chiacchierare, che ne assorbe una quantit enorme, dallinteresse' accordato ininterrottamente alle cose che accadono intorno a noi o alle persone con le quali non abbiamo nulla a che fare e che non meritano nemmeno uno sguardo; dallo sciupio senza fine della forza di 'attenzione'; e via di seguito.
Dal momento in cui l'uomo comincia a lottare contro tutte queste abitudini, risparmia una quantit enorme di energia, e con l'aiuto di questa energia pu facilmente intraprendere il lavoro dello studio di s e del perfezionamento di s.
In seguito, tuttavia, il problema diviene pi difficile. Un uomo che, fino ad un certo punto, ha equilibrato la sua macchina e che ha provato a se stesso che essa produce molta pi energia di quanto egli si aspettasse, arriva tuttavia alla conclusione che essa non  sufficiente e che deve accrescerne la produzione se vuole continuare il suo lavoro.
Lo studio del funzionamento dell'organismo umano dimostra che ci  possibile.
L'organismo umano  paragonabile ad una fabbrica di prodotti chimici dove tutto  stato previsto per un altissimo rendimento. Ma nelle condizioni ordinarie della vita, essa non raggiunge mai il massimo rendimento, perch solo una piccola parte del suo macchinario viene utilizzata e produce soltanto ci che  indispensabile alla sua propria esistenza. Far lavorare una fabbrica in questo modo  evidentemente antieconomico al massimo grado. Infatti, la fabbrica, con tutto il suo macchinario, con tutte le sue installazioni perfezionate, non produce niente, poich essa non arriva che a mantenere, e persino con difficolt, la propria esistenza.
Il lavoro della fabbrica consiste nel trasformare una quantit di materia in un'altra, vale a dire dal punto di vista cosmico le sostanze pi grezze in sostanze pi fini. La fabbrica riceve dal mondo esteriore, come materia prima, una quantit di 'idrogeni' grezzi, e il suo lavoro consiste nel trasformarli in 'idrogeni' pi fini, mediante tutta una serie di processi alchimistici complicati. Ma, nelle ordinarie condizioni di vita, la produzione da parte della fabbrica umana di idrogeni pi fini, che  quella che a noi interessa in modo particolare dal punto di vista della possibilit di stati superiori di coscienza e del lavoro dei centri superiori, risulta insufficiente. Questi idrogeni pi fini sono tutti consumati, senza profitto, per mantenere l'esistenza della fabbrica stessa.
Se noi potessimo elevare la produzione della fabbrica al suo massimo rendimento possibile, noi potremmo cominciare a risparmiare gli idrogeni fini. Allora la totalit del corpo, tutti i tessuti, tutte le cellule si saturerebbero di questi idrogeni fini, che si fisserebbero gradualmente, cristallizzando in un certo modo. Questa cristallizzazione degli idrogeni fini porterebbe poco a poco l'organismo intero ad un livello pi elevato, a un pi alto piano dell'essere.
Ma questo non pu mai accadere nelle condizioni ordinarie della vita, perch la fabbrica consuma tutto quanto produce.
Impara a separare il sottile dallo spesso. Questo principio della Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto si riferisce al lavoro della fabbrica umana; se un uomo impara a separare il sottile dallo spesso, vale a dire a portare la produzione degli idrogeni fini al pi alto livello possibile, egli per questo solo fatto, creer per se stesso, la possibilit di una crescita interiore, che non potrebbe essere assicurata da nessun altro mezzo. La crescita interiore, la crescita dei corpi interiori delluomo (l'astrale, il mentale)  un processo materiale assolutamente analogo a quello della crescita del corpo fisico. Per crescere, un bambino deve essere ben nutrito, il suo organismo deve godere di condizioni sane al fine di poter preparare, a partire da questo nutrimento, i materiali richiesti per la crescita dei suoi tessuti. La stessa cosa  necessaria al 'corpo astrale' che richiede, per la propria crescita, sostanze che l'organismo deve produrre a partire dalle diverse qualit di nutrimento che penetrano in lui. Oltre a ci, le sostanze di cui il corpo astrale ha bisogno per la sua crescita, sono identiche a quelle che sono indispensabili al mantenimento del corpo fisico, con la sola differenza che gliene occorre una quantit molto maggiore.
Se l'organismo fisico comincia a produrre una quantit sufficiente di queste sostanze fini, e se il corpo astrale  ormai costituito in lui, questo 
organismo astrale avr bisogno, per mantenersi, di una minore quantit di queste sostanze, che non durante la sua crescita. Il sovrappi di queste sostanze potr allora essere impiegato per la formazione e la crescita del 'corpo mentale', che crescer con l'aiuto delle stesse sostanze che nutrono il 'corpo astrale', ma naturalmente la crescita del 'corpo mentale' richieder maggior quantit di queste sostanze che non la crescita e il nutrimento del 'corpo astrale'. Il sovrappi delle sostanze non consumate dal corpo mentale servir a far crescere il 'quarto corpo'. Ma questo sovrappi dovr essere molto grande. Tutte le sostanze fini necessarie al mantenimento e al nutrimento dei corpi superiori devono essere prodotte dall'organismo fisico, e l'organismo fisico  capace di produrle, a condizione che la fabbrica umana lavori convenientemente ed economicamente.
Tutte le sostanze necessarie al mantenimento della vita dell'organismo, al lavoro psichico, alle funzioni superiori della coscienza e alla crescita dei corpi superiori, sono prodotte dall'organismo a partire dal nutrimento che penetra in esso.
L'organismo umano riceve tre tipi di nutrimento: 1  Il cibo che mangiamo. 2 L'aria che respiriamo. 3 Le nostre impressioni.
Non  difficile capire che l'aria  un genere di alimento per l'organismo, ma pu apparire difficile, a prima vista, comprendere come le impressioni possano essere un nutrimento. Dobbiamo tuttavia ricordarci che con ogni impressione esterna, sia che prenda la forma di suono, di visione, di odore, noi riceviamo dall'esterno una certa quantit di energia, un certo numero di vibrazioni; questa energia che dall'esterno penetra nell'organismo  un nutrimento.
Inoltre, come ho gi detto, l'energia non pu essere trasmessa senza materia. Se un'impressione esterna introduce nell'organismo un'energia esterna, ci significa pure che una materia esterna penetra nell'organismo e lo 'nutre', nel senso pieno della parola.
Per un'esistenza normale, l'organismo ha bisogno di tre generi di nutrimento: alimenti fisici, aria ed impressioni. L'organismo non pu sussistere con un solo o anche due generi di nutrimento, sono necessari tutti e tre. Ma il rapporto tra questi nutrimenti e ci che essi significano per l'organismo, non  sempre lo stesso.
L'organismo pu esistere per un tempo relativamente lungo senza alcun apporto di nuovo nutrimento fisico. Sono conosciuti casi di digiuno di oltre sessanta giorni, al termine dei quali l'organismo non aveva perso niente della sua vitalit ed aveva rapidamente ricuperato le proprie forze, appena ricominciava ad alimentarsi. Ben inteso, una tale privazione di nutrimento non pu essere considerata completa, poich in questi casi di digiuno volontario, i soggetti avevano continuato a bere dell'acqua. Non di meno, anche senza acqua un uomo pu vivere senza nutrimento parecchi giorni.
Senza aria, non pu sopravvivere che qualche minuto, non pi di due o tre; in generale, la morte segue inevitabilmente una privazione d'aria della durata di quattro minuti.
Senza impressioni, un uomo non pu vivere un solo istante. Se il flusso delle impressioni, per una qualsiasi ragione, si arrestasse, o se l'organismo dovesse essere privato della sua capacit di ricevere le impressioni, morrebbe istantaneamente. Il flusso delle impressioni che ci viene dall'esterno  come una puleggia di trasmissione con la quale ci viene comunicato il movimento. Il motore principale  per noi la natura, il mondo circostante. La natura ci trasmette con le impressioni l'energia con la quale noi viviamo e ci moviamo, ed abbiamo il nostro essere. Se questo influsso energetico cessasse un istante di pervenire fino a noi, la nostra macchina cesserebbe immediatamente di funzionare.
Cos, di tre tipi di nutrimento, il pi importante  quello delle impressioni, bench sia evidente che l'uomo non pu vivere a lungo solo di impressioni.
Impressioni e aria permettono all'uomo di vivere un po' pi a lungo. Impressioni, aria e nutrimento fisico permettono all'uomo di vivere fino al termine normale della sua vita, e di produrre le sostanze necessarie non solo al mantenimento della sua vita, ma anche alla creazione e alla crescita dei corpi superiori.
Il processo della trasformazione in sostanze pi fini delle sostanze che entrano nell'organismo  retto dalla legge d'ottava.
Testa. Torace. Addome e parte inferiore del corpo.
Rappresentiamoci l'organismo umano sotto la forma di una fabbrica a tre piani. Il piano superiore di questa fabbrica  la testa; il piano intermedio  il torace; il piano inferiore comprende il dorso, l'addome e la parte propriamente inferiore del corpo.
Il nutrimento fisico  H 768, o la, sol, fa, nella terza ottava cosmica delle radiazioni. Questo idrogeno penetra al piano inferiore dell'organismo come 'ossigeno', do 768.
L'ossigeno 768 incontra il carbonio 192, che  presente nell'organismo. Dall'unione di O768 e C192 risulta l'azoto N384. N384  la nota seguente, re.
Re 384, che diventa ossigeno nella triade seguente, si incontra nellorganismo con il carbonio 96 e producono insieme un nuovo azoto, N192, che  la nota mi 192.
Re 384, che diventa 'ossigeno' nella triade seguente, si incontra nell'organismo con il 'carbonio' 96 e producono insieme il mi 192.
Come noi sappiamo dalla legge d'ottava, mi non pu passare a fa in un'ottava ascendente senza uno sshock addizionale. Se non riceve uno sshock addizionale la sostanza mi 192 non pu passare da sola alla piena nota fa. 
L'entrata dell'aria H192 nell'organismo, e lo sshock dato dall'aria nell'intervallo mi-fa dell'ottava di nutrimento.
Do 192 (aria) entrando nel piano intermedio della fabbrica con i caratteri dell'ossigeno e dando una parte della sua energia a mi 192, si unisce a sua volta, ad un certo punto, al carbonio 48, presente nell'organismo e passa a re 96. 
Nel momento in cui, nell'organismo, mi 192 dovrebbe apparentemente giungere ad un punto morto, penetra il secondo nutrimento, l'aria, sotto forma di do 192, oppure mi, re, do, della seconda ottava cosmica di radiazione. La nota do contiene il semitono necessario, vale a dire tutta l'energia necessaria per passare alla nota seguente; e essa da, in un certo modo, una parte della sua energia alla nota mi, che  di densit uguale. L'energia di questo do fornisce a mi 192 la forza sufficiente perch esso possa, unendosi al carbonio 48, gi presente nell'organismo, passare all'azoto 96. L'azoto 96 sar la nota fa. 
Fa 96, unendosi al carbonio 24, presente nell'organismo, passa all'azoto 48, cio la nota sol. 
La nota sol 48, unendosi al carbonio 12, presente nell'organismo, passa all'azoto 24, la nota la 24.
La 24 si unisce al carbonio 6, presente nell'organismo, e si trasforma in azoto 12, ossia si 12.
Si 12  la pi alta sostanza che possa produrre l'organismo, a partire dal nutrimento fisico, con l'aiuto della sshock addizionale fornito dall'aria.
Re 96 passa a mi 48 grazie al carbonio 24 e, con questo, lo sviluppo della seconda ottava si arresta. Per il passaggio di mi a fa, uno shock addizionale  indispensabile, ma a questo punto, la natura non ha preparato alcuno shock addizionale; e la seconda ottava, vale a dire l'ottava dell'aria, non pu svilupparsi ulteriormente e nelle ordinarie condizioni della vita non si sviluppa ulteriormente.
Continuazione dell'ottava dell'aria nell'organismo. 
La terza ottava comincia con do 48. 
Le impressioni entrano nell'organismo sotto forma di ossigeno 48, ossia la, sol, fa, della seconda ottava cosmica 'sole-terra'. 
Do 48 ha abbastanza energia per passare alla nota seguente, ma al momento in cui do 48 penetra nell'organismo, il 'carbonio' 12 necessario a questo passaggio  assente. Cos do 48 non entra in contatto con mi 48, e non pu passare alla nota seguente, n dare una parte della sua energia a mi 48.
Nelle condizioni di esistenza normale, la produzione di materie sottili da parte della fabbrica arriva allora ad un punto morto, si arresta e la terza ottava risuona come do' soltanto. La sostanza di qualit pi alta prodotta dalla fabbrica  si 12 e, per tutte le sue funzioni superiori, la fabbrica pu impiegare solo questa sostanza superiore.
Tuttavia vi  una possibilit di aumentare il rendimento, vale a dire di permettere all'ottava dell'aria e all'ottava delle impressioni di svilupparsi oltre. A questo scopo,  indispensabile creare un tipo speciale di sshock artificiale nel punto stesso dove la terza ottava ha avuto inizio e si  arrestata.
Ci significa che lo sshock artificiale deve essere applicato alla nota do 48. 
Ma cos' uno 'shock artificiale' ? Esso  connesso con il momento della ricezione di una impressione. La nota do 48 indica il momento in cui un'impressione entra nella nostra coscienza. Uno shock artificiale a questo punto significa un certo tipo di sforzo, fatto nel momento in cui si riceve un'impressione.
I tre tipi di nutrimento e la digestione di H768 e H192 nell'organismo con l'aiuto di uno shock meccanico. Lo stato normale dell'organismo e la normale produzione delle sostanze pi sottili a partire dai prodotti del nutrimento.
 stato spiegato precedentemente che, nelle condizioni di vita ordinaria, noi non ci ricordiamo di noi stessi; noi non ci ricordiamo, vale a dire non abbiamo la sensazione di noi stessi; non siamo coscienti di noi stessi al momento della percezione di un'emozione, di un pensiero o di un'azione. Se un uomo comprende questo e tenta di ricordarsi di s, ogni impressione che egli ricever durante questo ricordarsi di s sar, in un certo modo, doppia. Per esempio in uno stato psichico ordinario, io guardo semplicemente la strada, ma se io 'mi ricordo di me stesso', non guardo semplicemente la strada, sento che io la guardo, come se dicessi a me stesso: Io guardo. Ed in luogo di un'impressione della strada, ho due impressioni: una della strada e l'altra di me stesso che guardo la strada. Questa seconda impressione, prodotta dal fatto del mio 'ricordarmi di me',  lo 'shock addizionale'. Inoltre avviene che la sensazione addizionale connessa al 'ricordarsi di s' porta seco un elemento emozionale, in altri termini, in quell'istante, il lavoro della macchina richiama una certa quantit di 'carbonio' 12. Gli sforzi per ricordarsi di s, l'osservazione di s nel momento in cui si riceve un'impressione, l'osservazione dell'impressione, la 'registrazione', per cos dire, della ricezione delle impressioni e la loro valutazione simultanea, tutto questo preso assieme raddoppia lintensit delle impressioni e fa passare do 48 a re 24. Allo stesso tempo, gli sforzi corrispondenti alla transizione di una nota ad unaltra ed al passaggio di do 48 a re 24, permettono a do 48 della terza ottava di entrare in contatto con mi 48 della seconda ottava, e di dare a questa nota la quantit di energia necessaria al passaggio dal mi al fa. In questo modo, lo shock dato a do 48 si estende anche a mi 48 e permette alla seconda ottava di 
svilupparsi.
Mi 48 passa a fa 24; fa 24 passa a sol 12; sol 12 passa a la 6. La 6  la sostanza della qualit pi elevata che possa essere prodotta dall'organismo a partire dall'aria, cio dal secondo tipo di nutrimento.
Tuttavia questo pu essere ottenuto solo mediante uno sforzo cosciente, compiuto nel momento in cui un'impressione  ricevuta.
Cerchiamo di capire cosa vuoi dire questo. Noi tutti respiriamo la stessa aria. Oltre agli elementi conosciuti dalla nostra scienza, l'aria contiene un grande numero di sostanze, sconosciute e indefinibili per la scienza e inaccessibili alla sua osservazione. Ȓ possibile una analisi esatta dell'aria inalata cos come dell'aria espirata. Bench l'aria inalata da differenti persone sia rigorosamente la stessa, questa analisi dimostra che l'aria espirata  completamente differente. Supponiamo che l'aria che noi respiriamo sia composta da una ventina di elementi diversi, sconosciuti dalla nostra scienza. Ognuno di noi assorbe un certo numero di questi elementi ad ogni inspirazione. Supponiamo che tra questi elementi cinque siano sempre assorbiti. Di conseguenza, l'aria espirata da ciascuno  composta da quindici elementi; cinque sono andati a nutrire l'organismo. Tuttavia vi sono uomini che non espirano quindici, ma soltanto dieci elementi, ci vuoi dire che essi assorbono cinque elementi in pi. Questi cinque elementi sono degli idrogeni superiori.
Questi idrogeni superiori sono presenti in ogni piccola particella d'aria che noi inaliamo. Inspirando, introduciamo questi idrogeni superiori in noi, ma se il nostro organismo non sa come estrarli dalle particelle d'aria, n come trattenerli, essi ritorneranno all'aria con l'espirazione.
Se l'organismo  capace di estrarli e di trattenerli, essi resteranno in esso. Cos noi respiriamo tutti la medesima aria, ma non tutti ne estraiamo le medesime sostanze. Alcuni ne estraggono di pi, altri meno.
Per estrarne di pi,  necessario che il nostro organismo disponga di una certa quantit di sostanze fini corrispondenti. Queste sostanze fini contenute nell'organismo agiscono allora come una calamit sulle sostanze fini contenute nell'aria inalata. Ritroviamo cos l'antica legge alchimistica: Per fare dell'oro, occorre prima avere dell'oro. Senza oro, nessuna possibilit di fare dell'oro.
Tutta l'alchimia non  nient'altro che una descrizione allegorica del laboratorio umano e del suo lavoro di trasformazione dei metalli vili (sostanze grezze) in metalli preziosi (sostanze fini).
Abbiamo seguito lo sviluppo di due ottave. La terza ottava, cio l'ottava delle impressioni, comincia con uno sforzo cosciente. Do 48 passa a re 24, re 24 passa a mi 12. Giunto a questo punto, lo sviluppo dell'ottava si arresta.
Se esaminiamo ora il risultato dello sviluppo di queste tre ottave, vedremo che la prima ottava ha raggiunto si 12, la seconda la 6 e la terza mi 12. Cos, la prima e la terza ottava s'arrestano con note che non possono passare alle note successive.
Per lo sviluppo ulteriore delle due ottave occorre un secondo shock cosciente in un certo punto della macchina:  necessario un nuovo sforzo cosciente. La natura di questo sforzo richiede uno studio speciale. Se consideriamo landamento generale della macchina, questo sforzo pu essere messo in rapporto con la vita emozionale, e cio con uno speciale tipo di influenza sulle nostre emozioni. Ma che cosa sia realmente questo genere di influenza e come possa essere prodotta, pu essere spiegato solo in relazione a una descrizione generale del lavoro del laboratorio ossia della macchina umana.
La pratica della non espressione delle emozioni sgradevoli, della non identificazione, della non considerazione interiore,  la preparazione al secondo sforzo.
Se consideriamo ora il lavoro della fabbrica umana come un tutto, saremo capaci di vedere, quando la produzione delle sostanze fini si arresta, in quale modo possiamo farla riprendere. Vediamo che, in condizioni ordinarie, lavorando con il solo aiuto dello sshock meccanico, la fabbrica produce una piccolissima quantit di sostanze fini: solo si 12. 
Lavorando con uno shock meccanico e uno shock cosciente, la fabbrica produce ora una quantit di sostanze fini ben pi grande. Lavorando con due shock coscienti, la fabbrica produrr una tale quantit di sostanze fini, che col tempo verr completamente cambiato il carattere della fabbrica stessa.
La fabbrica a tre piani rappresenta l'universo in miniatura; essa  costruita secondo le stesse leggi e sulle stesse basi dell'universo intero.
Per comprendere l'analogia fra l'uomo, l'organismo umano e l'universo, rappresentiamoci il mondo, come l'abbiamo fatto prima, sotto forma di tre ottave che vanno dall'Assoluto al Sole, dal Sole alla Terra, e dalla Terra alla Luna. Ognuna di queste tre ottave manca di un semitono fra fa e mi, e in ciascuna di esse il posto di questo semitono mancante  preso da un certo tipo di shock artificialmente creato in quel punto. Se cerchiamo di precisare l'analogia tra la fabbrica a tre piani e le tre ottave dell'universo, dobbiamo comprendere che i tre 'shock addizionali' nelle tre ottave corrispondono ai tre tipi di nutrimento che entrano nell'organismo umano. Lo shock nell'ottava inferiore corrisponde al nutrimento fisico; questo shock  il do 768 del laboratorio cosmico a tre piani. Lo shock nell'ottava mediana corrisponde all'aria:  il do 192 del laboratorio cosmico. Lo shock nell'ottava superiore corrisponde alle impressioni:  il do 48 del laboratorio cosmico.
Nel lavoro interiore di questo laboratorio cosmico a tre piani, i tre tipi di nutrimento subiscono la stessa trasformazione che nel laboratorio umano, sullo stesso piano e in rapporto alle stesse leggi. Uno studio pi profondo dell'analogia tra uomo e universo,  possibile solo dopo uno studio preciso della macchina umana e dopo aver esattamente riconosciuto i rispettivi 'posti' di ciascun idrogeno nel nostro organismo.
Dunque dobbiamo scoprire la ragione d'essere precisa di ciascun idrogeno, darne la definizione chimica, psicologica, fisiologica e anatomica, in altri termini, definire la sua funzione, il suo posto nell'organismo umano, e, possibilmente, le sensazioni particolari che sono ad esso legate.
Lo studio del lavoro dell'organismo umano in quanto laboratorio chimico, ci mostra tre stadi dell'evoluzione della macchina umana.
Il primo stadio concerne il lavoro dell'organismo umano cos come  stato creato dalla natura, cio per la vita e le funzioni degli uomini n. 1, 2, 3. La prima ottava, l'ottava del nutrimento, si sviluppa in modo normale fino a mi 192. Giunta a questo punto, essa riceve automaticamente uno shock all'inizio della seconda ottava, e il suo sviluppo prosegue fino a si 12. La seconda ottava, l'ottava dell'aria, comincia con do 192, si sviluppa sino a mi 48, e qui s'arresta. La terza ottava, l'ottava delle impressioni, comincia con do 48, e ivi si ferma. Cos sette note della prima ottava, tre note della seconda e una nota della terza, rappresentano un quadro completo del lavoro del laboratorio umano al suo primo stadio, anche detto il suo stadio naturale.
La natura ha previsto solo uno 'schok', quello che  ricevuto all'inizio della seconda ottava e che permette a! mi della prima ottava di passare a fa. Ma la 
natura non ha previsto niente per il secondo 'schok', vale a dire per lo 'schok' che aiuterebbe lo sviluppo della terza ottava permettendo al mi della seconda ottava di passare a fa. L'uomo deve creare questo 'schok' con i suoi propri sforzi, se desidera accrescere la produzione degli idrogeni fini nel suo organismo.
Il secondo stadio concerne il lavoro dell'organismo umano, quando l'uomo crea uno 'schok' volontario cosciente  nel punto do 48. Questo 'schok' volontario  dapprima trasmesso alla seconda ottava che si sviluppa fino al sol 12, o anche pi avanti, fino a la 6, e pi avanti ancora, se il lavoro dell'organismo  sufficientemente intenso. Lo stesso 'schok' permette anche lo sviluppo della terza ottava, l'ottava delle impressioni, che raggiunge in questo caso mi 12. Cos nel secondo stadio del lavoro dell'organismo umano, vediamo il pieno sviluppo della seconda ottava, e tre note della terza ottava. La prima ottava si  fermata alla nota si 12, la terza alla nota mi 12. Nessuna di queste ottave pu svilupparsi ulteriormente senza un nuovo 'schok'. La natura di questo secondo 
shock non pu essere definita cos facilmente come quella del primo 'schok' volontario di do 48. Per comprenderla,  indispensabile comprendere il significato di si 12 e mi 12. 
Lo sforzo che crea questo 'schok' deve consistere in un lavoro sulle emozioni, in una trasformazione e trasmutazione delle emozioni; questa trasmutazione delle emozioni aiuter allora la trasmutazione di si 12 nell'organismo umano. Nessuna crescita reale, vale a dire nessuna crescita dei corpi superiori nell'organismo  possibile senza questa trasmutazione.
Questa idea era conosciuta da numerosi insegnamenti antichi, e anche da qualche insegnamento pi recente, per esempio l'alchimia del Medio Evo. Ma gli alchimisti parlavano di questa trasmutazione sotto la forma allegorica di una trasformazione di metalli vili in metalli preziosi. In realt, essi volevano parlare della trasformazione degli idrogeni grezzi in idrogeni fini nell'organismo umano, e soprattutto della trasformazione di mi 12. Di un uomo arrivato a operare questa trasmutazione si pu dire che egli ha raggiunto lo scopo dei suoi sforzi; ma fintanto che non l'ha realizzata, tutti i risultati ottenuti possono ancora essere perduti, poich essi non sono in alcun modo fissati in lui; inoltre essi sono acquisiti solo nelle sfere del pensiero e della emozione. Dei risultati reali, obiettivi, non possono essere ottenuti prima di aver cominciato la trasmutazione di mi 12.
Gli alchimisti che parlano di questa trasmutazione cominciano da essa direttamente. Essi non sapevano niente, oppure non dicevano niente della natura del primo 'schok' volontario.  da questo ultimo che tutto dipende. Il secondo 'schok' volontario e la trasmutazione divengono fisicamente possibili solo dopo una lunga pratica del primo 'schok' volontario che consiste nel 'ricordarsi di s' e nell' 'osservazione delle impressioni' ricevute. Sulla via del monaco e sulla via del fachiro, il lavoro sul secondo 'schok' precede il lavoro sul primo 'schok' ma, siccome solo quest'ultimo pu arrivare alla creazione di mi 12, gli sforzi in assenza di tutti gli altri elementi devono per necessit concentrarsi su si 12, ci che da molto sovente dei risultati del tutto falsi. Sulla quarta via, uno sviluppo corretto deve cominciare con il primo 'schok' volontario e passare in seguito al secondo 'schok', che deve intervenire nel mi 12.
Il terzo stadio nel lavoro dell'organismo umano comincia quando l'uomo crea coscientemente in s stesso un secondo 'schok' volontario nel punto mi 12, allorch la trasformazione o trasmutazione di quegli idrogeni in idrogeni superiori si inizia in lui. Il secondo stadio e il principio del terzo si riferiscono alla vita e alle funzioni dell'uomo n. 4.
Un periodo di trasmutazione e di cristallizzazione abbastanza lungo  richiesto per il passaggio dell'uomo n. 4 al livello dell'uomo n. 5.
Quando la tavola degli idrogeni  stata compresa abbastanza bene essa fa apparire subito numerose caratteristiche nuove nel lavoro della macchina umana, stabilendo chiaramente, innanzi tutto, le ragioni delle differenze che esistono tra i centri e le loro rispettive funzioni.
I centri della macchina umana lavorano con idrogeni diversi Ȓ questa la loro principale differenza. Il centro che lavora con l'idrogeno pi rozzo, pi denso, pi pesante, lavora pi lentamente. Il centro che lavora con l'idrogeno pi leggero, pi mobile,  anche il pi rapido.
Il centro pensante o intellettuale  il pi lento dei centri che abbiamo esaminato fino ad ora. Lavora con l'idrogeno 48 (secondo la terza scala della 'tavola degli idrogeni').
Il centro motore lavora con l'idrogeno 24. L'idrogeno 24  molto pi rapido e mobile che l'idrogeno 48. Il centro intellettuale non  mai capace di seguire il lavoro del centro motore. Noi non possiamo seguire i nostri propri movimenti, n quelli di altre persone, a meno che essi non siano artificialmente rallentati. Ancor meno siamo in grado di seguire il lavoro interno del nostro organismo: le funzioni istintive, il pensiero istintivo, che costituisce in qualche modo un aspetto del centro motore.
Il centro emozionale pu lavorare con l'idrogeno 12. Tuttavia, in realt, lavora molto raramente con questo idrogeno fine. E, nella maggioranza dei casi, il suo lavoro differisce poco in velocit ed intensit, da quello del centro motore o del centro istintivo.
Per comprendere il lavoro della macchina umana e delle sue possibilit, occorre sapere che oltre a questi tre centri e a quelli che sono in rapporto con essi, abbiamo altri due centri, pienamente sviluppati e che funzionano perfettamente; ma non sono collegati con la nostra vita ordinaria, n con i tre centri per mezzo dei quali siamo consapevoli di noi stessi. 
L'esistenza in noi di questi centri superiori  un grande enigma, come lo sono quei tesori nascosti che gli uomini che credono al misterioso e al miracoloso hanno cercato fin dai tempi pi remoti.
Tutti gli insegnamenti mistici e occulti riconoscono nell'uomo l'esistenza di forze e di capacit superiori  bench, in molti casi ammettano queste forze e capacit soltanto in forma di possibilit  e parlano della necessit di sviluppare le forze nascoste nell'uomo. Il presente insegnamento differisce da altri in quanto afferma l'esistenza nell'uomo di centri superiori gi pienamente sviluppati.
Sono i centri inferiori che non sono sviluppati. Ed  precisamente questa mancanza di sviluppo dei centri inferiori, o il loro funzionamento imperfetto, che ci impedisce l'uso del lavoro dei centri superiori.
Come ho gi detto, vi sono due centri superiori: il centro emozionale superiore, che lavora con l'idrogeno 12, e il centro intellettuale superiore che lavora con l'idrogeno 6.
Se noi consideriamo il lavoro della macchina umana dal punto di vista degli idrogeni con i quali lavorano i centri, vediamo perch i centri superiori non possono entrare in contatto con i centri inferiori. Il centro intellettuale lavora con l'idrogeno 48; il centro motore con l'idrogeno 24.
Se il centro emozionale lavorasse con l'idrogeno 12, il suo lavoro si collegherebbe a quello del centro emozionale superiore. Nei casi in cui il lavoro del centro emozionale raggiunge l'intensit di vita e la rapidit data dall'idrogeno 12, si produce un contatto momentaneo con il centro emozionale superiore e l'uomo prova nuove emozioni, nuove impressioni mai conosciute prima per la descrizione delle quali non ha n parole n espressioni. Ma nelle condizioni ordinarie, la differenza tra la velocit delle nostre emozioni abituali e la velocit del centro emozionale superiore  cos grande che non vi  possibilit 
di contatto e che non arriviamo a sentire in noi le voci che parlano, e che ci chiamano, del centro emozionale superiore. 
Il centro intellettuale superiore, lavorando con l'idrogeno 6,  ancora pi lontano da noi, ancor meno accessibile. Vi  possibilit di contatto con esso solo attraverso il centro emozionale superiore. Esempi di tali contatti ci sono dati soltanto dalle descrizioni di esperienze mistiche, di stati estatici, ed altri. Questi stati possono essere prodotti da emozioni religiose, a meno che essi non appaiano, per brevi istanti, sotto l'azione di narcotici particolari, o in certi stati patologici quali gli attacchi di epilessia e le lesioni del cervello per traumi accidentali  e in questo caso,  difficile dire quale  la causa e quale  l'effetto, cio se lo stato patologico risulta da questo contatto, o viceversa.
Se potessimo unire, deliberatamente e volutamente, i centri della nostra coscienza ordinaria al centro intellettuale superiore, questo non sarebbe per noi, nel nostro stato presente, di nessuna utilit. Nella maggior parte dei casi, al momento di un contatto accidentale con il centro intellettuale superiore, l'uomo perde conoscenza. L'intelligenza  sommersa da un torrente di pensieri, emozioni, immagini e visioni che all'improvviso vi fanno irruzione. E invece di un pensiero chiaro, o di un'emozione vivida, ne risulta al contrario un bianco completo, uno stato di incoscienza. La memoria ricorda soltanto il primo momento, quando il flusso irrompe nella mente, e l'ultimo, quando il flusso si ritira e la consapevolezza ritorna. Ma questi stessi momenti sono cos ricchi di colore e sfumature, che non vi  in essi nulla di paragonabile alle sensazioni ordinarie della vita. Ci  quanto generalmente rimane delle esperienze dette mistiche o estatiche, che risultano da un contatto momentaneo con un centro superiore.
Ȓ molto raro che una mente, anche la meglio preparata, riesca ad afferrare e mantenere il ricordo di qualcosa che ha sentito e compreso nel momento di estasi. Tuttavia, anche in tali casi, i centri intellettuale, emozionale e motore si ricordano a loro modo, e trasmettono tutto a modo loro, vale a dire essi traducono, nel linguaggio delle sensazioni quotidiane, sensazioni assolutamente nuove, mai provate prima; essi riducono alle forme del mondo tridimensionale cose che superano interamente il nostro livello ordinario; e in questo modo, essi snaturano ogni minima traccia di ci che, nella loro memoria, poteva sussistere di questa esperienza straordinaria. I nostri centri ordinari, allorch trasmettono le impressioni dei centri superiori, sono paragonabili a ciechi che parlano di colori, a sordi che parlano di musica.
Per ottenere, tra i centri inferiori e i centri superiori, un collegamento corretto e permanente, bisogna regolare ed attivare il lavoro dei centri inferiori.
Inoltre, come  gi stato detto, i centri inferiori lavorano male, perch, molto spesso, invece di svolgere rispettivamente le proprie funzioni, l'uno o l'altro di essi prende il lavoro degli altri centri. Tutto ci riduce considerevolmente la velocit del funzionamento della macchina e rende difficilissima l'accelerazione del lavoro dei centri. Cos, per poter regolare ed accelerare il lavoro dei centri inferiori, il primo obiettivo deve essere quello di liberare ciascun centro da ogni lavoro che non sia il suo o che non gli sia naturale, e di riportarlo al suo proprio lavoro, che pu compiere meglio di ogni altro centro.
Una gran quantit di energia  cos spesa per un lavoro del tutto inutile e nocivo sotto ogni aspetto: attivit delle emozioni spiacevoli, espressione di sensazioni sgradevoli, preoccupazioni, inquietudine, fretta e tutta la serie di atti automatici interamente privi del carattere di necessit. Innumerevoli esempi di tale attivit non necessaria potranno essere trovati facilmente. Innanzitutto, vi  il flusso incessante dei pensieri che non pu essere n arrestato, n controllato, e che prende una quantit enorme della nostra energia. Poi vi  la tensione continua del tutto superflua dei muscoli del nostro organismo. I nostri muscoli sono contratti, anche quando non facciamo niente. Per il minimo lavoro, una parte considerevole della nostra muscolatura entra subito in azione, come se si trattasse di compiere il pi grande degli sforzi. Per raccogliere da terra un ago, un uomo consuma tanta energia come per 
sollevare un uomo del suo stesso peso. Per scrivere una lettera di due parole, sprechiamo una forza muscolare sufficiente a scrivere uno spesso 
volume. Ma il peggio  che consumiamo la nostra energia muscolare continuamente, anche quando non facciamo niente.
Quando camminiamo, i muscoli delle nostre spalle e delle nostre braccia sono tesi senza la minima necessit; quando siamo seduti, i muscoli delle nostre gambe, del collo, del dorso e del ventre, sono contratti inutilmente; anche dormendo, contraiamo i muscoli delle braccia, delle gambe, del viso e di tutto il corpo  e non comprendiamo che in questo continuo stato di tensione per un lavoro che non abbiamo da fare, consumiamo molta pi energia che per compiere un lavoro utile e reale, durante la nostra vita.
Inoltre,  da rilevare l'abitudine di parlare incessantemente di tutto a tutti e, se non vi  nessuno, di parlare a s stessi; l'abitudine di nutrirsi di chimere, di sognare continuamente, il cambiare d'umore, il continuo passaggio da un sentimento all'altro, le infinite cose, completamente inutili, che l'uomo si crede obbligato di sentire, di pensare, di fare o di dire.
Per regolare ed equilibrare il lavoro dei tre centri le cui funzioni costituiscono la nostra vita,  indispensabile imparare ad economizzare l'energia prodotta dal nostro organismo, non sprecarla in un funzionamento inutile, ma risparmiarla per un'attivit che unir gradualmente i centri inferiori ai centri superiori.
Tutto ci che  stato gi detto sul lavoro su di s, sulla formazione dell'unit interiore e sul passaggio dell'uomo n. 1 2 e 3 al livello dell'uomo n. 4 e 5, e superiore, persegue un solo ed unico fine. Ci che  detto 'corpo astrale', secondo una terminologia speciale,  chiamato, secondo un'altra terminologia, il 'centro emozionale superiore', bench la differenza qui non stia nella terminologia soltanto. Si tratta, per meglio dire, di differenti aspetti del successivo stadio evolutivo dell'uomo. Si pu dire che il 'corpo astrale'  necessario al funzionamento completo e adeguato del 'centro emozionale superiore' all'unisono con i centri inferiori, oppure che il centro emozionale superiore  necessario al lavoro del 'corpo astrale'.
Il 'corpo mentale' corrisponde al 'centro intellettuale superiore'.
Sarebbe sbagliato dire che essi sono una sola e medesima cosa. Ma l'uno esige l'altro, l'uno non pu esistere senza l'altro, l'uno  l'espressione di certi aspetti e funzioni dell'altro.
Il 'quarto corpo' esige il lavoro completo e armonico di tutti i centri; e implica un controllo completo su questo lavoro, del quale  anche l'espressione.
Ci che occorre comprendere bene (e che la 'tavola degli idrogeni ci aiuta a capire),  l'idea della completa materialit di tutti i processi interiori, psichici, intellettuali, emozionali, volontari ed altri, comprese le ispirazioni poetiche pi esaltate, le estasi religiose e le rivelazioni mistiche.
La materialit dei processi significa la loro dipendenza dalla qualit della materia o dalla sostanza impiegata. Un certo processo esige l'impiego, o si potrebbe dire, la combustione dell'idrogeno 48; un altro processo non pu essere ottenuto dalla combustione dell'idrogeno 48; esso richiede una sostanza pi fine o pi combustibile, l'idrogeno 24. Per un terzo processo l'idrogeno 24  troppo debole; occorre l'idrogeno 12.
Vediamo cos che il nostro organismo possiede le diverse qualit di combustibile necessario ai differenti centri. I centri possono essere paragonati a delle macchine che utilizzano dei combustibili di diverse qualit. Una macchina pu lavorare a nafta; un'altra richiede benzina, pi raffinata; una terza pu funzionare a petrolio. Le sostanze fini del nostro organismo possono essere definite come sostanze di differenti 'gradi di infiammabilit' e l'organismo stesso pu essere paragonato ad un laboratorio dove i vari combustibili, necessari per i differenti centri, sono preparati a partire dalle differenti specie di materie prime. Ma, purtroppo qualche cosa nel laboratorio funziona male. Le forze che controllano la ripartizione dei combustibili tra i differenti centri fanno sovente degli errori; i centri ricevono un combustibile o troppo debole o troppo facilmente infiammabile. Inoltre una gran quantit di tutti i combustibili prodotti  consumata in maniera del tutto improduttiva: vi sono delle fughe ed essi sono semplicemente perduti. Oltre a tutto questo, nel 
laboratorio sovente hanno luogo delle esplosioni che distruggono d'un colpo tutto il combustibile che era stato preparato per il giorno seguente, o anche per un periodo di tempo molto pi lungo, ed esse possono causare dei danni irreparabili all'intera fabbrica.
Occorre notare che l'organismo produce abitualmente nel corso di una sola giornata tutte le sostanze necessarie al giorno seguente. E accade molto sovente che tutte queste sostanze siano usate o consumate da qualche emozione completamente inutile e, in genere, spiacevole. I cattivi umori, le preoccupazioni, l'angoscia nell'attesa di qualcosa di sgradevole, il dubbio, la paura, un sentimento d'offesa, l'irritazione, ciascuna di queste emozioni quando raggiunge un certo grado di intensit, pu in una mezz'ora, o anche in mezzo minuto, bruciare tutte le sostanze che erano state preparate per il giorno seguente; mentre una semplice esplosione di collera, o qualche altra emozione violenta, pu di colpo far esplodere tutte le sostanze preparate nel laboratorio, e 
lasciare un uomo vuoto interiormente per lungo tempo o anche per sempre.
Tutti i processi psichici sono materiali. Non vi  un solo processo che non esiga il consumo di una certa sostanza corrispondente. Se questa sostanza  presente, il processo si sviluppa. Ma quando la sostanza  esaurita, il processo si arresta. 
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CAPITOLO DECIMO.
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In una riunione a cui erano presenti molte persone che non avevano mai partecipato ai nostri gruppi, qualcuno domand: Di dove comincia la via?. Chi faceva questa domanda non aveva udito ci che G. aveva detto sulle quattro vie ed usava la parola 'via nel senso corrente religioso o mistico.
La prima difficolt per comprendere l'idea della via, disse G., consiste nel fatto che la gente comunemente pensa che la via (egli accentu questa parola), cominci allo stesso livello in cui si svolge la vita. Questo non  affatto vero. La via comincia ad un altro livello, molto pi alto.
Questo  appunto ci che la gente non capisce. Si pensa che linizio della via, sia pi facilmente accessibile di quanto non sia in realt.
Cercher di spiegarcelo. L'uomo vive nella vita sottomesso alla legge dell'accidente e sotto due tipi di influenze che dipendono ancora dall'accidente.
Le influenze della prima specie sono create nella vita stessa o dalla vita stessa. Sono le influenze della razza, della famiglia, dell'educazione, della societ, della professione, delle maniere, dei costumi, dell'agiatezza, della povert, delle idee correnti e cos via. Le influenze della seconda specie sono create invece al di fuori di questa vita, sono le influenze che ci giungono dal centro interiore o esoterico dell'umanit; in altre parole, esse sono state create sotto altre leggi, bench su questa terra. Queste influenze differiscono dalle prime, soprattutto in quanto esse sono coscienti alla loro origine. Ci significa che esse sono state create coscientemente da uomini coscienti, per scopi determinati. Le influenze di questa specie prendono abitualmente corpo sotto forma di dottrine o di insegnamenti religiosi, di sistemi filosofici, di opere d'arte e cos via.
Queste influenze sono lanciate nella vita per uno scopo definito, ed esse si mescolano alle influenze della prima specie. Ma occorre ricordare che queste influenze sono coscienti soltanto alla loro origine. Allorch esse arrivano nel vortice generale della vita, cadono sotto la legge comune dell'accidente e cominciano ad agire meccanicamente; in altri termini, esse possono agire o non agire su un dato uomo; esse possono raggiungerlo o non raggiungerlo. Subendo nella vita, a causa della trasmissione e della interpretazione, ogni sorta di cambiamenti e di alterazioni, le influenze della seconda specie si riducono a influenze della prima specie, vale a dire si confondono in un certo senso con esse.
Se ci pensiamo, vedremo che non  difficile distinguere le influenze create nella vita dalle influenze la cui sorgente si trova al di fuori della vita.
Numerarle, fare un catalogo delle une e delle altre non  possibile.
Occorre comprendere; e tutto dipender dalla nostra comprensione.
Ci domandiamo dove comincia la via. L'inizio della via dipende precisamente da questa comprensione o dalla capacit di distinguere le due specie d'influenze. La loro ripartizione, naturalmente,  ineguale. Un certo uomo  meglio accordato alle influenze la cui sorgente  al di fuori della vita, ed egli ne riceve maggiormente; un altro ne riceve meno, un terzo ne  pressoch isolato. Questo  inevitabile. Si tratta gi del destino. Parlando in generale e considerando l'uomo normale che vive in condizioni normali, essendo queste condizioni pi o meno le stesse per tutti, si pu dire che le difficolt sono uguali per tutti.
La difficolt consiste nel separare i due tipi di influenze. Se un uomo, quando le riceve, non le separa, non vede e non sente la loro differenza, anche l'azione che esse esercitano su di lui non sar separata, cio, esse agiranno nello stesso modo, sullo stesso livello, e produrranno gli stessi risultati.
Ma se l'uomo, nel momento in cui riceve queste influenze, comincia ad operare una discriminazione e a tenere a parte quelle che non sono create dalla vita stessa, allora, gli diviene gradatamente pi facile separarle e, dopo un certo tempo, non pu pi confonderle con le influenze ordinarie della vita.
I risultati delle influenze la cui sorgente si trova al di fuori della vita, si raccolgono dentro di lui, egli li ricorda tutti assieme, li sente tutti assieme. Questi risultati cominciano a formare in lui un certo insieme; egli non si rende conto chiaramente di che cosi si tratta, non scorge n il perch n il come, o se cerca di dare una spiegazione a s stesso, la sua spiegazione  sbagliata. Tuttavia l'essenziale non  qui, ma nel fatto che, accumulandosi, i risultati di queste influenze formano in lui progressivamente, un centro magnetico, che attira tutte le influenze apparentate e, in tal modo, cresce. Se il centro magnetico dell'uomo riceve un nutrimento sufficiente e se gli altri lati della sua personalit, che risultano dalle influenze create dalla vita, non offrono una forte resistenza, il centro magnetico comincia allora ad influire sul suo orientamento, obbligandolo ad un capovolgimento e anche a muoversi in una certa direzione. Quando il suo centro magnetico ha acquistato una forza e uno sviluppo sufficienti, un uomo comprende gi l'idea della via e comincia a cercare.
La ricerca della via pu durare parecchi anni e non condurre a niente. Ci dipende dalle condizioni, dalle circostanze, dal potere del centro magnetico, dal potere e dalla direzione delle tendenze interiori che non sono affatto interessate a questa ricerca, e che possono distogliere l'uomo dal suo scopo nel 
preciso momento in cui appare la possibilit di trovare la via.
Se il centro magnetico lavora come si deve e se un uomo cerca realmente, oppure anche se, al di fuori di ogni ricerca attiva, egli sente in modo giusto, pu incontrare un altro uomo che conosca la via e sia legato, direttamente o attraverso un'altra persona, ad un centro la cui esistenza sfugge alla legge dell'accidente e dal quale provengono le idee che hanno formato il centro magnetico.
Qui ancora, vi sono molteplici possibilit; ma ne parleremo pi tardi. Per il momento, immaginiamo che quest'uomo abbia incontrato qualcuno che conosce realmente la via e sia disposto ad aiutarlo. L'influenza di quest'uomo lo raggiunge attraverso il proprio centro magnetico.
Da quel momento, in quella parte, l'uomo  liberato dalla legge dell'accidente. Bisogna capire questo: l'influenza dell'uomo che conosce la via su colui che non la conosce,  una qualit speciale d'influenza, differente dalle altre due, innanzi tutto per il fatto che essa  un'influenza diretta e in secondo luogo, un'influenza cosciente. Le influenze della seconda qualit, che creano il centro magnetico, sono coscienti alla loro origine, ma in seguito vengono gettate nel turbine generale della vita, ove sono mescolate alle influenze create dalla vita stessa, e cadono a loro volta sotto la legge dell'accidente.
Le influenze della terza specie le sfuggono interamente, esse stesse sono fuori dalla legge dell'accidente, e cos la loro azione ne  libera. Le influenze della seconda specie possono pervenirci attraverso i libri, i sistemi filosofici, i rituali. Le influenze della terza specie non possono agire che direttamente da una persona all'altra per mezzo della trasmissione orale.
Il momento in cui un uomo che cerca la via, incontra un uomo che la conosce  chiamato la prima soglia o il primo gradino. A partire da questa prima soglia, comincia la scala. Tra la 'vita' e la Via', vi  la scala'. Ed  soltanto per mezzo della 'scala' che l'uomo pu incamminarsi sulla Via'. Inoltre, l'uomo sale questa scala con l'aiuto della sua guida; egli non pu salirla da solo. La via comincia soltanto alla sommit della scala, cio dopo lultimo gradino o lultima soglia, ad un livello molto al di sopra della vita ordinaria.
Di conseguenza  impossibile rispondere alla domanda: dove comincia la via? La via comincia con qualche cosa che non  affatto nella vita, come sarebbe dunque possibile precisare la sua origine?  detto talvolta che nell'ascensione della scala l'uomo non  sicuro di niente, che pu dubitare di tutto, delle proprie forze, della giustezza di ci che fa, della sua guida, del sapere e dei poteri di quest'ultima. Ci che egli raggiunge  molto instabile; anche se  arrivato molto in alto sulla scala, pu cadere e gli occorrer ricominciare tutto. Ma quando l'ultima soglia  stata oltrepassata ed egli si  incamminato sulla via, tutto cambia.
Per prima cosa tutti i dubbi che poteva avere sulla sua guida spariscono e allo stesso tempo la sua guida diviene per lui molto meno necessaria di prima. Sotto molti aspetti, adesso egli pu anche essere indipendente, perch sa dove va. Inoltre, non pu pi perdere facilmente i risultati del suo lavoro e non pu pi ricadere al livello della vita ordinaria. Anche se si scosta dalla via, gli sar impossibile ritornare al punto di partenza.
Questo  all'incirca tutto quanto pu essere detto della 'scala' e della Via' in generale, ma vi sono differenti vie; ne abbiamo gi parlato. Sulla quarta via per esempio, vi sono delle condizioni speciali che non vi sono sulle altre. Cos nell'ascensione della scala sulla quarta via, una delle condizioni  che un uomo non pu salire al gradino successivo se prima non ha messo qualcuno sul proprio gradino. Costui a sua volta, deve mettere un terzo al suo posto, se vuole elevarsi anche lui di un gradino. Dunque, pi un uomo sale, pi si trova a dipendere da coloro che lo seguono. Se essi si arrestano anche lui si arresta.
Anche nella vita si incontrano situazioni simili. Pu darsi ad esempio, che un uomo raggiunga dei poteri speciali e che debba in seguito sacrificarli per elevare altre persone al suo livello. Se le persone con le quali egli lavora raggiungono il suo livello, egli si vedr restituito tutto ci che ha sacrificato. Ma se non lo raggiungeranno, egli pu perdere tutto.
Riguardo alla situazione del maestro in rapporto al centro esoterico vi sono pure diverse possibilit; infatti egli pu sapere di pi o di meno su questo centro, pu sapere esattamente dove  il centro esoterico e come poterne ricevere un aiuto; oppure pu ignorarlo e conoscere soltanto l'uomo da cui trae egli stesso il suo sapere. Nella maggior parte di casi, all'inizio, il discepolo non conosce che il gradino che gli  immediatamente superiore. E soltanto in proporzione al suo stesso sviluppo egli potr cominciare a vedere pi lontano e a riconoscere da dove viene ci che egli sa.
I risultati del lavoro di un uomo che abbia assunto la parte di maestro, non dipendono dal fatto che egli sappia o non sappia esattamente l'origine di ci che insegna, ma dipenderanno soprattutto da questo: se le sue idee vengono realmente oppure non vengono dal centro esoterico, e se lui stesso comprende le idee esoteriche, ossia  capace di distinguere le idee della conoscenza obbiettiva dalle idee soggettive, scientifiche e filosofiche.
Finora ho parlato del vero centro magnetico, della vera guida e della vera via. Ma pu darsi che il centro magnetico sia stato formato male, che sia diviso in s stesso, ossia possa includere delle contraddizioni. Inoltre, influenze della prima specie create dalla vita vi sono potute entrare sotto l'apparenza di influenze della seconda specie, oppure tracce di influenze della seconda specie hanno potuto essere snaturate al punto da essere diventate esattamente il contrario di ci che erano. Un centro magnetico mal formato non pu dare un vero orientamento. Un uomo che ha un centro magnetico siffatto pu essere anche lui alla ricerca della via e pu incontrare un altro uomo che si proclamer maestro, che pretender di conoscere la via e di essere in relazione con un centro al di fuori delle leggi dell'accidente. Ma  possibile che questo uomo non conosca realmente la via e non sia in relazione con tale centro. Anche qui le possibilit sono molte:
1. Pu ingannarsi in buona fede ed immaginare di conoscere qualcosa, mentre in realt non conosce niente. 
2. Pu dare fiducia ad un altro uomo, il quale a sua volta pu ingannarsi. 
3. Pu ingannare intenzionalmente. 
Di conseguenza, se chi cerca la via crede a un tale uomo, costui pu condurlo in una direzione completamente differente da quella che gli era stata promessa; pu essere condotto molto lontano dalla buona via e portato a risultati completamente opposti a quelli che avrebbe potuto raggiungere.
Per fortuna, questo capita molto raramente; le cattive strade sono molte, ma nella maggioranza dei casi non conducono da nessuna parte.
L'uomo gira semplicemente in cerchio, allo stesso posto, pur pensando di seguire la via.
Come si potrebbe riconoscere una via falsa?, chiese qualcuno.
Come la si pu riconoscere?, disse G.  impossibile riconoscere una via falsa se non si conosce quella vera. Questo significa che  inutile tormentarsi su come riconoscere una via falsa. Si deve pensare a come si pu trovare la vera; ed  di questo che parliamo sempre. Non lo si pu riassumere in due parole. Ma, partendo da quel che vi ho detto, se vi ricorderete di tutto, potete trarne molte conclusioni utili.
Per esempio potete vedere come il 'maestro' corrisponda sempre al livello dell'allievo. Se il livello dell'allievo  elevato, anche quello del maestro pu esserlo. Ma un allievo il cui livello non  particolarmente elevato non pu contare su un maestro di un livello molto alto. Infatti, un allievo non pu mai vedere il livello del suo maestro. Questa  una legge. Nessuno pu vedere pi in alto del proprio livello.
Ma la maggior parte della gente ignora questa legge e, generalmente, pi il suo livello  basso pi reclama un maestro di un livello superiore.
Comprendere bene questo,  gi comprendere molto. Ma il caso  molto raro. In generale un discepolo che non vale un soldo non vuole altro maestro che Ges Cristo. Un maestro meno grande  indegno di lui. E non gli verr mai in mente che, anche se gli accadesse d'incontrare un maestro come colui che ci  descritto dai Vangeli, non sarebbe in grado di seguirlo; perch per essere discepolo di Ges Cristo dovrebbe avere il livello di un apostolo. Questa  una legge precisa.
Pi il maestro  grande, pi  difficile seguirlo. E se la differenza fra il livello del maestro e dell'allievo oltrepassa un certo limite, allora l'allievo trova sulla via delle difficolt insormontabili. Una delle regole fondamentali della quarta via, si trova direttamente in rapporto con questa legge. Sulla quarta via, non vi  un solo maestro. Chiunque  pi anziano  il maestro. E quanto il maestro  indispensabile all'allievo, tanto l'allievo  indispensabile al maestro. L'allievo non pu progredire senza il maestro e il maestro non pu progredire senza allievo, o allievi. Questa non  una considerazione generale, ma una regola indispensabile e concreta, sulla quale si basa la legge di ogni ascesa umana. Come  stato detto prima, nessuno pu salire ad un gradino superiore della scala senza prima aver messo qualcuno al proprio posto. Ci che un uomo ha ricevuto lo deve immediatamente ridare; soltanto allora potr ricevere di pi. Altrimenti gli sar tolto anche quello che gli era stato dato.
In una delle seguenti riunioni G. mi chiese di ripetere quanto egli aveva detto sulla via e sul centro magnetico. Riassunsi la sua idea nel diagramma riprodotto di seguito:
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V = Vita. 
U= Uomo preso isolatamente. 
A = Influenze create nella vita dalla vita stessa (primo tipo d'influenze). 
B = Influenze create al di fuori della vita, ma gettate nel turbine generale della vita (secondo tipo di influenze). 
U1 = Un uomo legato per via di successione al centro esoterico, o che pretende di esservi legato. 
E = Centro esoterico situato fuori dalle leggi generali della vita. 
M = Centro magnetico nell'uomo. 
C = Influenza dell'uomo U1 sull'uomo U; nel caso di un legame reale con il centro esoterico, sia questo legame diretto o indiretto, si tratta di un'influenza del terzo tipo. Questa influenza  cosciente, e sotto la sua azione, in un punto M, che designa il punto magnetico, un uomo diventa libero dalla legge dell'accidente. 
H2 = Un uomo che inganna s stesso o che inganna gli altri, non avente alcun legame, n diretto n indiretto, con il centro esoterico.
..
In una delle riunioni che seguirono, dopo una lunga conversazione sull'essere e il sapere G. disse: A rigore, voi non avete ancora il diritto di parlare di sapere, perch non sapete dove incomincia il sapere.
Il sapere comincia con linsegnamento dei cosmi.
Conoscete l'espressione 'macrocosmo' e 'microcosmo'. Significano 'grande cosmo' e 'piccolo cosmo', 'grande mondo' e 'piccolo mondo'. L'Universo  considerato come 'un grande cosmo' e l'uomo come un 'piccolo cosmo', analogo al grande. Resta cos stabilita, in qualche modo, l'idea dell'unit e della similitudine dell'uomo e del mondo.
La dottrina dei due cosmi si trova nella Cabala e in altri sistemi pi antichi. Questa dottrina  tuttavia incompleta, ed  impossibile ricavarne qualche cosa e fondare alcunch su di essa, perch questo insegnamento non  che un frammento, un resto di un insegnamento esoterico pi antico, molto pi completo, sui cosmi o mondi racchiusi gli uni negli altri, e tutti creati ad immagine e somiglianza del pi grande tra essi, il quale contiene in s tutti gli altri. 'Ci che  in alto  come ci che  in basso'  un'espressione che si riferisce ai cosmi.
Ma  essenziale sapere che la dottrina completa dei cosmi non parla di due, ma di sette cosmi contenuti gli uni negli altri.
Solo una visione globale dei sette cosmi, nella loro reciproca relazione, pu darci un quadro completo dell'universo.
L'idea dei due cosmi analoghi, unica traccia, salvatasi per caso, di un grande e completo insegnamento,  tanto parziale che non pu dare alcuna idea dell'analogia tra l'uomo e il mondo.
La dottrina dei cosmi considera sette cosmi.
Il primo  il Protocosmo  il 'primo cosmo'.
Il secondo  lAgiocosmo  il santo cosmo o Megalocosmo, il 'grande cosmo'.
Il terzo  il Macrocosmo  il 'vasto cosmo'.
Il quarto  il Deuterocosmo  il 'secondo cosmo'.
Il quinto  il Mesocosmo  il 'cosmo intermedio'.
Il sesto  il Tritocosmo  il 'terzo cosmo'.
Il settimo  il Microcosmo  il 'piccolo cosmo'.
Il Protocosmo  l'Assoluto nel raggio di creazione o mondo 1. LAgiocosmo  il mondo 3 ('Tutti i mondi' nel raggio di creazione). Il Macrocosmo  il nostro mondo stellare o Via Lattea (mondo 6 nel raggio di creazione). Il Deuterocosmo  il Sole, il sistema solare (mondo 12). Il Mesocosmo  Tutti i pianeti' (mondo 24), o la Terra in quanto essa rappresenta il mondo planetario. Il Tritocosmo  l'uomo. Il Microcosmo  l'atomo'. 
Come ho gi spiegato, disse G., viene chiamato 'atomo' la pi piccola quantit di una qualsiasi sostanza che mantenga tutte le sue propriet, fisiche, chimiche, psichiche e cosmiche. Da questo punto di vista, vi pu essere, per esempio, un 'atomo di acqua'. 
Vedete che, nell'ordine generale dei sette cosmi, il Microcosmo e il Macrocosmo sono cos lontani l'uno dall'altro che  impossibile vedere o stabilire tra essi qualsiasi analogia diretta.
Ogni cosmo  un essere animato che vive, respira, pensa, sente, nasce e muore.
Tutti i cosmi risultano dall'azione delle stesse forze e delle stesse leggi. Le leggi sono ovunque le stesse. Esse non si manifestano per esattamente allo stesso modo nei differenti piani dell'universo, ossia sui differenti livelli. I cosmi non sono dunque del tutto analoghi gli uni agli altri. La loro analogia sarebbe stata completa se la legge d'ottava non esistesse; ma in ragione dell'esistenza di questa legge, non vi  completa analogia tra di essi, come non vi  completa analogia fra le differenti note dell'ottava. Solo tre cosmi, presi insieme, sono assolutamente analoghi a un altro qualsiasi gruppo di tre cosmi.
Le condizioni dell'azione delle leggi su ogni piano, ossia in ogni cosmo, sono determinate dai due cosmi adiacenti, quello che  al di sopra e quello che  al di sotto. Tre cosmi immediatamente contigui danno un'immagine completa della manifestazione delle Leggi dell'universo.
Un cosmo solo non pu darne un'immagine completa. Cos per conoscere un cosmo,  indispensabile conoscere i due cosmi adiacenti, quello che  al di sopra e quello che  al di sotto, vale a dire quello che  pi grande e quello che  pi piccolo. Presi insieme, questi due cosmi, determinano il terzo che si trova fra essi. Il Mesocosmo e il Microcosmo, presi insieme, determinano il Tritocosmo. Il Deuterocosmo ed il Tritocosmo determinano il Mesocosmo e cos via.
La relazione di un cosmo con l'altro  differente dalla relazione di un mondo con l'altro nel 'raggio di creazione'. Nel 'raggio di creazione', i mondi sono considerati secondo la relazione reale nella quale essi esistono, dal nostro punto di vista, nell'universo: la Luna, la Terra, i Pianeti, il Sole, la Via Lattea, Tutti i Mondi e l'Assoluto. Di conseguenza il sistema di relazione dei mondi presi a due a due nel 'raggio di creazione' non  quantitativamente fisso. In un caso, ossia ad un livello, questo sistema  pi grande, per esempio la relazione di 'Tutti i soli' con il nostro sole; in un altro caso, su un altro livello,  meno grande (per esempio la relazione della terra con la luna). Invece fra i cosmi, la relazione  permanente e sempre uguale. Il rapporto tra un cosmo e l'altro,  sempre quello da zero all'infinito. Ci significa che il rapporto tra Microcosmo e Tritocosmo  lo stesso che c' tra zero e l'infinito; il rapporto tra Tritocosmo e Mesocosmo  da zero all'infinito; il rapporto tra Mesocosmo e Deuterocosmo  da zero all'infinito e cos via.
Per comprendere il senso di questa divisione fra i cosmi e la relazione dei cosmi tra loro,  indispensabile comprendere ci che significa relazione da zero all'infinito. Se comprendiamo ci che questo vuoi dire, il principio della divisione dell'universo in cosmi, la necessit di una tale divisione e l'impossibilit di farci un'immagine pi o meno chiara del mondo senza questa divisione, diventeranno immediatamente evidenti per noi.
L'idea dei cosmi ci aiuta a comprendere il nostro posto nel mondo e risolve numerosi problemi, per esempio quelli relativi allo spazio, al tempo, ecc.
Oltretutto questa idea ci permette di stabilire con esattezza il principio di relativit. Questo principio  particolarmente importante perch senza di esso  assolutamente impossibile avere una esatta concezione del mondo.
L'idea dei cosmi ci permette di collocare lo studio della relativit su una base solida. A prima vista, il sistema dei cosmi pu sembrare paradossale.
Cionondimeno, questo paradosso apparente  un'espressione della relativit.
L'idea della possibilit di un allargamento della coscienza dell'uomo e di un accrescimento delle sue capacit di conoscenza  in relazione diretta con la dottrina dei cosmi. Nel suo stato ordinario, un uomo  cosciente di s stesso in un solo cosmo ed egli guarda tutti gli altri cosmi dal punto di vista di un solo cosmo. L'allargamento della sua coscienza e l'intensificazione delle sue funzioni psichiche lo conducono sino alla sfera dell'attivit e della vita di due altri cosmi simultaneamente, l'uno pi grande e l'altro pi piccolo, l'uno di sopra e l'altro al di sotto. L'allargamento della coscienza non procede in una sola direzione, quella dei cosmi superiori; ascendendo, nello stesso tempo discende.
Quest'ultima idea forse vi spiegher certe espressioni che potete avere trovato nella letteratura occulta; per esempio, il detto secondo cui 'la via che sale  allo stesso tempo la via che discende'. Generalmente questa espressione  interpretata in modo errato.
In realt, vuoi dire che se, per esempio, un uomo comincia a sentire la vita dei pianeti, cio se la sua coscienza passa al livello del mondo planetario, comincia simultaneamente a sentire la vita degli atomi, cio la sua coscienza passa al livello corrispondente. In questo modo, l'allargamento della coscienza si opera contemporaneamente nelle due direzioni, verso il pi grande e verso il pi piccolo. L'uno e l'altro, il pi grande e il pi piccolo, per essere conosciuti esigono egualmente dall'uomo un cambiamento interiore. Se si cercano dei paralleli o delle analogie fra i cosmi, possiamo considerare ognuno di essi secondo tre relazioni:
1. in relazione a s stesso; 
2. in relazione ad un cosmo superiore o pi vasto; 
3. in relazione ad un cosmo inferiore o pi piccolo. 
La manifestazione delle leggi di un cosmo in un altro cosmo, costituisce ci che chiamiamo un miracolo. Non ci pu essere nessun'altra specie di miracolo.
Un miracolo non  una violazione delle leggi, n un fenomeno al di fuori delle leggi.  un fenomeno che ha luogo in un cosmo secondo le leggi di un altro cosmo. Queste leggi ci sono sconosciute e incomprensibili e sono perci miracolose.
Per comprendere le leggi della relativit,  molto utile esaminare la vita e i fenomeni di un cosmo come se si osservassero da un altro cosmo, ossia dal punto di vista delle leggi di un altro cosmo. Tutti i fenomeni della vita di un dato cosmo, quando li si esamini da un altro cosmo, assumono un aspetto ed un significato completamente differente. Molti nuovi fenomeni appaiono e molti scompaiono. Questo, in generale, cambia totalmente l'immagine che abbiamo del mondo e delle cose.
Quindi, come abbiamo detto, solo l'idea dei cosmi pu fornire una solida base per stabilire le leggi della relativit. La vera scienza e la vera filosofia dovrebbero essere fondate sulla comprensione delle leggi della relativit. Di conseguenza  possibile dire che la scienza e la filosofia, nel vero senso di questi termini, cominciano con lidea dei cosmi.
Dopo un lungo silenzio, G. si volt verso di me ed aggiunse: Cercate di rivedere tutto ci che ho esposto dal punto di vista delle vostre dimensioni.
Tutto ci che avete detto  legato senza dubbio al problema delle dimensioni, ma prima di giungere a questo, vorrei chiarire un punto che per me non  chiaro, ed  ci che avete detto sul Microcosmo. Noi siamo abituati ad associare l'idea del Microcosmo a quella dell'uomo. Ci significa che l'uomo rappresenta un mondo in se stesso.
Un mondo analogo al grande mondo, il Macrocosmo. Ma voi date all'uomo il nome di Tritocosmo, vale a dire il terzo mondo. Perch terzo? Il primo  il Protocosmo; il secondo  il sole o Deuterocosmo. Perch l'uomo  il terzo cosmo?.
 difficile per ora spiegarlo, rispose G., lo capirete pi tardi.
Ma volete dire realmente che il concetto di Microcosmo non pu essere messo in relazione con l'uomo?, domand uno dei presenti.
Questo crea una strana differenza di terminologia.
S, disse G. L'uomo  il Tritocosmo. Il Microcosmo  l'atomo o piuttosto  fece una pausa cercando la parola  il microbo. Ma non fermatevi sulla questione. Tutto ci sar spiegato in seguito.
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NOTA:  Cito questo punto perch G. vi apport pi tardi delle modifiche. FINE NOTA.
..
Poi, rivolgendosi di nuovo verso di me: Cercate come riuscire a spiegare tutto questo dal vostro punto di vista, prendendo ogni cosa esattamente come l'ho detta .
Dobbiamo innanzi tutto esaminare ci che significa il rapporto tra zero e l'infinito, dissi io. Se lo comprendiamo, comprendiamo la relazione tra un cosmo e l'altro. Nel mondo accessibile al nostro studio, abbiamo un esempio perfettamente chiaro della relazione tra zero e l'infinito. In geometria,  la relazione tra un'unit di un certo numero di dimensioni e un'altra unit d'un pi grande numero di dimensioni.
La relazione tra un punto e una linea, tra una linea e una superficie, tra una superficie e un solido, tra un solido, cio un corpo tridimensionale e un corpo quadrimensionale e cos via.
Se adottiamo questo punto di vista, dovremo ammettere che la relazione tra un cosmo e l'altro  la relazione di due corpi di dimensioni differenti. Se un cosmo  tridimensionale, il cosmo immediatamente al di sopra di lui deve essere a quattro dimensioni; il seguente a cinque dimensioni, e cos via. Se consideriamo l'atomo' (o il 'microbo', secondo la vostra espressione) cio il Microcosmo, come un punto, allora, relativamente a questo punto, l'uomo sar una linea, vale a dire una figura a una dimensione. Il cosmo seguente, la terra, sar, relativamente all'uomo, una superficie, ossia avr due dimensioni, 
come  di fatto per la nostra percezione diretta. Il sole, il sistema solare, sar tridimensionale per la terra. Il mondo stellare avr quattro dimensioni per il sole. 'Tutti i mondi' saranno a cinque dimensioni e l'Assoluto o Protocosmo, a sei dimensioni.
Ci che personalmente pi mi interessa in questo sistema dei cosmi,  che vedo in essi interamente il 'periodo di dimensioni' del mio libro: Un nuovo modello dell'Universo. Non si tratta solamente di una coincidenza di particolari,  assolutamente identico. Non so come ci sia accaduto, non avevo mai inteso parlare di sette cosmi in reciproca relazione secondo il rapporto di zero all'infinito. Nondimeno questo coincide esattamente con il mio 'periodo di dimensioni'.
Il 'periodo di dimensioni' comprende sette dimensioni: la dimensione zero, la prima, la seconda, la terza e cos di seguito sino alla sesta dimensione. La dimensione zero, o il punto,  un limite. Ci significa che noi vediamo qualcosa come un punto, ma che non sappiamo ci che si nasconde dietro quel punto. Pu essere in realt un punto, vale a dire un corpo senza dimensioni, e pu anche essere un universo intero, ma un universo cos lontano da noi, o cos piccolo, da apparirci come un punto. Il movimento di questo punto nello spazio ci apparir come una linea. Il punto stesso vedr lo spazio lungo il quale esso si muove come una linea. Il movimento della linea di una direzione perpendicolare a s stessa sar un piano e la linea stessa vedr lo spazio sul quale essa si muove sotto forma di un piano.
Fino ad ora ho esaminato la linea dal punto di vista del punto, e il piano dal punto di vista della linea, ma il punto, la linea e il piano possono essere considerati dal punto di vista di un corpo tridimensionale. In questo caso, la superficie sar il limite del corpo o la sua faccia o la sua sezione. La linea sar il limite o la sezione del piano. Il punto sar il limite o la sezione della linea.
Un corpo tridimensionale differisce dal punto, dalla linea e dalla superficie, per il fatto che esso ha una esistenza fisica reale per la nostra percezione.
La superficie non  infatti che la proiezione di un corpo, la linea la proiezione di un piano, il punto la proiezione di una linea.
Un 'corpo' ha una esistenza fisica indipendente, ossia possiede differenti propriet fisiche.
Quando diciamo che una cosa 'esiste', vogliamo dire che essa esiste nel tempo. Ma non vi  tempo nello spazio tridimensionale. Il tempo si trova al di fuori dello spazio tridimensionale. Il tempo, come noi lo sentiamo,  la quarta dimensione. L'esistenza  per noi l'esistenza nel tempo. L'esistenza nel tempo  movimento, o estensione lungo la quarta dimensione; se noi pensiamo alla vita come ad un corpo a quattro dimensioni, allora un corpo tridimensionale sar la sua sezione, la sua proiezione o il suo limite.
Ma l'esistenza nel tempo non abbraccia tutti gli aspetti dell'esistenza. Al di fuori dell'esistenza nel tempo, tutto ci che esiste, esiste anche nell'eternit.
L'eternit  l'esistenza infinita di ogni momento del tempo. Se concepiamo il tempo come una linea, allora questa linea sar attraversata in ogni punto dalle linee dell'eternit. Ogni punto della linea del tempo sar una linea nell'eternit. La linea del tempo sar un piano dell'eternit. L'eternit ha una dimensione in pi del tempo. Di conseguenza, se il tempo  la quarta dimensione, l'eternit  la quinta dimensione. Se lo spazio del tempo  a quattro dimensioni, lo spazio dell'eternit  a cinque dimensioni.
Ma per capire l'idea della quinta e della sesta dimensione, una certa concezione del tempo deve essere stabilita.
Ogni momento del tempo contiene un certo numero di possibilit, talvolta un piccolo numero, talvolta un gran numero, ma mai un numero infinito.  indispensabile capire che vi sono delle possibilit e che vi sono delle impossibilit. Io posso prendere da questa tavola e gettare per terra un pezzo di carta, una matita o un portacenere, ma non posso prendere da questa tavola e gettare per terra un'arancia che non  su questa tavola. Questo definisce chiaramente la differenza tra possibilit ed impossibilit. Vi  tutta una serie di combinazioni possibili riguardo alle cose che possono essere gettate per terra da questa tavola. Io posso gettare per terra la matita, o il pezzo di carta, o il portacenere, o ancora la matita e la carta, la matita e il portacenere, la carta e il portacenere, o tutte e tre insieme, o nulla. Ma non vi sono che queste possibilit. Se consideriamo come un momento del tempo il momento in cui esistono queste possibilit, allora il momento successivo sar il momento dell'attuazione di una di queste possibilit.
La matita  gettata per terra. Questa  la realizzazione di una delle possibilit. Poi viene un momento nuovo. Questo momento ha esso pure un numero definito di possibilit. E il momento seguente sar il momento di realizzazione di una di queste possibilit. La successione di questi momenti di realizzazione di una possibilit costituisce la linea del tempo. Ma ogni momento del tempo ha una esistenza infinita nell'eternit. Le possibilit che sono state realizzate continuano a essere realizzate senza fine nell'eternit, come le possibilit non realizzate continuano a rimanere non realizzate e non realizzabili.
Ma tutte le possibilit che sono state create o che sono state originate nel mondo, devono essere realizzate. La realizzazione di tutte le possibilit create o manifestate costituisce Tessere del mondo. Allo stesso tempo, non vi  alcun posto per la realizzazione di tutte queste possibilit entro i limiti dell'eternit. Nell'eternit, tutto ci che  stato realizzato continua ad essere realizzato e tutto ci che non  stato realizzato continua a rimanere non realizzato. L'eternit nondimeno non  che un piano attraversato dalla linea del tempo. In ogni punto di questa linea rimane un certo numero di possibilit non realizzate. Se immaginiamo la linea di realizzazione di queste possibilit, esse si effettueranno lungo raggi originati da un solo punto, secondo angoli 
differenti in rapporto alla linea del tempo ed al piano dell'eternit.
Queste linee si svilupperanno al di fuori dell'eternit, al di fuori dello spazio a cinque dimensioni, in una 'pi alta eternit' o in uno spazio a sei dimensioni, nella sesta dimensione.
La sesta dimensione  la linea di realizzazione di tutte le possibilit. La quinta dimensione  la linea dell'esistenza eterna della ripetizione 
delle possibilit realizzate. La quarta dimensione  la sequenza dei momenti di realizzazione di una possibilit.
Come ho detto, sette dimensioni, dalla dimensione zero alla sesta dimensione costituiscono il 'periodo delle dimensioni' completo. Al di l di questo periodo, non vi  nulla, oppure lo stesso periodo pu ripetersi su un'altra scala.
Come ho gi detto, il sistema dei cosmi, che ci  stato esposto, mi sorprende soprattutto perch esso corrisponde pienamente al 'periodo delle dimensioni' che  la base del mio libro Nuovo modello dell'universo. La sola differenza  che questo sistema dei cosmi va ancora oltre e spiega molte cose che io non avevo potuto chiarire.
Dunque, se noi prendiamo il Microcosmo, vale a dire  l'atomo, o il 'microbo', come voi l'avete definito, il Tritocosmo sar per lui uno spazio a quattro dimensioni, il Mesocosmo uno spazio a cinque dimensioni e il Deuterocosmo uno spazio a sei dimensioni.
Questo significa che tutte le possibilit dell' 'atomo', o del 'microbo' sono realizzate nei limiti del sistema solare.
Se noi consideriamo l'uomo come il Tritocosmo, allora per lui il Mesocosmo sar uno spazio a quattro dimensioni, il Deuterocosmo uno spazio a cinque dimensioni, ed il Macrocosmo uno spazio a sei dimensioni. Questo vuoi dire che tutte le possibilit del Tritocosmo sono realizzate nel Macrocosmo.
Parallelamente, per la stessa ragione, tutte le possibilit del Mesocosmo sono realizzate nell'Agiocosmo e tutte le possibilt del Deuterocosmo o del Sole sono realizzate nel Protocosmo o l'Assoluto.
Siccome tutti i cosmi hanno un'esistenza fisica reale, ognuno di essi  per conseguenza tridimensionale per se stesso o in se stesso. In relazione ad un cosmo inferiore  a quattro dimensioni; in relazione ad un cosmo superiore,  un punto. In altri termini, un cosmo  in se stesso tridimensionale, ma per esso la quarta dimensione si trova sia nel cosmo superiore che nel cosmo inferiore. Quest'ultimo punto pu essere il pi paradossale, tuttavia  esattamente cos. Per un corpo tridimensionale, com' un cosmo, la quarta dimensione si trova sia nel regno delle grandezze di ordine microscopico che nel regno delle grandezze di ordine macroscopico; nel regno di ci che  realmente infinito, nel regno di ci che  realmente zero.
Inoltre dobbiamo comprendere che la tridimensionalit di un solo corpo a sei dimensioni pu essere di differenti ordini. Solo un corpo a sei dimensioni pu essere completamente reale; un corpo a cinque dimensioni non  che un aspetto incompleto di un corpo a sei dimensioni; un corpo a quattro dimensioni non  che un aspetto incompleto di un corpo a cinque dimensioni, un corpo a tre dimensioni non  che un aspetto incompleto di un corpo a quattro dimensioni. Un piano naturalmente non  che un aspetto incompleto di un corpo a tre dimensioni, vale a dire la vista di una sola delle sue facce. Allo stesso modo una linea non  che un aspetto incompleto di un piano e un punto non  che un aspetto incompleto di una linea.
Noi ignoriamo come un corpo a sei dimensioni pu vedere se stesso tridimensionale, tuttavia, guardandolo dal di fuori si pu anche vederlo come un corpo tridimensionale, ma di un genere di tridimensionalit completamente differente. Per esempio noi ci rappresentiamo la terra come tridimensionale. Questa tridimensionalit non  che immaginaria. In quanto corpo tridimensionale la terra  per se stessa qualcosa del tutto differente da ci che  per noi. Noi ne abbiamo una visione imperfetta, la vediamo come una sezione di una sezione di una sezione del suo essere completo. Il 'globo terrestre'  un corpo immaginario.
Esso  la sezione d'una sezione d'una sezione della terra a sei dimensioni. Ora, questa terra a sei dimensioni pu anche essere tridimensionale per se stessa, ma noi non possiamo farci alcuna idea della forma sotto la quale la terra vede se stessa.
Le possibilit della terra sono realizzate nell'Agiocosmo; ci significa che nell'Agiocosmo la terra  un corpo a sei dimensioni, e possiamo vedere sino ad un certo punto in qual modo la forma della terra deve cambiare.
Nel Deuterocosmo, vale a dire in rapporto al sole, la terra non  pi un punto (intendendo il punto come un corpo tridimensionale in scala ridotta), ma una linea che tracceremo come il percorso della terra intorno al sole. Se prendiamo il sole nel Macrocosmo, cio, se ci rappresentiamo la linea del movimento del sole, allora la linea del movimento della terra diventer una spirale abbracciante la linea del movimento del sole. Se concepiamo un movimento laterale di questa spirale, allora questo movimento descriver una figura, che noi non possiamo immaginare, perch ignoriamo la natura di tale movimento, ma che sar per l'immagine a sei dimensioni della terra, e che la terra stessa potr vedere come una figura a tre dimensioni.
 indispensabile stabilire e comprendere bene questo punto, poich altrimenti, l'idea della tridimensionalit dei cosmi si collegher alla nostra idea dei corpi tridimensionali. La tridimensionalit di un solo e stesso corpo pu avere aspetti differenti.
Quest'ultimo punto mi sembra legato a ci che voi chiamate 'principio di relativit'. Questo principio di relativit non ha niente in comune col principio di relativit della meccanica n col principio di relativit di Einstein.  esattamente ci che ho descritto nel Nuovo modello dell'Universo:  il principio di relativit dell'esistenza.
Qui terminava la mia relazione sul sistema dei cosmi dal punto di vista della teoria pluridimensionale.
Vi sono parecchi elementi validi, disse G., in ci che avete detto, ma occorre ancora elaborarli. Se voi vi riusciste, non tardereste a comprendere molte cose che fino ad ora vi sono sfuggite. Notate, ad esempio, che il tempo  differente nei diversi cosmi. Esso pu essere calcolato con esattezza; in altri termini,  possibile stabilire con precisione il rapporto del tempo di un cosmo con il tempo di un altro cosmo.
Aggiunger soltanto questo:  Il tempo  respirazione  cercate di comprenderlo. Non aggiunse altro.
Ma, come venimmo a sapere pi tardi da uno dei suoi allievi di Mosca, parlando una volta dei cosmi e del tempo differente nei diversi cosmi, G. aveva detto che il sonno e la veglia degli esseri viventi e delle piante, cio le ventiquattro ore del giorno e della notte, costituiscono la 'respirazione della vita organica'.
Quanto G. aveva esposto sui cosmi e la conversazione che ne segu avevano molto acceso la mia curiosit. Eravamo cos passati direttamente dall' 'universo tridimensionale', con il quale avevamo cominciato, ai problemi che avevo investigato nel Nuovo modello dell'Universo: i problemi dello spazio e del tempo e delle dimensioni d'ordine superiore, ai quali dedicavo la mia attenzione da anni. 
Per molti mesi G. non aggiunse parola a quanto aveva detto sui cosmi.
Alcuni di noi tentarono di abbordare questi problemi da diversi lati, ma bench avessimo tutti sentito la forza latente dell'idea dei cosmi, per lungo tempo non ottenemmo alcun risultato. In particolare il Microcosmo ci lasciava perplessi.
Se fosse possibile prendere l'uomo come Microcosmo e il Tritocosmo come la specie umana, o meglio come la vita organica, sarebbe molto pi facile stabilire la relazione dell'uomo con gli altri cosmi, disse a questo proposito uno di noi, Z., che cercava con me di comprendere e sviluppare l'idea dei cosmi.
Ma quando cercammo, una o due volte, di parlarne a G., egli persistette nelle sue definizioni.
Ricordo che un giorno, mentre G. lasciava Pietroburgo, mi pare fosse proprio la sua partenza definitiva, nel 1917, uno di noi gli domand, sulla pensilina della stazione, qualcosa che si riferiva ai cosmi.
Cercate di comprendere ci che significa il Microcosmo, rispose G. Se vi riuscirete, allora tutto il resto, tutto ci che ora mi domandate, vi verr chiaro.
Ricordo che pi tardi, quando ritornammo sulla questione, essa ci parve facilissima da risolvere, dal momento in cui considerammo il Microcosmo come un uomo.
Certo, si trattava di una convenzione; ma era in completo accordo con tutto il sistema che studiava l'uomo e il mondo. Ogni essere vivente, un cane, un gatto, un albero, poteva essere considerato come un Microcosmo; la combinazione di tutti gli esseri viventi costituiva il Tritocosmo o la vita organica sulla terra. Queste definizioni mi parevano le sole logicamente possibili. E non potevo capire perch G. facesse delle obiezioni.
Comunque, qualche tempo dopo, esaminando ancora una volta il problema dei cosmi, decisi di considerare l'uomo come il Microcosmo e il Tritocosmo come la vita organica sulla terra.
In tal modo, una quantit di cose cominciarono ad apparirmi molto pi coerenti. E un giorno che stavo sfogliando un manoscritto datomi da G., Bagliori di verit, all'inizio di quella storia letta al gruppo di Mosca la prima volta che vi ero andato, scoprii le espressioni 'Macrocosmo' e 'Microcosmo'; il Microcosmo significava appunto l'uomo: Ora avete qualche idea delle leggi che reggono la vita del Microcosmo e siete tornati alla terra. Ricordatevi: Ci che  in alto  come ci che  in basso. Penso che ormai, senza spiegazioni supplementari non rifiuterete di ammettere che la vita dell'uomo individuale, il Microcosmo,  governata dalle stesse leggi Bagliori di verit.
Ci doveva rafforzare ulteriormente la nostra decisione di considerare il termine 'Microcosmo' in quanto applicabile all'uomo. Ma pi tardi comprendemmo chiaramente perch G. desiderasse farci applicare il concetto di 'Microcosmo' a grandezze microscopiche, se paragonate all'uomo, e quale fosse la direzione che avrebbero dovuto prendere i nostri pensieri.
Ricordo una conversazione a questo riguardo.
Se vogliamo rappresentare graficamente la relazione dei cosmi tra loro, avevo detto, dobbiamo considerare il 'Microcosmo', cio l'uomo, come un punto; in altri termini, lo dobbiamo considerare su scala molto ridotta e, in certo modo, ad una grandissima distanza da noi. Allora, la sua vita nel 'Tritocosmo', cio fra i suoi simili e nella natura, sar la linea che egli traccia sulla superficie del globo terrestre spostandosi da un luogo all'altro. Nel Mesocosmo, ossia in rapporto al movimento di ventiquattro ore della terra attorno al proprio asse, questa linea diventer una superficie, mentre in rapporto al sole, cio considerando il movimento della terra attorno al sole, essa diventer un corpo a tre dimensioni, o, in altre parole, diventer qualcosa di veramente esistente, qualcosa di realizzato. Ma poich il punto fondamentale, ossia l'uomo o 'Microcosmo',  anche un corpo a tre dimensioni, abbiamo di conseguenza 
due tridimensionalit.
In questo caso, tutte le possibilit dell'uomo sono realizzate nel sole. Ci corrisponde a quanto  gi stato detto, precisamente che l'uomo n. 7 diventa immortale nei limiti del sistema solare. Al di l del sole, ossia oltre il sistema solare, l'uomo non ha e non pu avere alcuna esistenza; in altre parole dal punto di vista del cosmo seguente, non ha esistenza propria. L'uomo non esiste affatto nel Macrocosmo.
Il Macrocosmo  il cosmo in cui le possibilit del Tritocosmo sono realizzate e l'uomo pu esistere nel Macrocosmo solo come un atomo del Tritocosmo. Le possibilit della terra sono realizzate nel Megalocosmo e le possibilit del sole nel Protocosmo.
Se il Microcosmo, o l'uomo,  un corpo tridimensionale, allora il Tritocosmo, 'la vita organica sulla terra',  un corpo a quattro dimensioni; la terra a cinque e il sole a sei dimensioni.
Il punto di vista scientifico abituale considera l'uomo come un corpo a tre dimensioni; considera l'insieme della vita organica sulla terra piuttosto come fenomeno che come corpo tridimensionale.
L'inesattezza di questo modo di vedere diventa evidente quando cerchiamo di concepire l'esistenza di un cosmo inferiore in un cosmo superiore, di un cosmo pi piccolo in uno pi grande, per esempio l'esistenza dell'uomo nella vita organica o in rapporto con la vita organica. In questo caso, la vita organica deve essere inevitabilmente considerata nel tempo. L'esistenza nel tempo  un'esistenza lungo la quarta dimensione.
Neppure la terra pu essere considerata come un corpo a tre dimensioni.
Sarebbe tridimensionale se fosse ferma. Il suo movimento intorno al proprio asse fa dell'uomo un essere a cinque dimensioni, mentre il suo movimento intorno al sole fa della terra stessa un essere a quattro dimensioni. La terra non  una sfera, ma una spirale che avvolge il sole; e il sole non  una sfera, ma una specie di fuso all'interno di questa spirale. La spirale e il fuso, presi insieme, possono avere un movimento laterale nel cosmo successivo, ma noi ignoriamo ci che risulta da questo movimento, poich non ne conosciamo la natura, n la direzione.
Inoltre, sette cosmi rappresentano un 'periodo di dimensioni', ma ci non significa che la catena dei cosmi termini con il Microcosmo.
Se l'uomo  un Microcosmo, cio un cosmo in s stesso, allora le cellule che compongono il suo corpo si troveranno in confronto a lui nella stessa relazione in cui egli si trova nei confronti della vita organica sulla terra. Una cellula microscopica situata al limite di visibilit di un microscopio  essa stessa composta da miliardi di molecole che appartengono al gradino seguente, al cosmo successivo. Andando ancora oltre, possiamo dire che il cosmo ulteriore sar l'elettrone. Abbiamo cos ottenuto un secondo Microcosmo  la cellula; un terzo Microcosmo  la molecola; e un quarto Microcosmo  l'elettrone. Queste divisioni e definizioni: 'cellule', 'molecole', ed 'elettroni', sono forse molto imperfette;  possibile che col tempo la scienza ne stabilisca altre, ma il principio rimarr sempre lo stesso e la relazione dei cosmi inferiori con il Microcosmo, sar sempre di quest'ordine.
 difficile ricomporre tutte le conversazioni che avemmo in quel periodo sui cosmi.
Ritornavo con particolare frequenza alle parole di G. sulla differenza di tempo nei differenti cosmi. Sentivo che qui vi era un enigma che potevo e dovevo risolvere.
Infine, avendo deciso di cercare di coordinare tutte le mie idee in proposito, considerai l'uomo come Microcosmo; il cosmo immediatamente successivo all'uomo, come la 'vita organica sulla terra' e lo chiamai 'Tritocosmo', bench non comprendessi tale termine, essendo incapace di spiegare perch la vita organica sulla terra fosse il 'terzo' cosmo. Ma il termine ha poca importanza. In tal modo, tutto si accordava con il sistema di G. Al di sotto dell'uomo, cio fra i cosmi minori, il pi prossimo era la 'cellula'. Non una cellula qualunque in condizioni qualsiasi, ma una cellula di una certa dimensione, quale ad esempio la cellula embrionale dell'organismo umano. Come cosmo successivo, si poteva prendere una cellula ultramicroscopica. L'idea di due cosmi nel 
mondo microscopico, cio l'idea di due individualit microscopiche che differivano l'una dall'altra tanto quanto l'uomo differisce dalla cellula embrionale,  perfettamente evidente in batteriologia.
Il cosmo successivo era la molecola, e il successivo ancora l'elettrone.
N la definizione della 'molecola', n quella dell' 'elettrone' mi soddisfacevano molto, ma, in mancanza di altre, potevano essere adottate.
Senza dubbio, una tale successione introduceva, o manteneva, un'incommensurabilit totale tra i cosmi, vale a dire che rispettava il rapporto zero-infinito. Inoltre, questo sistema rendeva possibili costruzioni molto interessanti.
L'idea dei cosmi doveva in seguito avere un ulteriore sviluppo, ma soltanto dopo un anno, cio nella primavera del 1917, allorquando riuscii per la prima volta a costituire una 'tavola del tempo nei differenti cosmi'. Parler pi avanti di questa tavola. Ora mi baster aggiungere che G. non spieg mai, come aveva promesso, i nomi dei cosmi e l'origine di questi nomi.
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FINE Parte 2.
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Indice di questa parte.
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CAPITOLO 6.
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Lo scopo dell'Insegnamento e gli scopi personali.
Destino, accidente, volont.
Come diventare un Cristiano?
Conosci te stesso.
I metodi di auto-osservazione.
Studiare  una cosa, cambiare un'altra.
L'immaginazione, causa del cattivo lavoro dei centri.
Le 'abitudini'.
La lotta contro l'espressione delle emozioni negative.
Relazione del centro istintivo e del centro motore. 
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CAPITOLO 7.
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Cos' la coscienza?
Ci sono differenti gradi, differenti livelli di coscienza.
Per arrivare a osservarsi veramente, occorre anzitutto 'ricordarsi di se stessi'.
Tentativi di Ouspensky. 'Divisione' dell'attenzione.
Noi non ci ricordiamo di noi stessi. 
Possibilit di un risveglio.
Necessit di uno studio parallelo dell'uomo e del mondo.
L'unit fondamentale di tutto ci che esiste.
La 'Legge del Sette' o Legge d'Ottava, seconda legge fondamentale.
Discontinuit delle vibrazioni, deviazione delle forze. L'idea d'ottava applicata alla musica.
'Intervalli' negli sviluppi delle vibrazioni.
Sviluppo corretto delle ottave.
La grande ottava cosmica: il raggio di creazione.
Dio Santo, Dio Forte, Dio Immortale.
Necessit di 'schoks addizionali'.
Ottave cosmiche discendenti (creatrici); ottave ascendenti (evolutive). Ottave fondamentali e ottave secondarie (o interiori).
La vita organica, organo di percezione della terra.
Un'ottava laterale nel raggio di creazione.
Il significato di r, nutrimento per la Luna. 
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CAPITOLO 8.
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Quattro stati possibili di coscienza: sonno, stato di veglia, ricordo di s, coscienza oggettiva.
'Lo stato di veglia' dell'uomo comune  il sonno.
Senza aiuto esterno l'uomo non pu mai vedersi.
Lo studio di s e l'osservazione di s in vista del risveglio.
Identificazione, considerazione interiore e considerazione esteriore.
La sincerit deve essere appresa.
Ammortizzatori: apparecchi destinati ad ammortizzare le contraddizioni interne.
Il concetto di 'coscienza morale' non ha nulla in comune con quello di moralit.
Nessuno fa nulla deliberatamente per servire il male.
Essenza e personalit, loro rispettivi ruoli.
Intervento dell' 'educazione'.
Liberarsi del proprio destino.
La questione del denaro.
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CAPITOLO 9.
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Il 'raggio di creazione' sotto forma di tre ottave di radiazioni.
Il posto dell'uomo e la sua funzione nell'universo creato.
Gli 'intervalli' delle ottave cosmiche e gli 'schoks' che li colmano.
Le dodici triadi che formano la struttura della materia.
La Tavola degli Idrogeni -Relazione tra le funzioni dell'uomo e i piani dell'universo.
L'uomo possiede l'energia sufficiente per intraprendere il lavoro su di s.
Imparare a separare il sottile dallo spesso.
Digestione dei tre tipi di nutrimento (gli alimenti, Varia e le impressioni) a partire dai quali si costituiscono i 'corpi superiori'.
Il ricordo di s, primo shock cosciente addizionale.
Il secondo shock cosciente  fornito dal lavoro sulle emozioni.
I centri superiori sono pienamente sviluppati, i centri inferiori non lo sono.
Tutti i processi interiori sono materiali. 
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CAPITOLO 10.
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Perch  impossibile dire dove comincia la via.
Il centro magnetico, un luogo libero dalla legge dell'accidente.
L'incontro col maestro, primo passo sulla 'scala' che conduce alla via.
'Macrocosmo' e 'microcosmo'. La dottrina integrale dei sette cosmi.
Il rapporto tra un cosmo e l'altro  quello tra zero e l'infinito.
Cos' un miracolo?
Il sistema dei cosmi dal punto di vista della teoria pluridimensionale di Ouspensky.
Un'osservazione complementare di G.: il tempo  respirazione.
L'uomo non ha esistenza che nei limiti del sistema solare.
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FINE.